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Prevedere un sisma si può. I sensori ci sono. E (sorpresa!) funzionano

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Prevedere l’imprevedibile. Si può? Stando alle ultime ricerche, prevedere un sisma e perfino uno tzunami è possibile.

prevedere un sisma è possibile

Fino agli anni ’60-’70 sembrava pura utopia. Molti sono stati i fenomeni indicati quali segnali premonitori che si evidenziano nei periodi (più o meno lunghi) precedenti un terremoto: fenomeni elettrici luminosi nell’atmosfera, variazioni di livello dei fluidi sotterranei, rimbombi causati dalla rottura delle faglie, fino al comportamento anomalo degli animali domestici (che, non si sa ancora bene perché, sanno prevedere un sisma meglio di noi). Tutti sintomi riscontrati e riconosciuti, è vero, ma con l’avanzare degli studi e il perfezionarsi delle tecnologie non siamo più, per fortuna, costretti ad affidarci al nostro gatto per prevedere una catastrofe. Per quanto: si racconta che ad Haicheng, in Cina, nel febbraio del 1975 le guardie rosse – attraverso l’attenta osservazione di galline dagli atteggiamenti sospetti – fecero evacuare i villaggi prima di un sisma fortissimo. Ovviamente fu un caso e lo stesso metodo, le volte successive, non funzionò. Ben vengano quindi le nuove tecnologie.

Tutti i più moderni sistemi per prevedere un sisma si basano su un principio comune: i sensori rilevano le P-waves (onde primarie) del terremoto, che sono molto più deboli e viaggiano più velocemente rispetto alle S-waves (onde secondarie) a bassa-velocità, vera e propria causa dei danni post-terremoto. Tramite il rilevamento delle P-waves, viene quindi calcolato l’arrivo delle S-waves, con il risultato che i limiti sono più o meno gli stessi per tutti i dispositivi: in particolare, la differenza di tempo fra onde P e S dipende da quanto dista l’epicentro e, pertanto, più ci si trova vicino all’epicentro minore sarà l’anticipo con cui si verrà avvisati.

I sensori usati per prevenire un sisma sono specializzati e particolari, ma esistono nel mondo vari progetti di ricerca tesi a utilizzare tecnologie più standard. Fra queste, anche l’identificazione a radiofrequenza. In Cina per esempio, il professor Yen-Chun Jim Wu della National Sun Yat-Sen University ha messo a punto un progetto che non previene i terremoti, ma potrebbe rappresentare un aiuto importante per il recupero dei dispersi dopo il sisma. Il progetto prevede l’installazione di un’ampia rete di tag Rfid negli edifici, che servirebbero ai soccorritori, in caso di disastro, per muoversi con più precisione nell’analisi dell’area colpita.

Le migliori tecnologie pre prevedere un sisma sono giapponesi

prevedere un sisma e uno tzunamiL’Estremo Oriente è una delle zone a più alto rischio sismico del pianeta. Non è quindi un caso che sia da lì che arrivino le notizie più rassicuranti in merito a nuovi dispositivi di preallarme. In Giappone, ad esempio, la società di telecomunicazioni NTT fornisce il servizio Earthquake Bulletin in collegamento diretto con l’Agenzia Meteorologica del Giappone. Il sistema si basa sui dati dei sismometri messi lungo il territorio nazionale dall’agenzia: in caso di pericolo il segnale viaggia immediatamente attraverso la rete in fibra ottica della NTT, la quale apre una finestra pop-up sul pc dell’utente abbonato, emette un allarme sonoro, visualizza un count-down e una stima sull’intensità dell’imminente sisma. Ma non solo: si possono collegare al dispositivo la TV, spie esterne (luminose abbastanza da essere visibili anche in ambienti ampi) e aggiungere una serie di optional come l’invio di una  e-mail o un avviso sul cellulare. Una tecnologia che, se riveduta e corretta, permetterebbe anche di prevedere un sisma.

Sempre in Giappone, l’azienda Sanyo – proprio in collaborazione con NTT – offre la possibilità di essere avvisati del pericolo se si dispone di una linea telefonica fissa: un cordless apposito fa scattare l’allarme sonoro e dispone di una torcia, utile nell’eventuale emergenza.

Anche l’agenzia J:COM, ha messo a punto un sistema simile, sempre in collaborazione con l’Agenzia Meteorologica Giapponese: con PC, radio e televisione spenti si riesce a notificare comunque il pericolo attraverso luci e allarmi sonori, grazie a un terminale dedicato – basato su dati forniti dal Japan Meteorological Business Support Center – che  include una dispositivo con funzione di radio FM, rimovibile e trasportabile come ricevitore in caso di pericolo.

Queste strumentazioni non sono una novità per la tecnologia nipponica: da anni, infatti, il governo di Tokyo ha messo a punto un sistema di allarme in collaborazione con i tre maggiori provider di telefonia mobile, che nel prevedere un sisma sono così in grado di avvertire gli utenti tramite SMS, con un preavviso tra i quaranta e i dieci secondi (in base alla distanza dall’epicentro).

Alternative Made in USA

E l’America è ai livelli di prevenzione di Giappone e Taiwan? Pare di sì. La società californiana Seismic Warning System Inc., con sede nella Scotts Valley, ha progettato QuakeGuard™ un sistema di allarme collaudato basato su una tecnologia brevettata sullo studio delle onde P. Come gli omologhi asiatici, QuakeGuard™ fornisce un sistema automatizzato di avvisi e allarmi, pensato per usi commerciali, industriali e governativi. Da una costola di QuakeGuard™ – grazie a una partnership tra Seismic Warning Systems, Inc., Coachella Valley Association of Governments, Coachella Valley Emergency Managers Association, media locali e scuole pubbliche – è nato CREW (Coachella Regional Earthquake Warning), un progetto studiato per aumentare la possibilità di prevenire i danni sismici nell’area sud della California, non solo attraverso la tecnologia, ma anche con attività di informazione dell’opinione pubblica.

Sempre in California, a San Francisco, il Gordon and Betty Moore Foundation ha da poco messo a disposizione sei milioni di dollari per gli studi sui sistemi di preallarme: due milioni sono andati all’Università di Washington, che predisporrà lungo la costa ventiquattro sensori e lettori GPS rilevatori di movimento. Gli altri quattro milioni sono andati all’Università di Berkeley e al California Institute of Technology, che stanno testando ShakeAlert, sistema di preallarme chiamato con pop-up di avviso sul computer dell’utente.

Sensori europei per prevedere un sisma

In Europa, invece, dall’azienda Lamit viene prodotto SOS-LIFE, allarme digitale progettato per uso privato in ambienti di piccole dimensioni, che si avvia automaticamente fino a sessanta secondi prima del sisma. Il dispositivo pesa solo 220 grammi e può essere affisso alla parete. La particolarità di SOS-LIFE è quella di poter essere configurato per la tipologia di sismicità: i clienti possono ordinare il modello con la sensibilità desiderata. Se si vive in un edificio costruito secondo principi antisismici – sostiene la casa produttrice di SOS-LIFE – è possibile ad esempio installare il dispositivo su un parametro di magnitudo superiore a sei gradi Richter: l’installazione dei parametri ottimali non aiuta a prevedere un sisma, ma evita inutili paure, nel caso in cui l’entità del terremoto non sia in grado di influenzare la struttura del palazzo dove SOS-LIFE è installato.

Ma prevedere un sisma non è purtroppo l’unica necessità. Dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004 alcuni ricercatori finanziati dall’UE hanno studiato un sistema di preallarme per proteggere dagli tsunami. L’UE ha sostenuto – con più di quattro milioni di euro – il progetto DEWS (Distant early warning system), attualmente usato per analizzare gli episodi sismici nell’Oceano Indiano con sismometri a banda larga, GPS, mareografi e dispositivi di controllo della pressione del fondale. La difficoltà aggiuntiva, in questo caso, è rappresentata dalla necessità di perfezionare un sistema multilingue in grado di raggiungere venti paesi in una babele di idiomi diversi. Perché il linguaggio della sicurezza deve poter essere universale, anche quando di tratta di prevedere un sisma o uno tzunami.

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Francesca Carli

Francesca Carli è una giornalista pubblicista

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