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Marchio contraffatto? Fendi lo combatte con l’Rfid (ma lo rivela un blog)

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Lotta alla falsificazione: i brand del fashion si mobilitano contro il marchio contraffatto che presto avrà i giorni contati. Crescono, infatti, le griffe italiane che usano l’Rfid. Qualcuna lo dice apertamente, altre non osano dirlo. Altre ancora lo raccontano solo nei convegni di settore, spiegando come i tag vengano usati non soltanto per ottimizzare la logistica, ma anche per proteggere il brand e tutelare il consumatore.

marchio-contraffatto-rfid

Fendi, ad esempio, si scopre che usa i tag Rfid per proteggere i clienti dal rischio di acquistare un marchio contraffatto. La notizia, però, non viene da un sito ufficiale: arriva dalla Rete. Più precisamente da un blog.

“Ciao a tutti, ho comprato una borsa Fendi chameleon. Nella taschina interna ho trovato un tag (Rfid NdR) che mi ha davvero incuriosita. Ho provato a vedere se in questo forum qualcun altro aveva fatto esperienze simili, ma non ho trovato nulla. Nel frattempo, ho fatto qualche ricerca on line e ho scoperto che il tag è una sorta di dispositivo per la tracciabilità. Voi ne sapete di più di questo Rfid e, in particolare, dell’Rfid utilizzato in borse, borsette e affini”?

Questo post, apparso qualche giorno fa su PurseForum, riporta in auge la delicata questione dell’Rfid nel fashion. Il tema suona un po’ come il Così fan tutti, con l’aggiunta di un tacito pay off “ma non si può dire“. Per motivi noti: quando Benetton lo sperimentò da pioniere, nel 2003, molti insorsero contro la violazione della privacy (il tag contiene notizie sul prodotto, non su chi lo compra, ma questa è un’altra storia). L’insurrezione fu tale da portare il management ad abortire il progetto. Ma il  numero di prodotti tarocchi, venduti a prezzi di mercato con il marchio contraffatto, sono tali da far intervenire autorità e istituzioni. Secondo gli ultimi dati del Censis la contraffazione produce all’economia italiana danni per 18 miliardi di euro, con una perdita di 130 mila posti di lavoro.

Oggi viviamo immersi nella tecnologia che ci traccia molto più dei tag sui capi di abbigliamento (vedasi telepass, carte di credito o carte fedeltà e gli immancabili telefonini). La questione della privacy è diventata legge (a dispetto dei social dove invece la gente racconta di sé di tutto e di più). Ma il marketing non ha ancora deciso come comportarsi con l’Rfid.

marchio-contraffatto-rfidL’Rfid aiuta a contrastare il mercato del marchio contraffatto

Che anche Fendi usi i tag, spiegandone il valore di certificato per tutelare il consumatore dal pericolo legato al marchio contraffatto, è un segno di Crm avanzato. Ma perché, invece di farne un vanto, la cosa è portata avanti in sordina?

“Caro Cliente, il prodotto che hai acquistato ha un’etichetta equipaggiata con tecnologia Rfid (radiofrequency identification).
Questo tipo di etichetta offre informazioni relative alla produzione e all’origine del prodotto stesso, ed è uno strumento addizionale e innovativo studiato da Fendi per garantire l’autenticità dei suoi prodotti.
Fendi ha così il piacere di offrirvi la migliore e più innovativa soluzione tecnologica per la lotta alla contraffazione”.

Caro Fendi, se ai clienti fosse dato modo di capirne di più, probabilmente ti ringrazierebbero di persona.

 

 

Microsite di:  / 

Redazione The Biz Loft
Redazione The Biz Loft

La redazione di The Biz Loft coordina la produzione di approfondimenti, video e inchieste per Rfid Italia e Sbiz, Fashion 2 e 1 Minuto.

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