Lasciamo stare la Iot, l’Rfid o i sensori che portano intelligenza alle cose. La maggior parte delle informazioni che girano in Rete oggi sono prodotte direttamente da noi. Secondo le statistiche, abbiamo generato più dati in questi ultimi tre anni che nei 40 precedenti. Questo perché il Web non è solo la Rete: siamo noi, con le nostre abitudini e le nostre scelte tecnologiche.
Per cogliere le tendenze in atto, vi proponiamo una fotografia del Web in cinque capitoli.
1) Big data + cloud
Dati che si moltiplicano a dismisura e che corrono sulla Rete, richiedendo sempre più banda passante: se ne parla e se ne continua a parlare. Non esistono unità di grandezza, ma per avere un’idea provate a leggervi qualche numero: ogni 60 secondi vengono scaricate 168 milioni di mail, pubblicati 600 video, effettuate 694,445 ricerche on line (solo su Google), scaricate 13mila applicazioni iPhone, postati 510.040 commenti (solo su Facebook). Le soluzioni? In prima battuta storage con una capienza nell’ordine dei Therabyte (1 Tb= 1.099.511.627.776 di byte) e virtualizzazione, in seconda il cloud. Provider come Amazon o Google ci stanno progressivamente abituando a utilizzare la Rete come un gigantesco database per caricare e scaricare informazioni e applicazioni, fruibili on demand e la cui gestione è demandata al fornitore dei servizi.
Dobbiamo smetterla di chiamarlo cloud – ha puntualizzato Luca Giuratrabocchetta, country manager di Google Enterprise Italia -: si tratta solo di un’evoluzione del Web. La consumerization sta accelerando l’introduzione di soluzioni che spostano e sposteranno tutto sulla nuvola a costi ridottissimi, con una disponibilità ininterrotta dei servizi, garantiti da un contratto e validi per qualsiasi settore, dalla Pa al manufacturing, dal Finance alla sanità”.
2) Mobilità dei lavoratori e dei consumatori
Dai mainframe degli anni 60 al mini computing degli anni 70, procedendo con la formula client/server degli anni 80 per arrivare all’accesso al web da desktop degli anni 90. Cosa è successo nel 2000 lo sappiamo tutti: si è affermata l’era del mobile Internet computing. Oggi la maggioranza delle persone naviga maggiormente da dispositivi mobili (Pda, smartphone, tablet, netbook e via dicendo) che dai desktop o dai laptop. Qualche numero? Oggi ci sono 160 milioni di utilizzatori che usano iPhone, iPod Touch, iPad e 152 milioni di utenti Android. E siamo solo alla fine del 2011. Le proiezioni per il 2012 parlano di 5 miliardi di dispositivi connessi a Internet.
Le app stanno diversificandosi e moltiplicandosi – ha commentato Jim Hilton, direttore Soluzioni Industriali per la divisione food and beverage di Motorola Solutions – aiutando anche il mondo industriale e, in particolare, la produzione e la distribuzione a lavorare in una direzione sempre più customer centrica. Anche questo è un effetto della consumerizzazione, che ha portato a una più rapida informatizzazione delle persone che oggi chiedono e ottengono risposte praticamente su misura utilizzando dispositivi sempre più intuitivi e semplici da utilizzare”.
3) Socializzazione online
Dal 2009 più ancora che gli indirizzi mail stanno crescendo a un ritmo esponenziale gli account sui social network. I socioutenti oggi sono 860 milioni. Ogni 60 secondi vengono postati oltre 98mila Tweet, aggiunti 100 nuovi account su Linkedin, aggiornati 695mila status e postati 79.364 wall su Facebook, inseriti 6600 foto nuove su Flickr, effettuate 370mila chiamate via Skype. Questo significa che i social network non sono una moda ma sono e saranno a tutti gli effetti il nuovo media del futuro. Collaboration e consumerization porteranno gli utenti a usare strumenti di social network a livello enterprise. Già oggi alcune aziende stanno dismettendo i servizi di posta elettronica per usare solo strumenti come Google Docs, Facebook o altre piattaforme condivise.
Tutto il mondo vuole raccontarsi e Facebook è sempre alla ricerca di nuovi modi di esprimere noi stessi – ha spiegato Mark Zuckerberg lo scorso settembre a Los Angeles, presentando l’anteprima di Timeline (oggi ufficializzata in Italia con il nome di Diario) -. La mail è morta. Oggi ci sono tante altre strade per comunicare. Google, ad esempio, sta facendo cose grandiose che noi guardiamo con attenzione per imparare. Vero è che, allo stesso tempo, ci sono tantissime persone che si sono abituate a condividere cose di qualsiasi tipo su Facebook. Per questo ci sentiamo in dovere di proseguire sulla nostra strada, trovando sempre nuovi strumenti a supporto delle nostre community”.
4) Entertaiment + social
Otto anni di video vengono caricati ogni giorno su YouTube. Il tempo speso sui social network oggi non passa più solo da Yahoo ma dai canali come la Cnn o Aol. Il gaming, la musica, i programmi televisivi, i film: l’entertaiment è cambiato, vive on line e offline, passando attraverso gruppi e community, potenziandosi in Rete attraverso nuove modalità di condivisione per tornare analogico, attivando un circolo virtuoso tra realtà e tecnologie.
I Social network sono una parte importante nella vita dei giovani (ma non solo) – ha detto Phil Rogers, direttore della divisione Ricerca & Sviluppo di Sony Europe – Come sviluppatori e produttori dobbiamo tenerne conto. Nella PlayStation Vita, ad esempio, abbiamo introdotto una funzione di sharing geolocalizzato, chiamata Near, che permette agli utenti di incontrarsi, di scambiarsi regali e, in linea generale, di scoprire nuovi giochi, offrendo l’occasione di entrare successivamente in contatto anche fisicamente”.
5) Advertising online
Guardando a fenomeni come Groupon o a episodi come Seat che in questi giorni ha rilanciato la app PagineGialle Mobile per dispositivi Apple e Android (con una grafica a tema natalizio e funzioni di ricerca appositamente pensate per aiutare gli utenti nella frenetica ricerca degli ultimi regali per il 25 dicembre), è chiaro che la pubblicità sta sperimentando nuove strade che passano dal Web. Le cose stanno rapidamente cambiando: sia per l’efficacia della comunicazione promozionale on line rispetto all’evanescenza di quella offline, sia per lo sviluppo di una metacomunicazioni come i Qr code che, stampigliati sui media tradizionali , servono a far arrivare la gente più rapidamente alle pagine di un sito Internet. Aggiungiamo anche che soluzioni come i qr code o l’augmented reality possono essere aggiornate on line, lasciando invariato il tag che così può essere sfruttato nel tempo, favorendo investimenti non soltanto nel breve termine. E guardando alle formule on line più tradizionali, anche se nel 2009 il settore ha subito una battutta d’arresto congiunturale, oggi i dati parlano di netta ripresa. Banner, search advertising e spot stanno nuovamente interessando le aziende che vogliono investire nella pubblinformazione.
L’advertising on line è tornato a crescere – hanno ribadito gli analisti di ZenithOptimedia -: quest’anno il fatturato del’Ad online sarà di 464 miliardi di dollari, per il 2012 le previsioni sono di 486 miliardi, ma da qui al 2014, la quota dell’adv online rispetto al mercato pubblicitario globale salirà al 21,2% (dal 15,9% attuale). A guidare il settore al momento sono il search advertising (49% delle entrate totali), i banner (23%) e i video-spot digitali (6%). Chi detiene quasi la metà del mercato della pubblicità online al momento è Google (44.1%)”.







Carellata molto esaustiva la tua, aiutiamo il vecchio a farsi da
parte, allora…
Ieri all’Inno2Days di Pavia, Adriano Facchini, fondatore del Glocal Award e Massimo Barbieri, corporate affair manager Mc Donald
hanno dialogato insieme a noi sull’innovazione: Mc Donald si approvigiona di
farina per i prodotti destinati a Italia, Malta e Grecia da un fornitore
ferrarese, per l’olio da un fornitore calabrese e riguardo il formaggio lancerà
una mini confezione di Grana dop (anteprima in esclusiva). Qualcosa si muove. In Italia abbiamo ricchezze culturali, naturali e gastronomiche già a forma di network ma necessitiamo di due ulteriori passi verso il nuovo: più sistema e più condivisione globale…. Avremmo tanti numeri per riaffermare la nostra presenza nel campo dell’innovazione mondiale.
Vero! Dal Web dobbiamo capire prima di tutto il valore del networking, imparando a ragionare in una logica di filiera. In Italia spesso le aziende portano
avanti progetti innovativi in modo assolutamente individuale, con costi elevati e spreco
di risorse incredibile…
Potenza della Rete.
Gli spunti, ben riportati, appaiono a chi ci vive, ovvi!
Peccato che il nostro premier Monti non abbia nella sua manovra, per favorire lo sviluppo, bla bla bla, non abbia da nessuna parte la parola Internet (reti dati o autostrade dell’informazione similari). Scaritare la manovra e cercare per provare!
Ma lo hai chiamato, per caso? Deve averti sentito ;-) Proprio ieri ha approvato un piano d’azione per la riduzione del digital divide in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia a cui ha promesso una velocità di accesso a Internet ad almeno 2 Mbps entro il 2013. 423 milioni di euro per confermare all’Europa che abbiamo la nostra Agenda digitale…
Argomento ben descritto. L’unica mia perplessità…: dove ci porterà questa tecnologia in futuro, un utilizzo sempre più eccessivo di energia per alimentare tutti questi nuovi strumenti, da dove la ricaveremo?
Sempre più informazioni arrivano a tutti, il pianeta non ce la fa a reggere questi ritmi, come forse anche noi stiamo arrivando al limite.
Dopo la trasmissione Report di ieri sera sullo sfruttamento dell’Africa per coltivazioni per produrre additivo “ecologico” per i ns. carburanti e per il sequestro dei campi dei poveri contadini che da 1000 anni abitano e coltivano le loro terre, mi domando sempre di più se tutto questo vale la pena.
Cosa ci faremo di tutti i ns bei telefonini, quando poi scopri che dovresti tenerli a 2Mt di distanza, ma questo le case produttrici non te lo dicono?
Sembrerò un po’ pessimista, ma ho sempre dato molto importanza alla natura e alla terra che fino ad oggi ci ha nutrito, e noi in nome di un progresso e al benessere stiamo distruggendo tutto, illudendoci che stiamo vivendo una vita di agi, quando in effetti tutto quello che stiamo facendo, è renderci la vita più caotica e difficile, distruggendo tutto ciò che ci circonda…
Ti sembrerà paradossale ma Internet, ancora una volta sarà in grado di stupirci, portando già in sè… il rimedio di sè stessa. La Internet of things, infatti, aggiunge maggiore intelligenza nei servizi erogati ai cittadini: mobilità, sanità, formazione… Tecnologia a supporto di una migliore qualità delle informazioni per una migliore qualità della vita…
http://thebizloft.com/content/quando-si-parla-di-smart-citites-la-sfida-non-e-solo-tecnologica/
Utopia o illuminismo? Chissà… :-)
Quello di cui non ho letto come evoluzione, ma che invece a me risulta sarà oggetto di investimenti è la “multi-canalità” ovvero la possibilità di interagire con i clienti e partner su differenti canali, social network, email, telefono, web, chat, istant messaging, … e applicazioni di CRM.
L’opportunità dell’ICT consente di poter veicolare i propri prodotti e servizi worldwide, potendo creare offerte ad hoc per diventare rilevanti nei processi di integrazione globale che le grandi multinazionali hanno da tempo avviato: quindi creazione di contenuti, di portali, servizi di consulenza in ambito product e project management, .. in diversi settori non necessariamente ICT a supporto dei processi di internazionalizzazione e integrazione globale del business.
Sono d’accordo. Idc qualche tempo ha formalizzato la tendenza, parlando addirittura di “Social Business”.
Ma quante aziende sono pronte a riorganizzarsi in tal senso, introducendo
nuove unità, nuove strutture, nuovi dipartimenti per la gestione della
relazione?
Questo nuovo tipo di multicanalità, infatti, va bel oltre un dicorso Ict e presuppone tanti aspetti da
considerare a livello strategico e di processo: fidelizzazione e
soddisfazione (che riguardano il Ceo), definizione della domanda (che
riguarda la produzione), la creazione di campagne e controllo del brand (che fanno capo al marketing), tutte le attività di vendita e
l’innovazione basata sui feedback dei consumatori (che riguardano la produzione)…
Divisioni funzionali che iniziano a mixare B2B e B2C nelle
valutazioni, nelle esperienze e nelle vision messe poi a fattor comune.
Questo sia in ambito pubblico che privato.
L’aumento esponenziale delle informazioni che vengono condivise è un parametro fondamentale per capire quanto si è evoluto il web. Vedo ancora poco affermato il termine di multicanalità e condivisione della condivisione, estensioni orizzontali e verticali del termine “social”.
A mio avviso l’evoluzione di internet, nell’accezione “social”, segue la naturale esigenza delle persone che ne fanno un costante uso.
Spero che le future evoluzioni interessino anche gli oggetti comuni, facendoli “socializzare”, in modo tale che questi possano contribuire autonomamente a moltiplicare il numero delle informazioni condivise.
… Succederà. E allora prepariamoci. Ad ascoltare gli analisti che ci martelleranno con la prosumerizzazione… ;-)