PMI: le alternative low-cost all’auto aziendale, dal noleggio al car sharing

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Prima della crisi si acquistavano o si faceva un leasing. Adesso, complice la crisi, si cercano alternative. Il che non è necessariamente un male.

Stiamo parlando delle auto aziendali, un mezzo imprescindibile per la condotta di molte imprese. Ma altrettanto imprescindibile è diventato contenere le spese e ottimizzare i costi: e allora ecco che si cercano sistemi diversi, si trovano e si scopre che forse l’azienda viaggia persino meglio così.

Prima alternativa: il noleggio

auto-a-noleggioIl noleggio permette di depennare le spese fisse legate alla proprietà di una vettura (bollo, assicurazione, manutenzione…), dà la possibilità di avere a disposizione un parco macchine ampio e variegato e concede maggiore flessibilità di utilizzo. Oltre all’abbattimento dei costi fissi, per chi è titolare di Partita I.V.A. c’è anche la detraibilità, che varia in base all’utente e alle modalità di utilizzo: dal 40% al 100% nel caso di veicoli aziendali indispensabili per l’attività dell’impresa.

Seconda alternativa: il car sharing

car-sharingL’evoluzione ulteriore del noleggio è il car sharing. Un’azienda, soprattutto se è una PMI, può noleggiare un auto a qualsiasi ora, più o meno ovunque (a patto ovviamente che nella città in cui ci si trova sia attivo il servizio). Il vantaggio maggiore consiste nella possibilità di ottimizzare l’utilizzo delle auto aziendali tra i dipendenti, riducendo anche notevolmente i fondi predisposti per il pagamento di taxi o ncc (che sono quelle spese “nascoste” che spesso finiscono per non far quadrare i conti a fine anno). Ovviamente si tratta di un servizio raccomandabile per aziende che facciano un uso occasionale dell’auto e che magari abbiano bisogno di un parco macchine differenziato a seconda delle singole occasioni: la vera convenienza del car sharing si ha nel caso di spostamenti “veloci” (dalle due alle otto ore e per un chilometraggio inferiore ai 15 mila chilometri annui). Basta un’iscrizione che si completa online in pochi minuti, si riceve in tempi rapidi una smart card corredata di password personale e le istruzioni sul servizio. Dopo di che con un clic veloce si può prenotare l’auto (sia pochi minuti prima, che in ampio anticipo dall’utilizzo) e la si può trovare parcheggiata nelle aree deputate, dislocate in varie aree delle città. La riconsegna può poi avvenire in una qualunque di queste apposite zone di sosta, a prescindere da quella di partenza. Chilometri percorsi e tempo di utilizzo vengono trasmessi all’ufficio centrale della compagnia di car sharing, che emette fattura. Un altro vantaggio da non sottovalutare è la copertura assicurativa totale offerta dal car sharing, che evita non pochi grattacapi in caso di dipendenti con uno stile di guida un po’ troppo sciolto. Per non parlare del fatto che si entra senza problema nelle ZTL, l’ecopass è incluso, si può circolare in corsia preferenziale e parcheggiare sulle strisce blu. Semplice, pratico, economico.

Terza alternativa: le alternative dei brand

car-2-goA intuire il potenziale di questo nuovo orizzonte del trasporto aziendale sono state due grandi realtà del comparto automotive: Renault Parc Enterpise – filiale del gruppo Renault – e Carbox (realtà leader nel settore) hanno infatti creato Car+ Autopartage, il primo servizio di car sharing esclusivo per le imprese. Una partnership, questa, che offre a imprese, istituzioni e professionisti un modello effettivamente nuovo di mobilità aziendale: il progetto infatti anticipa i tempi, se si pensa che il car sharing B2B in Europa non sarà maturo prima del 2014. Questa pratica non ha risvolti positivi solo in termini di risparmio. Dare una svolta ecofriendly all’azienda può avere un ottimo ritorno anche in termini di immagine. Perché alla fine chi ci guadagna di più è l’ambiente: un’auto in car sharing ne vale sei di proprietà, ecologicamente parlando (fonte GuidaMi).

A chi spetta la scelta?

mobility-managerSe la vostra azienda è composta da una manciata di persone la risposta è facile: all’amministratore delegato o al socio di maggioranza. Ma se parliamo invece di una struttura più grande, allora la scelta delle soluzioni per ottimizzare gli spostamenti dei dipendenti può essere affidata al mobility manager, il responsabile della mobilità aziendale. Questa figura professionale è nata nel 1998 – in seguito alla firma del protocollo di Kyoto – con il Decreto Ronchi sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane, attraverso cui il Ministero dell’Ambiente stabilisce che le aziende private e gli enti pubblici debbano avvalersi di una figura in grado di ottimizzare gli spostamenti. Il mobility manager deve mirare alla diminuzione dell’impatto che gli spostamenti individuali dei dipendenti hanno sull’ambiente, studiare sistemi per ridurre l’utilizzo dell’auto (come mezzo privato e individuale), ottimizzare l’organizzazione degli orari e arginare quindi la congestione del traffico, sulla base di un piano degli spostamenti casa-lavoro. Costa troppo? Dipende. Un mobility manager può costare a un’azienda una media di 30 mila euro l’anno. Se il parco auto è grande e il risparmio ottenuto notevole, potrebbe davvero valerne la pena.

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