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Private cloud e public cloud nell’era di Internet

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Internet ci sta permettendo di costruire modelli organizzativi diversi, complementari o alternativi. I dati che girano sulla rete stanno aumentando in modo esponenziale. L’adozione dei video e dei diversi media informativi in modo pervasivo e massivo nel Web richiedono maggiore banda per il trasporto. Allo stesso tempo la fruibilità delle informazioni richiede maggiore capacità di storage, per poter conservare questo tipo di dati, rendendoli fruibili alla comunità. Il cloud è una risposta, ma presuppone una knowledge base.

TheBizLoft ne ha parlato con Alessandro Greco, product and services manager di EasyCloud e professore del Politecnico di Milano.

Partiamo dai fondamentali: che cos’è il cloud?

Il cloud non è solo storage centralizzato e virtualizzazione delle risorse di rete e applicazioni erogabili come servizio, anche se questi elementi ne evidenziano le caratteristiche principali, ma vuol dire anche maggiore scalabilità, flessibiltà, disponibilità, elasticità, usufruibilità di qualunque applicazione, piattaforma o servizio di rete gestito da un ente. Questo ente può essere esterno all’organizzazione, è il caso di Google o nuvola italiana di Telecom italia, e si parla di public cloud piuttosto che interno all’organizzazione, in tal caso si parla di private cloud“.

I criteri di orientamento?

Le grandi organizzazioni si stanno orientando più verso il private cloud mentre le più piccole avendo meno risorse interne e meno necessità o consapevolezza degli aspetti di sicurezza, valutano come opportunità il public cloud, questo nel mondo business. Il consumer, va da sé, vedrà come interessante il solo modello public come, ad esempio, Facebook, Google, Linkedin e via dicendo. Nel mondo consumer fenomeni come il social network stanno provocando due macro effetti: il primo nella riduzione di email per comunicare, il secondo nella crescente domanda di Internet mobile, veicolata anche da terminali innovativi come smartphone e tablet, che portano nuovi modi di comunicare in mobilità. Presumibilmente il mondo consumer, sempre più informatizzato nella sfera privata, considererà sempre più arretrato e poco adatto alle proprie abitudini l’impiego di tecnologie diciamo meno innovative o più tradizionali sul posto di lavoro, da cui la spinta e opportunità che i principali vendor vogliono cogliere: portare tablet e applicazioni in mobilità al mondo business e in particolare alla PMI che ha sempre sofferto di una offerta poco adatta e scalabile alle proprie esigenze. In questo senso oggi il cloud può essere la risposta. Aggiungendo per inciso un accenno ad aspetti più storici dovuti al monopolio di Telecom che poco ha incentivato in passato lo sviluppo di offerte innovative, per non complicare le cose.

Indipendentemente dalla scelta di campo, quali sono le criticità della nuvola?

Ci sono ancora molti ostacoli a mio avviso da dover superare, da quelli di cui maggiormente si discute, come quelli relativi alla sicurezza e all’affidabilità, a quelli di cui si discute meno, vale a dire la user experience e l’integrazione tra le differenti applicazioni e piattaforme, per evitare di avere dei silos nel cloud. Un altro grosso problema che ho notato da un anno a questa parte e che i vendor cominciano a comprendere (anche se le risposte mi sembrano sinceramente ancora modeste) è quello dell’incentivazione del canale, ovvero ricostruire i modelli di go-to-market della grande distribuzione pensati alla vendita di servizi e non più di prodotti, in modo tale da incentivare il canale e soprattutto renderlo di valore. Tre domande esemplificative: perchè dovrei comprare Microsoft online da un rivenditore se posso comprarlo direttamente online? qual è il valore del partner? cosa ci guadagna a vendere servizi rispetto a prodotti … Forse un po meno :-)?”.

Dunque il mercato del cloud sembrerebbe un modello guidato dal basso…

In sintesi sì: il consumer sta guidando queste trasformazioni e innovazioni (Tablet, social network, e domanda di banda larga e servizi cloud correlati), i Vendor vogliono cogliere l’onda del consumer (Google, Apple e Facebook direi i leoni di questo nuovo mercato), portando soluzioni analoghe al business ma il gap tra consumer e business è ancora alto (sicurezza, accounting, gestione, sla, applicazioni necessarie, integrazione richiesta e così via).

Internet dà maggior valore alle informazioni di prodotto o di servizio?

Advertising on line e evoluzione del web vanno di pari passo, nel senso più la gente spende su Internet più la cosa diventa famigliare. Internet, rispetto al passato, è ritenuta meno rischiosa e più affidabile per cercare un prodotto, o fare una analisi di prezzo e funzionalità. Se il brand è forte e non si ha bisogno di un supporto locale del rivenditore, la gente è disposta a comprare online.

Oggi l’innovazione fa paura perchè costa o perchè impone un cambiamento?

Quando si parla di innovazione, quello che l’ICT forse sbaglia maggiormente è di voler vendere l’ICT fine a sé stessa. Andrebbe fatto lo sforzo di correlare meglio processi e modelli di business a soluzioni ICT a supporto, che siano erogate come servizio o meno. Questo è quello che il professor Fabio Sdogati del Mip e io stiamo cercando di fare nel corso di Internazionalizzazione del Business: fornire strumenti ICT innovativi a supporto di nuovi modelli di business e processi internazionali, sostenendo le imprese che sono quelle che portano ricchezza , lavoro e ci faranno aumentare il Pil! Oltre allo sforzo del Politecnico di Milano, che da prestigio ai talenti e al Paese Italia, forse servirebbe una presenza maggiore a livello politico … Da noi sono costretti i vendor a fare le Agende Digitali, ma se la politica desse l’opportunità ai tanti talenti e imprenditori di dare sfogo alla loro creatività, non ho dubbi potremmo crescere di più. Anche i media possono contribuire, perseguendo il loro compito di dare la giusta informazione e spiegare che il modo di uscire dalla crisi c’è, ma è necessario comprendere il contesto globale in cui si opera e decidere come giocare le carte migliori che si hanno, … aspettare la fine della crisi è la scelta peggiore, … bisogna agire e in fretta, ma per agire bisgogna sapere cosa fare , altrimenti si va a tentativi e ogni errore significa bruciare soldi, posti di lavoro , crescita del debito, … e questo non possiamo permettercelo.

Microsite di:  / 

Laura Zanotti

Ha iniziato a lavorare nel marketing come copywriter e art director, contribuendo alla realizzazione di spot, videodocumentari e lanci di prodotto. Nei primi anni '80 ha cominciato a collaborare con le prime riviste di informatica e Telco, appassionandosi a tutti quei temi che sarebbero diventati parte integrante della nostra vita quotidiana. Diventata giornalista specializzata nell'Ict, in quasi 30 anni di attività ha intervistato centinaia di Cio, Ceo e manager, raccontando innovazioni, problemi e strategie delle imprese nazionali e multinazionali dei settori più disparati. Come copy writer e ghost writer ha collaborato e collabora con moltissime aziende, tra cui 3Com, Microsoft, Fujitsu e Hp, seguendo da vicino l'evoluzione tecnologica (Erp, Datawarehousing, Business Intelligence, Networking, Security, e-Learning, Cloud, Rfid, Mobile, Internet of Things) e del mondo Web in generale. E ancora oggi continua a farlo...

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