Realtà aumentata nella supply chain: a quando? (video)

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Augmented reality e packaging, anzi smart packaging. Per adesso il fenomeno è assolutamente BtC, ma cosa succederà se in futuro si diffonderà nel BtB?
Al momento il trend della realtà aumentata sta diffondendosi come meccanismo di retention a base ludica utilizzata dal marketing come “captatio benevolentiae” della consumer experience.

Un caso per tutti quello di Blippar, app di cui Rfid Italia aveva già parlato a proposito di Cadbury’s che oltre alla degustazione delle sue barrette di cioccolato proponeva un giochino in Ar associato all’involucro delle merendine, previo uso di smartphone.

Adesso è il turno di Marmite, da noi poco nato ma all’estero un brand che è un prodotto: si tratta infatti di una pasta spalmabile di ricetta inglese a base di estratto di lievito ottenuto dal processo di produzione della birra, nota oltre che nel nord Europa anche in Nuova Zelanda, Australia e Svizzera. Prodotto per il retail, Marmite si spalma sui toast, sulle carni o sulle verdure lesse e viene commercializzato nei supermercati e nelle botteghe. Da oggi, per chi volesse maggiori informazioni, tablet o smartphone alla mano il pakaging viene filtrato dall’intelligenza del sistema per visualizzare informazioni e contenuti che sono molto più di una banale spiegazione.

La nuova Ar experience – ha spiegato Danielle Hayward-Bradley, assistant brand manager di Marmite – offre alla gente un’interazione più ricca. A differenza del Qr code, infatti, il livello di ingaggio è decisamente superiore. Una volta che la fotocamera ha agganciato il ranocchio Geoff, il personaggio dell’ultima campagna che abbiamo sviluppato sull’Alta Cucina, il consumatore può navigare tra tutta una serie di ricette che ruotano attorno all’uso di Marmite che possono anche essere slavate sul dispositivo palmare per essere recuparet all’uopo. La app porta dunque il suo contributo all’ispirazione in cucina”.

Quello che ha solleticato le nostre divagazioni è una sostanziale differenza nelle modalità di navigazione dell’applicazione: per Marmite in Ar appaiono dei veri e propri tasti funzione che, tramite attivazione o scorrimento, permettono di accedere ad altre pagine virtuali che offrono diversi contenuti multimediali.

Per traslato, l’interfaccia in realtà aumentata così sviluppata, potrebbe servire in futuro a chi opera nel magazzino, per sapere come imballare gli item o come procedere con l’assemblaggio delle componenti, visualizzando tramite dispositivo mobile dotato di fotocamera le procedure associate.
Banalmente, per i trasportatori potrebbe servire a capire il verso delle scatole, permettendo di vedere virtualmente il contenuto, in modo che alto e basso non siano solo parole ma occasione di una più seria riflessione nel manovrare il carico.

Potrebbe evitare alle commesse un primo controllo della merce, senza obbligarle a spulciare la bolla o ad aprire ogni singolo scatolone arrivato in negozio per poter dire alla shopper più impaziente se il suo maglione di cachemire sia arrivato o meno.
Il tutto senza l’Rfid ma semplicemente utilizzando una nuova modalità dell’augmented reality applicata alla logistica, alla distribuzione e alla produzione.

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