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Social media in azienda e leadership. Miniguida in 6 punti per diventare un leader collaborativo

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I dipendenti preferiscono i social media in azienda. Almeno questo è quello che sembra emergere dalla ricerca annuale condotta dalla rivista Fortune che individua le Top 100 aziendali, in cui il denominatore comune è l’utilizzo di strumenti collaborativi per la gestione della comunicazione interna, per l’assistenza post vendita, per la creazione di nuovi prodotti o per il knowledge management e molto altro ancora. Ad esempio una migliore armonizzazione aziendale.

 social media in azienda e leadership

Malgrado ciò, l’accesso ai social network e social media per la maggioranza delle imprese è ancora bloccato e una vera mentalità social fatica a permeare l’organizzazione. L’evoluzione però è rapida e gli strumenti collaborativi stanno diventando sempre più pervasivi.

Cosa spinge verso l’uso dei social media in azienda

Lo sviluppo dei social media in azienda è legato anche a situazioni contingenti. In primo luogo allo sviluppo rapido del cloud (e del private cloud), con servizi di condivisione e collaborazione come, per esempio Dropbox (ormai disponibili anche via mobile). In secondo luogo alla crisi economica che spinge a ricercare soluzioni più economiche o più efficienti. In terzo luogo la forte penetrazione dei Social Network che ha reso ampiamente noti e condivisi linguaggi (feed, menzioni, sintesi e via dicendo) e modalità di comunicazione su base collaborativa. Infine all’integrazione crescente tra servizi: basti pensare a come Google stia efficacemente unendo servizi cloud con la mail e il sistema operativo mobile Android.
Infine c’è un altro motivo, forse ancora più strategico, che è la crescente consapevolezza di come le tecnologie social  e i social media in azienda riescano a creare valore, per l’azienda stessa e/o per i consumatori (tesoro che una recente ricerca McKinsey ha quantificato in 1.300 miliardi di dollari).

La collaborazione online è solo una questione di tecnologia?

social media in azienda e tecnologiaSe la tecnologia appare ormai una barriera superata (o facilmente superabile) quali sono allora i freni a una diffusione ampia della collaborazione online e dell’uso dei social media in azienda? Sicuramente ci sono aspetti generazionali e culturali, che rispolverano il vecchio concetto di knowledge management, ma in una chiave 2.0.

Certo è che la cultura ha una connessione molto profonda con la leadership. La realtà è che utilizzare in chiave organizzativa e gestionale modalità collaborative richiede un set mentale e, soprattutto, skill di leadership differenti da quelli richiesti in una organizzazione tradizionale.

E allora ecco 6 consigli in pillole che possono aiutare un manager a trasformarsi in un main sponsor della collaboration.

6 abilità per il leader collaborativo

#1 Utilizzare strumenti e tecnologie sociali

Le ricerche mostrano come l’utilizzo dei social media in azienda, e a volte anche a uso personale, sia ancora poco diffuso (anche se in espansione) presso gli alti dirigenti. Comprendere le logiche, conoscere gli strumenti, identificare i linguaggi dialogici più adeguati sono tutti passi fondamentali per introdurre e gestire le logiche collaborative tipiche dei social media in azienda. Per esempio, in Ge Aviation Systems il vicepresidente Lorraine Bolsinger tiene in prima persona un blog interno nel quale ha coinvolto, come coautori, i suoi 12 primi riporti. In questo modo punti di vista, opinioni e soluzioni di business vengono presentati e dibattuti in modo aperto e condiviso e l’esempio incoraggia la partecipazione di altri collaboratori favorendo il dialogo sullo sviluppo strategico e operativo. Un uso vincente dei social media in azienda.

#2 Cavalcare l’evoluzione

Conoscere gli sviluppi degli strumenti dialogici, consumer o aziendali, è la chiave fondamentale per individuare le opportunità di applicazione nell’ambito organizzativo. L’evoluzione rapidissima degli strumenti digitali impone un aggiornamento costante ma, d’altro canto, la sola conoscenza dell’evoluzione tecnologica non basta. Occorre sapere cogliere le opportunità che essa offre attraverso una conoscenza profonda delle dinamiche e delle esigenze aziendali e la visione di come lo strumento o la tecnologia possa agevolare e rendere più efficiente il business. Per esempio, in un caso che ho gestito recentemente, l’utilizzo di social network professionali (come il modello freemium di Yammer) può favorire la comunicazione all’interno delle reti vendita agevolando non solo le comunicazioni dal centro verso la periferia, ma anche la condivisione di soluzioni, esperienze e best practice tra i componenti della rete aiutando a creare una learning community.

#3 Individuare problemi, generare soluzioni

social media in azienda e collaborationUna delle potenzialità più importanti generate dalle tecnologie sociali e dall’uso dei social media in azienda è l’attivazione dell’intelligenza collettiva.

Nella nuova dimensione organizzativa il leader non deve necessariamente essere il portatore della soluzione, ma deve essere in grado di individuare chiaramente il problema e attivare i gruppi di persone più idonei a individuarla, facilitando il processo di produzione e selezione delle idee. Il leader nell’organizzazione sociale diviene sempre più un aggregatore e un facilitatore in grado di gestire il know who, oltre che il know how.

#4 Collaborare, ovunque

Compiere il salto verso una modalità di gestione collaborativa significa, in buona sostanza, aprirsi verso l’esterno. Non solo sopra e sotto (in termini di livelli gerarchici) ma anche ai propri lati (in termini di funzioni aziendali). I progetti collaborativi hanno potenzialità trasversali. Pensiamo a un progetto di crowdsourcing come Il Mulino che Vorrei: le sue implicazioni toccano aspetti di Ricerca & Sviluppo (proposte di nuovi prodotti), marketing (analisi dei prodotti proposti alla luce dei bisogni dei consumatori e delle strategie aziendali), comunicazione (il progetto è una forte leva di comunicazione e di branding) e commerciale (definire i livelli di prezzo e margini per i nuovi prodotti). Questo significa ampliare la propria visione manageriale al di la della propria area di competenza per comprendere quando e come attivare le altre funzioni aziendali.

#5 Diventare narratori

Con video e storytelling che diventano sempre più importanti nella dialogica social, anche i leader devono sviluppare queste capacità per integrare al meglio i social media in azienda. Sapere creare storie e trasformarle in contenuti video in grado di coinvolgere gli interlocutori: spiegare un progetto e l’impatto che può avere sul business, annunciare novità organizzative, disegnare la nuova strategia. Cosa significa usare lo storytelling? Se, per esempio, dovete raccontare una nuova idea imprenditoriale a un gruppo di investitori, potete riempire qualche slide di power point spiegando il mercato, la vostra idea e i dati economici …. oppure creare questa storia.

#6 Diventare gestori di community

Nella nuova ottica il manager diventa il perno della propria community di riferimento, più o meno allargata rispetto al suo team funzionale. In alcune multinazionali sono ormai attivi gruppi internazionali che hanno in comune il settore operativo e dibattono scambiandosi suggerimenti, best practice e problematiche. Esattamente come un community manager, il leader collaborativo deve conoscere o lanciare le tematiche calde sulla base delle esigenze aziendali (organizzative o di business), individuare i membri della community con le competenze potenzialmente più adatte a fornire risposte, avviare la conversazione e gestirla guidandola verso l’obiettivo della soluzione da generare, analizzare gli spunti, selezionarli e rilanciarli per ulteriori analisi e approfondimenti e, infine, trarre le conclusioni e prendere le decisioni.

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Alessandro Santambrogio

Dal liceo classico a una laurea in ingegneria areonautica, per iniziare a lavorare come giornalista e poi arrivare a costruire il resto della sua attività professionale sulla consulenza. Alessandro Santambrogio è un esperto di marketing e digital marketing che negli anni ha lavorato con aziende nazionali e multinazionali di quasi tutti i settori merceologici, finalizzando e coordinando progetti di marketing strategico e operativo. Oggi si occupa prevalentemente di sviluppare progetti di comunicazione integrata, esterna e interna all'azienda, con una forte connotazione collaborativa attraverso l'utilizzo di strumenti 2.0. Professore a contratto presso lo Iulm di Milano è anche docente a Master e formatore aziendale.

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