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Non vado allo Smau. E per 4 buone ragioni (aggiornamento)


Aggiornamento: Venendo meno a quanto dichiarato, oggi sono andato allo Smau. A mia discolpa: era l’unica occasione utile per intervistare in video una manager olandese che mi interessava incontrare. H visto più persone di quanto mi aspettassi, ma comunque meno di quelle che mi sarebbe piaciuto vedere. Lo Smau resta un momento d’incontro. È il luogo dove puoi incontrare di persona (ma di sfuggita) colleghi e partner professionali. E alla fine della giornata ti restano impressi nella memoria marchi, stand, qualche volto e l’impressione di un mercato. Questo almeno è quanto è rimasto oggi nella mia memoria. Detto questo, ribadisco quanto segue:

Oggi, per la quarantottesima volta, inizia lo Smau di Milano. Quella che quindici anni fa era una delle due più grandi manifestazioni tecnologiche europee, oggi è (che termine usare?) una fiera. Lo Smau inizia, ma io non ci andrò. E per 4 buone ragioni.

1- Lo Smau di oggi è l’ombra di un mercato che non c’è più

Nell’ultimo decennio il modo di fare business ha subito un cambiamento radicale. Gi eventi continuano a giocare un ruolo chiave negli affari: le persone (tecnici, manager, consulenti…) continuano ad aver bisogno di incontrarsi fisicamente, un po’ per scambiarsi idee e strette di mano, un po’ per combattere, più o meno consciamente, l’enorme flusso di stimoli digitali che li aggredisce dalla rete. Quindi un evento come lo Smau continua ad avere senso. In California, in Texas, in Germania, a Hong Kong. Ma non a Milano. Perché in Italia, da tempo ormai, gli eventi che contano sono quelli specializzati, più piccoli, dove poche persone ne incontrano altrettante, trascorrendo in loro compagnia tempo di qualità.
Lo Smau di Milano rappresenta il ricordo di un mercato che non esiste più e al di là della crescita dello scorso anno (che gli entusiasti hanno definito exploit) i numeri lo dimostrano. Lo Smau di Milano non è il luogo ideale dove fare affari e senza dubbio non rappresenta il contesto ideale per stringere relazioni di qualità.

2- Il business si è spostato

La Loft Media Publishing, l’azienda che dirigo, ha accumulato in tre anni più di 80 mila contatti di business e nessuno (quasi nessuno, diciamo) di essi è scaturito dallo Smau, che dovrebbe essere il principe dei momenti di contatto dell’informatica italiana. I contatti che la mia azienda ha accumulato nascono da relazioni costruite con i “nuovi eventi”: i siti web, Facebook, Twitter, i piccoli meeting di settore, i barcamp… In tre giorni, lavorando sodo, posso telefonare a una ventina di persone con cui mi interessa lavorare (o a cui interessa lavorare con me), organizzare un aperitivo con un paio di loro e, se le cose vanno bene, stringere un accordo o chiudere un contratto. Allo Smau raccoglierei un centinaia di biglietti da visita, ma difficilmente (anche scandendoli sul mio iPhone e indicizzandoli con qualche app, avrei il tempo per coltivarli a dovere. Se avessi con me una squadra di dieci venditori chiederei a un paio di loro di setacciare lo Smau. Ma non ce li ho. Quindi, resto alla mia scrivania a lavorare.

3 – Voglio dare il mio contributo. Davvero

Il Prodotto Interno Lordo italiano è in caduta libera da tempo. Ognuno di noi perde ogni anno centinaia di euro di ricchezza, tante opportunità e svariati punti percentuali in termini di competitività perché l’economia italiana ristagna. Tre giorni lavorativi rappresentano più dell’1% del mio anno lavorativo. Trascorrendoli alla mia scrivania a costruire qualcosa (è quello che ho intenzione di fare), con un po’ di fortuna, farò crescere il mio personalissimo PIL in misura maggiore rispetto a quanto potrei fare smarrendomi nei corridoi dello Smau e contribuirò alla ripresa. Ai biglietti da visita penserò un’altra volta.

4 – Scrivo di tecnologia

smau-non-ci-vadoLa tecnologia digitale, quella che sta cambiando davvero le cose, non è in Italia. Non è disfattismo: le eccellenze italiane ci sono e, mi auguro, cresceranno. Siamo fra i primi tre al mondo nella produzione di un innumerevole quantità di prodotti: non solo cibo e abbigliamento, ma anche macchine ad altissima tecnologia nei settori più disparati. Molte delle aziende con cui collaboro producono eccellenze tecnologiche anche nel settore informatico e allo Smau ci saranno. Ma i computer, come sistema produttivo nazionale, proprio non li sappiamo fare (sui motivi tornerò un’altra volta). Quindi, per chi come me fa il giornalista e si occupa di tecnologia digitale, trascorrere tre giorni a caccia di informazioni è senza dubbio un’attività proficua, ma non a Milano. Il modo migliore per fornire un valore concreto consiste oggi nel viaggiare alla ricerca di modelli e tecnologie in grado di cambiare davvero le cose per raccontarle ai miei lettori, che sono italiani, facendo del mio meglio per fornire loro una chiave interpretativa di quanto sta accadendo e, possibilmente, qualche spunto creativo in più. Il Facebook di domani può essere italiano, ma solo se chi lo inventerà avrà un’ampia visione di ciò che lo circonda.


Writer, entrepreneur, passionate traveller, and Founder of The Biz Loft Magazine.

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