Qualsiasi progetto logistico deve partire da un’analisi dei dati piuttosto articolata, noiosa ma indispensabile. Una buona analisi, infatti, è un prerequisito essenziale in una strategia di business. E anche se non è scontato che facendo una buona analisi si possa fare un buon progetto, è senz’altro vero che una cattiva analisi porta a un progetto pessimo.

Ad esempio, quando si parla di magazzino è sempre necessario iniziare da una fotografia dello stato in essere, purtroppo non sempre semplice da realizzare che serve a definire quello che in gergo viene chiamato “Progetto preliminare”.
Per ottenerlo bisogna partire da tutta una serie di informazioni.
Una fonte importante di dati è senza dubbio il sistema informativo aziendale, che può fornire una serie di numeri relativi ai flussi, alle giacenze, agli ordini di produzione e spedizione. Tutti numeri, infatti, esprimono valori economici (euro, dollari, ecc.) oppure pezzi (dalle viti agli elefanti). Ma anche questo non è sufficiente: a chi deve progettare magazzini, stabilimenti o, in generale, reti distributive servono ulteriori elementi fisici e che sono metri cubi, pallet, unità di carico.

Il problema può essere aggirato solo effettuando una serie di rilievi sui siti, che consentono di registrare quegli elementi fisici necessati a integrare il dato informatico, in modo da poter quantificare flussi e giacenze in modo preciso.
A questo punto (un buon punto), per completare la fotografia occorrono ancora altri tipi di informazioni sui metodi di lavoro, i processi, le procedure operative che caratterizzano il magazzino, lo stabilimento o la rete logistica. Per ottenere questo genere d’informazioni è importante l’osservazione empirica: calarsi nella realtà specifica del magazzino, dello stabilimento o della rete per un certo periodo, in modo da poter vivere la realtà nel concreto, capendo il funzionamento, parlando con il personale operativo, ascoltando lamentele e suggerimenti.

Il passaggio successivo è quello di integrare i dati fisici e quelli informatici, aggiungendovi il trend di sviluppo che l’azienda si attende nei successivi cinque anni. In questo modo si ottengono i parametri che saranno alla base del successivo sviluppo del progetto. Solo a questo punto si può iniziare finalmente a pensare alla progettazione.

Nel caso di un magazzino, i mattoni da cui occorre partire sono le unità di carico (UdC), ovvero gli elementi che dovranno essere stoccati, prelevati, manipolati, imballati, spediti. Scelte le unità di carico, è possibile procedere alla scelta di scaffalature e mezzi di movimentazione. In questo caso le opzioni tra le quali scegliere sono davvero numerose; in generale non esistono sistemi “buoni” o “cattivi”, ma solo sistemi “adatti” alle caratteristiche fisiche e di movimentazione dei materiali con cui abbiamo a che fare. Scelti e dimensionati i sistemi, questi vanno calati in un layout, cioé disposti in ordine, in modo che occupino una superficie definita e con una forma dotata di senso e non, come succede in certi casi, da “ameba” vale a dire a random.

Sono questi i criteri di partenza per costruire le diverse alternative progettuali.

Alla fine, occorre confrontare le diverse alternative dal punto di vista dei costi d’impianto, dei costi di esercizio e di tutti i parametri che riteniamo significativi, per capire quale sia davvero la scelta migliore.
Arrivati a questo stadio della soluzione il “Progetto Preliminare” può considerarsi concluso.

I vantaggi di questo tipo di impostazione della logistica? Massima condivisione tra i player interni ed esterni all’azienda, buone prospettive di integrazione tecnologica anche a livello di filiera, razionalizzazione incentrata su un efficientamento di tipo preventivo e proattivo.