Import Export Italia Cina

La Cina è vicina. Non è uno slogan: è la verità. Una verità dura per chi deve competere con i prodotti cinesi, ma molto meno per chi è pronto ad accettare la sfida di aprire un’attività di import export Italia Cina.

La sfida, inutile negarlo, non è delle più facili. Ma fortunatamente esiste l’e-commerce, che rende tutto molto, molto più semplice. Basti pensare che nel settore dei telefonini sono le stesse aziende cinesi a usare in modo massiccio i siti di commercio elettronico per vendere i loro smartphone qui in Italia (qui trovi una guida dedicata ai migliori smartphone cinesi).

Aprire un’attività di import export Italia Cina è una buona idea sia in una direzione (esportare prodotti italiani verso Oriente) che nell’altra (importare qui prodotti cinesi). Vediamo quindi quali sono gli elementi importanti da considerare per accettare la sfida (e vincerla).

Ma prima di iniziare, la cosa più importante: la cultura cinese è molto, molto diversa dalla nostra. Vi suggeriamo di leggere almeno uno dei libri inclusi in questa guida per capire cosa pensano i cinesi. Vi sarà molto utile.

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Avviare un’attività di import export Italia Cina

Nel valutare se aprire un’attività di import export Italia Cina cominciamo col dire che i numeri ci sono tutti: sullo scacchiere internazionale la Cina è forte e destinata a dominare presto anche il mercato dell’e-commerce.

Secondo l’analista AtKerney, il mercato dell’e-commerce cinese cresce del 25% l’anno e valeva nel 2014 la bellezza di 357 miliardi di euro. Grazie a una classe media numerosa e sempre più connessa, la Cina già detiene il primato del maggior numero di persone che acquistano beni online (secondo eMarketer, quasi 220 milioni nel 2012). Questo numero è destinato a raddoppiare entro il 2016, con una spesa online procapite media che balzerà dagli attuali 670 ai 1.039 dollari. Aprire un’attività import export Italia Cina è dunque allettante, ma si tratta di un’azione più impegnativa di quanto sembri; esistono infatti numerosi fattori e regole da tenere in considerazione.

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Il comportamento e le preferenze dei consumatori

I consumatori cinesi hanno accolto con entusiasmo l’avvento dell’e-commerce, ma per aprire un’attività di import export Italia Cina bisogna comunque lavorare sulla fiducia e quindi su una cultura molto diversa dalla nostra. A partire dal fatto che, ai suoi albori, l’e-commerce cinese è stato coinvolto in fenomeni di phishing e contraffazione delle merci (superati in seguito, grazie all’introduzione di servizi di pagamento simili a PayPal).

“Per sua natura – spiega Stefan Schmidt, vice presidente Product Strategy di Hybris – il consumatore cinese non nutre troppa fiducia nella pubblicità e nelle stesse fonti di notizie che, usando un termine molto occidentale, possiamo definire mainstream. Di conseguenza, nella promozione dei prodotti e servizi della propria impresa, giocano un ruolo chiave le recensioni degli utenti sui social network”.

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L’importanza dei social network

Le abitudini dei consumatori cinesi non sono le stesse dei cugini occidentali. Per chi intende aprire un’attività di import export Italia Cina i social media sono un fenomeno importante, ma quelli più gettonati non sono quelli a noi più familiari. Niente Facebook o Twitter. I più utilizzati sono Youku (simile a YouTube), Kaixin (un sito simile a Facebook), Tudou (un altro sito di video), TencentWeibo e SinaWeibo (piattaforme di microblogging simili a Twitter) e Qzone (che ricorda MySpace). Sebbene in Cina, secondo la Bcg, oltre il 40% degli acquirenti online legga e recensisca prodotti on-line, molte aziende occidentali, riporta invece McKinsey, non riescono a sfruttare i social media cinesi per valorizzare e promuovere la propria attività né riescono ad analizzare efficacemente i dati provenienti da queste piattaforme. Ma tra big data e social business analytics, per chi intraprende un progetto di e-commerce in Cina quali sono gli strumenti più innovativi per iniziare subito a gestire il business attraverso modelli di sviluppo evoluti?

“Gli strumenti di analisi dei big data hanno scopi diversi da quelli di analisi dei social media – aggiunge Roberto Lei, country manager di Hybris Italia. I primi sono direttamente accessibili dal management dell’impresa (si tratta infatti di dati interni dell’azienda) mentre i secondi scandagliano il web per individuare le conversazioni in corso relative all’azienda, ai suoi prodotti e ai suoi servizi. Nessuno di questi strumenti di analisi può però considerarsi strumenti di gestione aziendale in senso stretto, sebbene i risultati dell’analytics vadano poi ad alimentare proprio questi ultimi. Ci vogliono soluzioni per analizzare sia i big data estratti dai server sia i dati provenienti dai social network per personalizzare la shopping experience”.

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Shopping trend: ad esempio TaoBao

Se è vero che tutti i consumatori online amano fare affari, è anche vero che pochi sono davvero a caccia di offerte come i cinesi. Lo dimostra la popolarità di Taobao, uno dei siti e-commerce più noti e utilizzati grazie al suo sistema di aste e offerte a prezzo fisso, che fornisce ai clienti un modo semplice e intuitivo di confrontare prodotti e prezzi senza dover impazzire tra pagine diverse. Per chi intende avviare un’attività di import export Italia Cina, Taobao non è solo un potenziale concorrente, ma anche un possibile partner e un ottimo esempio da cui trarre ispirazione.

“Per i retailer che stanno considerando di aprire un’attività di import export Italia Cina – consiglia Schmidt – l’integrazione in piattaforme come TaoBao potrebbe risultare una strategia vincente, anche perché consentirebbe loro di beneficiare degli investimenti della stessa TaoBao in infrastrutture logistiche, che altrimenti potrebbero costituire una barriera non indifferente. Tuttavia, i retailer devono essere consapevoli che quello cinese è un mercato dove la competizione si gioca principalmente sul prezzo e dove esistono limitazioni alla promozione e alla valorizzazione dei propri prodotti”.

Personalizzare e ottimizzare i contenuti

Chi vende online dovrebbe sempre adeguare il proprio messaggio e le informazioni prodotto al proprio audience: ciò che ha senso a Los Angeles potrebbe non averlo a Shanghai. In molti casi è necessario anche modificare le tecnologie con cui ci si presenta al pubblico: dal momento che la velocità di connessione rappresenta spesso un problema, alcuni consumatori potrebbero avere difficoltà con i siti ricchi di immagini. Per aprire un’attività di import export Italia Cina destinata al successo è quindi opportuno ottimizzare il sito affinché diventi facilmente fruibile da qualunque dispositivo. Ad esempio, sarebbe buona norma evitare le animazioni Flash. Un consiglio per i designer di siti aziendali: alla luce di quanto detto poco sopra, se le pagine in cui lasciare feedback o recensioni fine a sé stesse sono pressoché inutili, l’integrazione con i principali social network locali è invece fondamentale.

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Evitate il fai da te

No al fai da te! Un consiglio spassionato per i retailer occidentali che intendono aprire un’attività di import export Italia Cina è quello di appoggiarsi a un consulente legale locale, in primis per assicurarsi di comprendere bene le regole burocratiche e gli obblighi stabiliti dal governo cinese. Ad esempio, forse non tutti sanno che la Licenza dell’Internet Content Provider (Icp) è obbligatoria per chiunque decida di aprire un’attività in Cina con cui vendere online. Le norme per il commercio elettronico, i termini e le condizioni di vendita e le politiche che disciplinano i resi e gli scambi dovrebbero essere analizzate insieme a un esperto locale, affinché questi possa consigliare il modo migliore di affrontare ogni pratica e adattarsi alle norme culturali. Collaborare con partner locali madrelingua, che abbiano familiarità con tutte le questioni culturali, tecniche, giuridiche, politiche e governative, contribuisce a facilitare le fasi di pianificazione e progettazione, oltre a garantire l’implementazione delle soluzioni più efficaci ed evitare così ritardi e spese superflue. Ma se si sa che loutsourcing logistico in Cina è fortemente sponsorizzato dal Governo ma il canale è affidabile per abbracciare in modo più esteso il mercato (e se sì in che modo può esser d’aiuto la tecnologia)?

“La Cina non ha reti logistiche mature come quelle europee o statunitensi, in cui figurano aziende del calibro di UPS o Fedex – aggiunge Lei -: per questo alcune aziende, come ad esempio Alibaba, stanno investendo miliardi per costruire una propria rete di distribuzione. Ma fintanto che il processo non   sarà completato, bisognerà fare i conti con una distribuzione altamente frammenta  e variegata. Per supportare la logistica una piattaforma di import export Italia Cina basata sull’e-commerce deve essere aperta e flessibile per integrarsi con le varie situazioni che caratterizzano uno specifico mercato: dall’azienda che gestisce tutto il processo (recupero, confezionamento e consegna) al piccolo negozio che sfrutta colossi del calibro di TMall (il principale sito di e-commerce cinese) per la vendita dei propri prodotti e per la gestione della logistica.  E le cose possono variare anche in base alla geografia: in una città può essere utile collaborare con un determinato fornitore, in un’altra con uno differente. La piattaforma di e-commerce deve essere in grado di sostenere scelte di questo tipo e di collaborare con il provider più adatto a ogni situazione. Diviene così di fondamentale importanza un’architettura aperta, che permetta un’integrazione semplice dei fornitori di vari servizi”.

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Grande attenzione alla logistica

Veniamo alla tecnologia: anche la piattaforma e-commerce richiede un discorso a parte, quando si pensa di aprire un’attività in Cina. Essa va infatti progettata per far fronte agli standard applicati in loco e deve essere in grado di integrarsi con i sistemi di gestione aziendali locali. Attenzione anche al sistema di pagamento che andrete ad offrire: una buona scelta potrebbe rivelarsi Alipay (simile a PayPal) oppure il pagamento in contanti alla consegna (Cod). Inoltre, anche per un progetto di import export Italia Cina è necessario tenere d’occhio il mobile commerce, un’opzione in costante crescita e che, dunque, è bene poter offrire come integrazione a un e-commerce tradizionale. C’è anche un’ultima considerazione da fare prima di aprire un’attività in Cina, una particolarità tutta cinese. Se le spedizioni in aree metropolitane sono relativamente semplici ed effettuate da corrieri espresso come FedEx e Ups, le consegne in zone remote possono risultare difficili (pensate a quanto è grande la Cina!). Molti rivenditori, quando decidono di aprire un’attività di import export Italia Cina, scelgono di recapitare la propria merce solo alle 300 città più importanti del Paese: i loro sistemi di commercio online tengono conto di tali limitazioni.

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Sito veloce e poco Google

Oltre a localizzare valuta e lingua, prima di aprire un progetto di import export Italia Cina e lanciare il sito è necessario valutare anche alcune sfumature tecniche che spesso vengono trascurate. Internet Explorer 6 è il browser scelto da circa un terzo degli utenti internet cinesi: è importante dunque ottimizzare i siti per Ie6 e, di conseguenza, adattare i linguaggi di scripting. Essenziale è evitare l’integrazione con qualsiasi prodotto Google (come ad esempio, Google Analytics) visto che in passato il governo cinese ha negato accesso ai siti Google. Infine, dato che le infrastrutture Internet cinesi devono ancora essere ottimizzate, i retailer occidentali dovrebbero prendere in considerazione l’integrazione con un Content Delivery Network (Cdn) come China Cache o, per lo meno, avere una buona conoscenza delle regole di caching locale. Sapere quando e come distribuire i contenuti attraverso una Cdn è un fattore più critico di quanto non si pensi.