Rfid e Qr Code nella filiera alimentare
Rfid a valle e Qr code a monte per supportare la tracciabilità delle carni americane, dai capi di bestiame negli allevamenti alla carne confezionata, offrendo una certificazione qualificata alla denominazione “prodotto di origine locale” delle etichette.
Succede in Michigan, dove da circa quattro anni i laboratori di nuove tecnologie della Michigan State University stanno studiando un sistema completo per presidiare l’intera filiera, dall’allevamento delle mandrie all’acquisto da parte del consumatore finale del prodotto lavorato.
Il progetto, partito quattro anni fa, è capitanato da Dan Buskirk, professore associato di scienze animali, in collaborazione con Jason Rowntree, suo assistente.
L’Rfid è stato utilizzato per quella che potrebbe essere definita una gestione del back end: tutti i capi di bestiame del paese sono taggati con un chip a radiofrequenza a mo dì orecchino, che permette di monitorare i movimenti del capo in questione una volta che questo abbandona la fattoria di origine.
In seguito, i due ricercatori si sono spinti oltre e hanno elaborato un processo più complesso che per il front end sfrutta l’evoluzione tecnologica dei consumatori, ormai tutti dotati di smartphone, integrando alle etichette un Qrcode che accompagna tutte le confezioni di carne destinate alla Gdo.
La seconda fase di questo progetto, infatti, è nata dall’urgenza che i due scenziati avevamo di ridefinire il termine “locale” che campeggia sulle etichette della carne confezionata.
“Non esiste al momento una definizione universalmente riconosciuta della dicitura prodotto di origine locale – ha spiegato Buskirk – che si trova sulle confezioni di determinati prodotti. Locale non significa nulla in sé, quel prodotto potrebbe arrivare da chilometri e chilometri di distanza oppure da un altro stato e avere una commercializzazione a livello locale. Quello che stiamo cercando è di creare un’etichetta, interattiva, che abbia cognizione di causa e sia in grado di fornire tutti i dettagli di cui il consumatore può aver bisogno. Vogliamo, insomma, tracciare la carne di cui ci nutriamo dalla fattoria al piatto e lo faremo avvalendoci di una tecnologia a portata di tutti, uno smartphone”.
Il codice a barre bidimensionale serve quindi a racchiudere le informazioni ottenute dalla tracciabilità del prodotto e a veicolarle facilmente a chiunque acquisti una bistecca o una costina e si chieda da dove provenga la carne. L’accesso alle informazioni diventa intuitivo e praticamente immediato: basterà puntare il proprio smartphone sul QrCode per scoprire dove è stato allevato l’animale che si mangia, dove è stato confezionato e da quanto è nel banco frigo del supermercato.
Una scheda di prodotto a portata del consumatore e, prima ancora, di tutti coloro che sono coinvolti nel processo di allevamento e confezionamento della carne. Considerato che da una singola carcassa si ricavano un gran numero di porzioni è necessario disporre di un sistema di generazione e poi di successiva gestione dei codici 2D molto accurata. Proprio per questo il progetto della Michigan State University, dopo quattro anni, è ancora in fase pilota.
Altri articoli che potrebbero interessarti
Commenta questo articolo. Anche su Facebook, se vuoi!