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Crowdfunding: che cos’è, come funziona e a che cosa serve. L’innovazione diventa una scommessa collettiva

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I momenti di crisi (economica) stimolano l’ingegno e il crowdfunding ne è l’esempio calzante. Per finanziare progetti e favorire l’innovazione in un momento in cui lo Stato non ha risorse e le banche si nascondono dietro una burocrazia di garanzie, un insieme di persone decide liberamente di mettere in comune il proprio denaro al fine di sostenere economicamente un progetto, un’attività no profit o una start-up (saltando, di fatto il circuito del credito bancario). Come forma di finanziamento collettivo, il crowfunding è dunque un fenomeno di democratizzazione dell’economia.

crowdfunding miniguida

Una delle novità più importanti contenuta nel Decreto Sviluppo dello scorso ottobre è proprio l’ufficializzazione di questa nuova modalità per la raccolta di finanziamenti diffusi anche nel nostro Paese.

Crowdfunding: liberalizzazione della finanza

L’etimologia fa intuire i natali: crowd – gente, funding – fondi. Di crowdfunding, infatti, si inizia a parlare in modo diffuso nel settembre 2011, quando Barack Obama lancia il Jobs Act: al punto dieci, in particolare, si propone di facilitare l’accesso alla raccolta di capitali per le piccole imprese, affiancando i cittadini rispetto alle consuete fonti istituzionali di finanziamento (banche, fondi, grandi investitori privati) e, di fatto, liberalizzando il mercato. Il modello di funzionamento? Creare una piattaforma di raccolta fondi. Ecco le 4 di riferimento:

#1 Modello Reward-based

Reward, ovvero ricompensa. Chi effettua una donazione riceve un premio, sia esso materiale (come un prodotto in edizione limitata) o intangibile (come l’invito a un evento o l’inserimento nella lista dei donatori volontari). Questa forma è in assoluto la più diffusa: due terzi di tutte le piattaforme esistenti al mondo fanno parte di questa categoria, che può essere ulteriormente divisa in due sottogruppi:

  • all-or-nothing: in cui se non viene raggiunta la somma minima richiesta, le donazioni non vengono raccolte
  • take-it-all: il finanziamento avviene comunque, anche se non si raggiunge il budget

#2 Modello Donazioni

Si parla di donazioni quando il finanziamento è a favore di organizzazioni non profit (Onp). Nel nostro Paese ci sono cinque piattaforme che seguono questo modello (Retedeldono è la piattaforma leader con oltre l’85% del totale fondi raccolti nel 2012).

#3 Modello Equity-based

Vengono definiti un periodo di tempo e la somma da raccogliere, che viene poi divisa in parti uguali offerte sotto forma di azioni a prezzo fisso. Le offerte proseguono finché non si raggiunge la somma target; dopodiché inizia la fase di investimento. Anche in questo caso vi sono due tipologie principali di piattaforme:

  • club: i potenziali investitori vengono reclutati come membri di un club chiuso, il finanziamento non ha propriamente carattere pubblico. In Italia, per esempio, è strutturata in questo modo la cooperativa SiamoSoci.
  • holding: si tratta di una sorta di cooperativa, che funge da meccanismo di raccolta dell’investimento e i cui partecipanti sono raggruppati in entità legali.

#4 Modello Social Lending (microfinanza)

Si articola o attraverso la raccolta di piccole somme diffuse (micro-prestiti), o attraverso una transazione finanziaria in cui un gruppo di persone presta piccole somme di denaro attraverso il prestito peer-to-peer (come Smartika o Prestiamoci).

Quali prospettive per il crowdfunding in Europa (e in Italia)?

crowdfunding in ItaliaNel Vecchio Continente il crowdfunding sta vivendo il suo momento d’oro: nel 2012 sono stati raccolti più di trecento milioni di euro (attraverso oltre duecento piattaforme) e questo numero è destinato a crescere del 50% (Fonte European Crowdfunding Network).
In Italia sono attive sedici piattaforme, per un totale di 30mila progetti, di cui 9mila approvati, con una raccolta di ben 13 milioni di euro.
Rispetto al già citato  Decreto Sviluppo, una volta che la Consob approverà il regolamento le startup innovative o non profit potranno finanziarsi anche attraverso la raccolta di fondi via web (con un limite massimo di 5 milioni di euro). Questo creerà un mercato finanziario interamente nuovo: da un lato ci saranno le start-up e, dall’altro, le piattaforme di raccolta (che potranno essere gestite da banche, investitori autorizzati o da società inserite in un registro speciale). In mezzo? Tutti gli italiani, finanziatori potenziali, che potranno partecipare in prima persona allo sviluppo del nostro Paese, anche solo con pochi euro. Ovviamente non è tutto così facile come sembra: l’investimento in start-up è noto per essere ad alto rischio finanziario. Il regolamento della Consob punta quindi a tutelare gli investitori e stabilisce, tra le altre cose, che l’azienda che ricorre al crowdfunding sia accompagnata da un investitore professionale. Viene anche reso obbligatorio il prospetto informativo relativo all’investimento.
Che futuro potrà avere il crowdfunding in Italia? Per fattori tecnologici (come il digital divide) e culturali, non ci si aspetta di certo il boom che ha caratterizzato e sta caratterizzando gli Stati Uniti. Tuttavia questa ventata d’innovazione che porta alla liberalizzazione dell’accesso al credito contribuirà senz’altro a traghettare l’Italia nell’era della Finanza 2.0.

Microsite di:  / 

Alessandro Santambrogio

Dal liceo classico a una laurea in ingegneria areonautica, per iniziare a lavorare come giornalista e poi arrivare a costruire il resto della sua attività professionale sulla consulenza. Alessandro Santambrogio è un esperto di marketing e digital marketing che negli anni ha lavorato con aziende nazionali e multinazionali di quasi tutti i settori merceologici, finalizzando e coordinando progetti di marketing strategico e operativo. Oggi si occupa prevalentemente di sviluppare progetti di comunicazione integrata, esterna e interna all'azienda, con una forte connotazione collaborativa attraverso l'utilizzo di strumenti 2.0. Professore a contratto presso lo Iulm di Milano è anche docente a Master e formatore aziendale.

23 Commenti

  1. Dario Giudici 17 aprile 2013 di 22:21 -  Rispondi

    Vi ringraziamo per l’articolo e la citazione. Solo per chiarezza informativa ci teniamo a specificare che SiamoSoci non opera in realtà con il meccanismo della cooperativa, ma aggrega più investitori, tipicamente meno di dieci, che investono direttamente nel capitale delle startup, acquisendo quindi quote a proprio nome in aumento di capitale. Abbiamo analizzato in modo approfondito il possibile utilizzo delle cooperative come veicolo di investimento, ma non si è rivelato funzionale alle esigenze delle parti coinvolte. Quello che utilizziamo è, dalle nostre analisi, il meccanismo che meglio riesce a salvaguardare gli interessi di investitori e startup.
    A disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
    Grazie, cordiali saluti

    Dario Giudici
    co-fondatore e CEO
    SiamoSoci

    • alessandro santambrogio 18 aprile 2013 di 14:49 -  Rispondi

      Buongiorno Dr. Giudici,
      la ringrazio per il commento e la segnalazione. In effetti nella revisione di bozze SiamoSoci e slittato di bullet point ed è finito nella categoria sbagliata.
      Mi scuso per l’errore
      Alessandro Santambrogio

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