Smart city? Telecom e il Politecnico di Torino ci lavorano insieme, nel Joint Open Lab

Smart city significa tante cose ma, in estrema sintesi, vuol dire usare la tecnologia (Rfid, sensori, dispositivi mobili, attuatori &Co) per vivere in modo più intelligente i luoghi dove nasciamo, cresciamo, lavoriamo, transitiamo, ci divertiamo… Gli attori coinvolti in questo tipo di progetti sono diversi: enti pubblici e privati, aziende tecnologiche, provider, associazioni.

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Che Telecom Italia e il Politecnico di Torino abbiano deciso di fare sinergia dando vita a un laboratorio dedicato alle smart city è quindi uno degli esempi virtuosi di un nuovo percorso. Il centro in questione si chiama Joint Open Lab e tra i suoi obiettivi principali ha la condivisione di conoscenza, la ricerca in innovazione tecnologica e lo sviluppo di applicazioni per le città interattive.

Joint Open Lab progetta smart city secondo un approccio crossmediale

Nel termine interazione c’è la chiave dello sviluppo legato alle smart city. Il laboratorio trova il suo spazio nella cittadella universitaria del capoluogo piemontese. I progetti spazieranno dalle soluzioni più nuove legate al Machine to Machine (M2M) alla realizzazione di sistemi di imagine recognition, di visual communication, di augmented reality, con uno spazio legato anche all’interazione con i social media. Perché le smart city sono sempre più aree di interazione digitale e fisica tra le persone e si realizzano attraverso la definizione di servizi capaci di rispondere su più livelli multimediali e più piani di ascolto. Insomma anche le smart city richiedono tecnologie ma anche una certa digital strategy.

“Telecom Italia ha deciso di investire con convinzione sulla ricerca universitaria e sull’alta formazione – ha spiegato Cesare Sironi, Responsabile Innovazione & Industry Relations di Telecom Italia – rivolgendosi ai più prestigiosi istituti universitari italiani, tra i quali il Politecnico di Torino con cui abbiamo un rapporto consolidato. Questa iniziativa si pone l’obiettivo di sviluppare un nuovo modello di didattica e di ricerca che abbia ricadute positive e immediate sul mondo industriale”.

In dettaglio, la ricerca verterà su una maggiore capacità di interagire con la rete da parte delle crescenti quantità di dispositivi consumer and business: verrano realizzate applicazioni per il riconoscimenti visuale delle immagini, applicazioni per la visual communication, servizi di interazione su piattaforme social (social media e social reading) nonché tutte le prossime tecnologie finalizzate alla realizzazione di spazi urbani intelligenti. Il lab mira a realizzare soluzioni concrete a supporto di turismo, infomobilità, valorizzazione beni culturali, ambiente, sostenibilità, trasporti, traffico, Pubblica Amministrazione digitale, sanità. Il tutto sfruttando le reti a larghissima banda, l’ultrabroadband fisso e mobile, le tecnologie cloud, l’Nfc. L’accordo, di durata triennale, è stato siglato qualche giorno fa dal rettore Marco Gilli e dal responsabile Innovazione & Industry Relations di Telecom Italia, Cesare Sironi, durante la cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2012-2013 e include il finanziamento di 15 borse di studio per dottorati di ricerca, l’attivazione di contratti di apprendistato per l’alta formazione rivolti ai laureandi, 5 edizioni di un master sull’innovazione di reti e servizi nel settore ICT, oltre alla partecipazione a bandi di finanziamento per numerosi progetti nazionali e internazionali.

“Ecco perché stiamo convergendo verso questo nuovo modello di ricerca che chiamiamo knowledge sharing che si basa sulla complementarietà delle competenze – ha spiegato Gilli – L’accordo con Telecom Italia si inserisce perfettamente in questa logica e siamo certi che i risultati non si faranno attendere, il valore aggiunto del partenariato si potrà spendere nella partecipazione congiunta ai bandi anche europei per l’accesso ai finanziamenti alla ricerca”.

Il Joint Open Lab, infatti, è un’iniziativa che vede lo stesso modello adottato anche da altri atenei come il Politecnico di Milano, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Catania e il Politecnico di Bari.

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