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Slideshow: Shopping a Chicago nell’era di Internet, fra digitale e tradizione

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CHICAGO – Chicago è una città che sorprende. Un po’ perché è l’unica città dove i grattacieli sono a meno di cento metri dal mare (il lago Michigan, in realtà). Un po’ perché pur non essendo una delle mete americane più gettonate è straordinariamente vitale. Un po’ perché qui lo shopping trova, o almeno ci è parso, un equilibrio perfetto fra le tecnologie digitali più evolute e una ricerca spasmodica per la tradizione. Tradizione italiana, soprattutto. Il che fa piacere.

Ho trascorso una settimana nella città che ha dato i natali politici a Barack Obama a caccia di fashion. E ne ho trovato molto più di quanto mi aspettassi. A Chicago, il mito delle shopping mall con l’aria condizionata tramonta già nei primi minuti. Ci sono (i mall). Ma il vero shopping, quello dei grandi marchi, si celebra in strada, non tanto diversamente da quanto avviene a Milano, Roma, Firenze. Prada, Gucci, Ferragamo hanno tutti investito somme importanti per allestire nel centro di Chicago vetrine capaci di non sfigurare a quelle della Apple.

Se la crisi economica che ha devastato la vicina Detroit ha colpito anche Chicago, io non me ne sono accorto. Nelle vacanze natalizie molti brandi celebri dello shopping Made in Usa, da Limited Brands a Macy’s,m da TJX Cos. a Nordstrom, hanno registrato crescite importanti e dal flusso di visitatori in uscita con i sacchetti pieni mi è parso che nemmeno i marchi europei abbiano avuto da lamentarsi.

Colpisce la scioltezza con cui la gente del Michigan entra nei templi della moda. Berretto sportivo, passeggino, sneakers o pattini: non importra cosa indossi entrando in negozio. E i commessi, impeccabili invece nel vestire, sono abituati e non vi fanno caso. Vendere: è l’unica cosa che conta.
Ma mentre i marchi italiani giocano la loro partita con le maisons francesi a colpi di lusso e tradizione, altri brand, emergenti e aggressivi, percorrono strade diverse. Come All Saints, una catena britannica sorprendente per creatività che ha trovato il suo stile mescolando l’antico rigore londinese con il sapore delle vecchie fabbriche. I suoi negozi sono templi del design post-industriale, dove il jeans slavato viene presentato su iPad dell’ultima generazione, collegati a un sistema che permette di verificare taglie, colori e la disponibilità in magazzino. E alla cassa, dopo aver pagato gli abiti che non ho potuto non comprare, mi sono visto recapitare una scheda personalizzata. È così che ho scoperto la digital strategy di All Saints: perfetta nel suo contattarmi via email solo quando c’è una promozione su quel tipo di capo che potrebbe piacermi, sullo stile che ho scelto in negozio. E adesso, da Milano, posso comprare sempre in saldo, con consegna a casa quasi gratuita.

I qr code sulle vetrine dei brandi italiani non ci sono (o almeno io non li ho trovati), ma sono ben posizionati sulle vetrine di catene americane di media e alta gamma. Spesso accompagnati da quelle parolina in più che fa venir voglia di tirar fuori il telefonino e vedere cosa si nasconde.
Lo shopping, a Chicago, comincia nelle vetrine di ieri. E continua, senza soluzione di continuità, sugli schermi degli smartphone del futuro.

Microsite di:  / 

Paolo Conti

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