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I sei capitoli dell’Rfid in una buona supply chain

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Da quando nel 2005 Walmart ha adottato l’Rfid per tracciare pallet e ottimizzare la distribuzione, nel mondo della Gdo la tecnologia dei tag si è diffusa lungo le supply chain in modo lento e progressivo senza che alla sua adozione in termini di analisi sia corriposta una dettagliata valutazione.

Per anni, si è cercato di collegare a stretto giro la fase di produzione a quella di distribuzione, non solo per ottimizzare l’inventario ma anche per il migliorare l’efficienza produttiva, la flessbilità e la prontezze di risposta alle esigenze del consumatore finale. Queste macro aree su cui si concentra l’operatività del business non sono cambiate fondamentalmente. Quello che è veramente cambiato sono la quantità di informazioni generata dall’evoluzione delle tecnologie utilizzate dal business è il modo di gestire questo genere di dati a supporto del Decision support system e di una migliore erogazione dei servizi offerti ai clienti finali.

Grazie all’avvento della nuova generazione di Mes (Manufacturing Execution Systems), ad esempio, le aziende hanno adesso la possibilità di monitorare con precisione la fase produttrice e distributiva che le coinvolge e beneficiare al meglio degli investimenti fatti.
Per una grossa fetta di produttori, l’Rfid diventa uno strumento strategico per riparare falle di sistema lasciate irrisolte, come quelle relative alla gestione della tracciabilità e della distribuzione.

Per una resa ottimanale dei sistemi Rfid è però necessario canalizzare gli sforzi aziendali verso una tracciabilità maggiore delle scorte lungo tutta la catena distributiva, sforzi che dovrebbero essere direttamente collegati al controllo della produzione.
Con l’adozione sempre più frequente della radiofrequenza negli stabilimenti produttivi, si affaccia la possibilità di ridurre le spese di manutenzione in quanto si eviterebbe l’acquisto e l’installazione di pacchetti It complicati e sofisticati. Le soluzioni di information technology delle aziende possono andare tranquillamente di paripasso con il lavoro svolto dall’Rfid, anzi sarebbero il partner ideale nella gestione e nel controllo dei processi aziendali way-in e way-out. Ecco le 6 aree chiave della strategia:

1) Gestione della produzione
L’Rfid integrato con Mes e Erp garantisce una disponibilità ottimale di informazioni circa la produzione e fornisce automaticamente suggerimenti per migliorare le performance produttive. È necessario, prima di intraprendere una strada di questo genere, dotarsi delle tecnologie per la coesistenza di questi tre sistemi di monitoraggio, quali software e dispositivi ad hoc.

2) Produzione, controllo qualità, raggiungimento degli obiettivi
L’Rfid ha tutte le carte in regola per implementare il Mes fornendo nuovi flussi di dati in tempo reale che possono andare a supportare i metodi Lean e Sei-sigma. I produttori posso assicurarsi grazie all’Rfid che tutti gli asset di cui hanno bisogno sono presenti e pronti all’uso, questo riduce i tempi ed elimina le scartoffie. Non solo, il monitoraggio in tempo reale con le radiofrequenze consente di intervenire nel processo produttivo in itinere, ottimizzando i tempi. Per esempio, i produttori di farmaci posso taggare i composti prime e inserire nel tag tutte le specifiche del caso. Se una formula è scorretta, un segnale di allerta farà da monito. Questo assicura una qualità impeccabile dei prodotti e l’eliminazione dei margini d’errore.

3) Tracciabilità e genealogia
Se un’azienda avrà mai bisogno di ritirare un prodotto o solo richiarmarlo in laboratorio deve poterlo fare in modo immediato ed efficace. L’Rfid consente di taggare in modo univoco e preciso un determinato prodotto fornendo informazioni precise e aggiornate sulla sua collazione spazio temporale, a braccetto con l’attività dei Mes.

4) Gestione degli asset
I cespiti dell’azienda, dalle macchine ai camion per le consegne, possono essere taggati e tenuti sotto controllo grazie alle readiofrequenze che forniscono un costante up-to-date del complesso dei beni materiali. Questo facilita la manutenzione degli asset tangibili.

5) Visibilità delle giacenze
L’utilizzo dell’Rfid sia in sede che al di fuori può portare visibilità per le materie prime in entrata, i processi produttivi, imballaggio, la trasformazione in pallet, le operazioni di stoccaggio e la delivery al consumatore finale.

6) Gestione del lavoro
I codici a barre sono il sistema di identificazione standard usato dalla maggior parte delle aziende in fase di produzione, ma richiedono l’intervento umano e spessp questo implica uno spreco di tempo. Le società che si avvalgono dell’rfid possono fare a meno dei codici a barre snellendo il lavoro dei singoli dipendenti.

Alla luce di questa analisi, l’adozione di sistemi di gestione, controllo e manutenzione Rfid-integrated non è obbligatorio, ma necessario per tutte quelle aziende alla ricerca di smart system che riducano i costi di produzione, potenzino l’efficienza produttiva e innalzino la qualità dell’output finale.

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Forky

Forky è un esperto in logistica, supply chain e gestione dei magazzini. Ha un'esperienza decennale e internazionale nel proprio settore e una visione anticonformista del proprio lavoro. È editorialista di The Biz Loft e co-autore di Migliorare il Magazzino (Sopravvivendo per Raccontarlo), edito da Loft Media Publishing.

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