C’era una volta Smau. Oggi c’è ancora?

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A Smau 2011, dove oltre 52mila visitatori si sono avvicendati tra i 600 espositori e i 400 workshop, c’era molto Rfid. Il percorso principale dell’evento, infatti, si è concentrato sul tema delle Smart City, attraverso un arcipelago di proposte legate all’innovazione e distribuite nel Padiglione 4. Accanto agli stand imperiali di Ibm e di Microsoft, le isole delle Regioni, confermatesi mainsponsor di progetti concreti sul territorio, studiati per risolvere i problemi dei cittadini attraverso una mobilità sostenibile e l’accesso a nuovi servizi pubblici. Apple era presente attraverso un grosso rivenditore, poi tanti esponenti del cloud e i soliti noti del mondo gestionale, da Oracle a Zucchetti, da Sas a Sap.

I protagonisti del settore, però, non erano dove ci si saremmo aspettati. La tre giorni dedicata alle tecnologie per il business, organizzata su due piani di Fieramilanocity, si è proposta attraverso un’anomala formula espositiva dove chi si occupa da sempre di portare intelligenza nelle cose e nei processi aveva i propri stand al piano terra, Padiglione 3, in una generica macroarea dedicata alle Tlc. Insieme a Cisco e Intel, figuravano i nomi della stampa digitale mescolata all’offering di tag, gate Rfid e tutto quanto fa enterprise mobility, terminali e palmari industriali inclusi.

Rfid Italia è andata a trovare alcuni degli operatori dell’identificazione a radiofrequenza italiana per capire un po’ le sensazioni legate a questa 48esima edizione.

C’era una volta Smau… Oggi c’è ancora?

No. Per chi c’era e oggi c’è ancora non c’è più – ha ironizzato Gianluca Bellavigna, presidente Maestrale Information Technologies -. Manca un cambio di secolo, di valuta, di tutti quegli elementi importanti che hanno trainato il settore Ict a cavallo dei due millenni. Pur essendo oggi un mercato difficile, bisogna esserci e andare avanti. Smau rimane un’occasione di contatto con chi è rimasto nel settore e l’interesse per l’Rfid c’è. Tutte le aziende si trovano in una fase delicata di riorganizzazione che passa anche attraverso le tecnologie di identificazione a radiofrequenza”.

Dopo tanti anni ci sarà un perché se siamo ancora qui – ha commentato Marco Turolla, marketing manager di Nordelettronica -. Il piano terra, ripartito tra Tlc e Retail effettivamente ha visto la nostra posizione di operatori dell’enterprise mobility un po’ decentrati ma, in ogni caso, Smau è ancora una forma importante di relazione. Qui possiamo incontrare molti dei partner che altrimenti sarebbe difficile incontrare. La relazione umana continua ad avere un grosso valore, al di là dei prodotti e delle soluzioni che ormai si raccontanto sul Web. Oltre allo schermo del computer, infatti, c’è di più e le vetrine di Smau offrono un’interazione on demand grazie a cui le aziende possono avere immediatamente risposte concrete alle domande, potendo soddisfare curiosità o esigenze specifiche con informazioni di dettaglio”.

Ricordo ancora lo Smau di quand’ero un ragazzo – ha ricordato Andrea Capello, product manager Ase -: riempiva la città ed era colossale. La gente accorreva da ogni parte d’Italia per partecipare alla manifestazione. Oggi è un fenomeno BtB. C’è meno gente, è vero, ma chi c’è fa domande pertinenti. Le persone che ci vengono a trovare sono davvero interessate e i contatti che registriamo sono seri”.

Smau rimane ancora una fiera di relazione – ha osservato Riccardo Favero, responsabile marketing di Pernix -. In tre giorni stiamo registrando buoni riscontri, soprattutto dalle medie aziende. Rispetto all’anno scorso, che era molto più trade, quest’anno abbiamo notato che ci sono più utenti finali, che ci hanno approcciato attraverso l’interesse per i terminali Psion che abbiamo messo in vetrina, WorkAbout 3, Ikon, Ep10, che sono stati un vettore di attenzione importante”.

Smau è cambiato tantissimo rispetto a 7/8 anni fa – ha aggiunto Saverio Di Domenico, presidente di Dynamic Id -. Da manifestazione BtC è diventata BtB con bellissime soluzioni e interessantissime occasioni di partnership. Certo la manifestazione si è notevolmente ridotta, diventando un fenomeno più verticale ma noi abbiamo registrato oltre a un forte interesse per l’Rfid anche due o tre contatti utili”.

No e si - ha risposto Jacopo Cassina, Ceo di Holonix -. No, e come milanese un po’ la rimpiango, se la ricordo quindici anni fa, quando era un grande evento consumer, di ampio respiro e che dava “smalto” al Ict Italiano. Si invece se la guardo come imprenditore, considerando che Holonix propone soluzioni aziendali, è senza dubbio un evento di grande rilievo per l’Ict B2B italiano; meno persone ma interessate. Quest’anno, per noi il primo da espositori, siamo rimasti positivamente impressionati dalla quantità e dalla quantità di contatti che abbiamo avuto; ha superato ogni più rosea aspettativa e ha confermato l’interesse che suscitano l’Rfid ed il nostro approccio integrato alla gestione dei dati di prodotto”.

Conosco Smau da quando ero piccolino – ha detto Marco Ferlini, amministratore delegato di Fcs Solutions -. È vero: un tempo era grandioso ma, dal punto di vista del business, inutile. Per noi è un’occasione per comunicare i nostri prodotti ma i feed back a tre giorni dall’apertura della manifestazione, sono piuttosto bassi. Molti utenti non sono ancora capaci di cogliere la portata dell’innovazione Rfid. C’è ancora molta confusione: siamo un tassello dell’intelligenza e nemmeno Smau ha capito la nostra valenza, relegandoci in modo eccentrico rispetto al tema delle Smart City”.

Oggi molti di voi si sono presentati in partneship. Al di là di Smau il consociativismo nell’Rfid è sogno o realtà?

A me lo ha consigliato addirittura il mio commercialista – ha risposto Bellavigna -, elencandomi tutta una serie di vantaggi a partire dalla costituzione di gruppi di acquisto per accedere a prezzi più convevienti alla possibilità di godere di una maggiore penetrazione sul territorio secondo un’ottica di sinergia e di cooperazione in scala. Consorziarsi contribuisce ad aumentare la brand reputation di chi opera nell’Rfid ma anche di fare massa critica verso i vari interlocutori, Garante della Privacy incluso”.

Per noi è assolutamente realtà – ha dichiarato Ferlini -. Lavorare in sinergia è fondamentale. Come softwarehouse il nostro know-how tecnico non abbraccia anche l’evoluzione incalzante dell’hardware e lavorare con un partner come Softwork ci aiuta a stare dietro al turn over delle tecnologie: palmari, device, tag… Le variazioni nell’Rfid sono all’ordine del giorno, soprattutto rispetto ai continui cambiamenti dei sistemi operativi con librerie che cambiano in continuazione. Avere un partner che ci tiene informati per noi è fondamentale”.

Assolutamente sì e a tutti i livelli – ha confermato Di Domenico -. Lavorare con una rete di partner apre parecchie opportunità perché veniamo coinvolti in applicazioni verticalizzate che creano un legame e una sinergia che ci permette di ampliare la nostra presenza sul territorio ma anche di rispondere meglio alle domande del mercato. La nostra scelta di lavorare con Softwork corrisponde a questa filosofia”.

È vero che diverse competenze portano a diversi risultati – ha precisato Capello -. Mi occupo da tanti anni di Rfid e le tecnologie associate costituiscono una specie di filiera in cui è importante lavorare in pool in modo da potersi concentrare sulle competenze specifiche rimanendo agganciati a una cultura e a un’esperienza condivisa”.

L’Rfid è una realtà dalle mille sfaccettature – ha spiegato Riccardo Favero, responsabile marketing di Pernix -. A Smau il tema delle cità intelligenti riporta il discorso al fatto che l’Rfid è una tecnologia trasversale e multindustriale. Esistono tante nicchie di intervento e tantissime esperienze diverse, che portano competenze e opportunità a ogni livello della supply chain, ma anche alla Pa che attraverso l’Rfid può ottimizzare i propri servizi ai cittadini come la gestione intelligente della spazzatura o dei parcheggi. La cultura legata al mobile ha contribuito alla diffusione di una nuova cultira legata all’interazione ingegnerizzata, al M2M e all’H2M e questo anche grazie al contributo di partner capaci di offrire al canale delle soluzioni adatte e adattabili come i terminali Psion, per l’appunto”.

 

In tre giorni abbiamo avuto una buona affluenza – ha riassunto Turolla -: 50% canale, 35% Pmi e 15% tra Pa e grandi utenti. Le piccole e medie imprese stanno ritornando a interessarsi all’identificazione a radiofrequenza cercando sistemi alternativi ad Android o a Microsoft. Un polo di attrazione per noi è stata la modularità dei terminali Psion, che ha suscitao un grande interesse perché viene percepita come un forte valore aggiunto. L’evoluzione mobile sta declinando molte soluzioni industriali verso il mondo prosumer: WorkAbout Pro, Ep10 e Ikon offrendo accesso alla posta elettronica e funzionalità di telefono, contribuiscono a offrire spunti per ulteriori sviluppi. L’importanza di scegliere i partner giusti consente di aumentare la potenza di fuoco del business”.

 

Dal mio punto di vista è un’esigenza – ha ribadito Cassina -. Per Holonix l’Rfid è un importante tassello in un sistema che mira alla gestione integrata dei prodotti in tutto il lifecycle e che non può esistere se non supportato da tecnologie innovative, hardware all’avanguardia e integrazione tra le applicazioni aziendali. Per questo siamo presenti a Smau con l’Rfid Solution Centre, con cui valutiamo e sviluppiamo le soluzioni Rfid, con Psion, che ci fornisce hardware di eccellenza, e con MyOpenFactory, azienda tedesca specializzata nelle integrazioni di filiera di sistemi aziendali”.

Quando la gente chiede dell’Rfid la privacy preoccupa ancora?

Preoccupava prima – ha commentato Bellavigna -. Oggi i problemi sono ben altri e molto più importanti. L’obiettivo è ottimizzare i processi. Anche nel fashion, ad esempio, la privacy è un falso problema: il tag, infatti, va sul cartellino. Chi quando compra un abito va in giro col cartellino? I clienti si stanno evolvendo e, rispetto al passato, oggi è chiaro per tutti che una soluzione non va implementata alla cieca ma presuppone un’attività preliminare di analisi da cui dipende poi la qualità e l’efficacia del progetto e, quindi, del Roi. I costi dell’Rfid, infatti, dipendono dal prodotto o dal servizio che si vuole ottimizzare”.

Mettere un chip Rfid su un oggetto genera interesse ma anche molta preoccupazione – ha ammesso Capello –. Purtroppo il problema è la malainformazione: la gente crede ancora che avere un tag significa automaticamente essere georeferenziati col satellite e tracciati. La realtà è diversa perché la sicurezza è garantita da password, crittografia oltre a distanze di lettura ridotte”.

Dipende – ha sottolineato Ferlini -. Preoccupa chi ha a che fare con gli utenti finali, non certo chi si occupa di produzione, magazzino e logistica. L’operatività legata alla tracciabilità degli item, soprattutto in ambienti molto ampi, con l’Rfid è garantita con una velocizzazione dei processi tale per cui è solo questione di decidere i budget di investimento. Sicuramente il mercato sta attraversando un momento difficile per cui non è la privacy l’ostacolo all’Rfid”.

 

Talvolta si – ha affermato Cassina – ma devo ammettere che nell’era di Facebook e degli smartphone, in cui molti inconsapevolmente sacrificano privacy e contenuti sull’altare del social, questa domanda mi fa sorridere. Comunque per noi non è un argomento da prendere sotto gamba, considerando che siamo agli albori della internet of things, e che i sistemi aziendali e di relazione con i clienti dovranno essere sempre più strettamente correlati, con continui scambi e condivisione di informazioni. Per questo, all’interno dell’OpenGroup e dello standard Qlm, abbiamo forti relazioni con i gruppi di security e thrusted technology”.

 

Personalmente la questione della Privacy l’ho risolta direttamente con il Garante – ha spiegato Di Domenico -. A proposito di una soluzione per il controllo biometrico, c’era infatti il problema di dove riesedevano migliaia di dati legati a un sistema di gestione degli accessi per un grande centro. Abbiamo risolto tutto mettendo i dati personali direttamente sul badge, lasciando così i dati in mano all’utente. E tutti sono rimasti soddisfatti, Garante incluso”.

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