Dalla polvere intelligente all’albero parlante di Bruxelles

La Internet delle cose è intelligente, ma è anche social. Almeno a Bruxelles, dove esiste un albero che conta circa 4.200 follower su Twitter, 12.200 like su Facebook e 3.800 foto su Flickr. Un albero che fornisce quotidianamente notizie e informazioni climatiche e ambientali. Come si chiama? Talking Tree (certo, è un po’ pleonastico, ma ci sta).

L’originale idea è venuta ad un’agenzia di comunicazione di Bruxelles dopo che il magazine Eos le ha affidato l’organizzazione di una campagna di sensibilizzazione sul surriscaldamento globale. I creativi della Happiness Brussels hanno letteralmente dato la parola alla natura, che con Talking Tree si ritaglia un piccolo, ma significativo spazio online per esprimere i suoi sentimenti e le sue emozioni. Il tutto è reso possibile da una serie di dispositivi, accuratamente collegati alla Rete.

Per la precisione, due rivelatori, uno per l’anidride carbonica e l’altro per il pH, una turbina a vento, una webcam e un termometro, le cui informazioni sono poi elaborate da un custom software e tradotte in tweet, ma anche in post per Facebook, in immagini per Flickr, in video per YouTube e in suoni per SoundCloud.

“L’era della polvere intelligente di cui tutti parlano da anni è ormai una realtà” parola di Dave Evans, chief futurist di Cisco. E con polvere intelligente Evans si riferisce alla cosiddetta IoT, la Internet of Things, grazie alla quale ogni singolo oggetto conosciuto sarà collegato alla Rete e con la Rete condividerà le informazioni di cui è portatore. Sarà possibile controllare gli ultimi tweet dal congelatore, mentre ci dice se ha bisogno di essere sbrinato e aggiungere una foto sul proprio profilo Flickr direttamente dalla macchina fotografica digitale e… parlare con un albero.

“Siamo testimoni di un avvenimento storico. Oggetti inanimati, che mai avremmo concepito come collegati alla Rete, sono ora costantemente online” ha incalzato Evans. A questo punto, però, il chief futurist di Cisco ha fatto una precisazione molto importante: “ La Internet of Things non deve essere considerata un sinonimo del World Wide Web, che altro non è che un’applicazione di Internet, una sorta di sua sovrastruttura”.

Inoltre, l’aumento esponenziale nell’uso degli smartphone sta incentivando la pratica della connessione a Internet degli oggetti, che a oggi sono circa 10 miliardi, ma sono destinati a quintuplicare nel giro di un decennio.

Il concetto di base è semplice: se un cellulare può avere accesso alla Rete, perché non un paio di scarpe da corsa? E l’esempio delle scarpe da running non è del tutto casuale. Nike ha da poco lanciato un nuovo modello di sneakers che tramite connessione WiFi invia a un sito web gli aggiornamenti circa i progressi dell’indossatore. mentre speciali tag associati a determinati capi di bestiame ne regolano la dieta. E in Belgio, Happiness Brussels ha deciso di far parlare un albero.

La Internet of Things fa un passo in avanti. Dopo aver connesso gli oggetti fra loro e con la Rete, li rende social e li avvicina alle persone.

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