EpcGlobal Us: nuove vision sull’Rfid

L’adozione dell’Rfid da parte del retail nordamericano sta crescendo in modo proporzionale al progressivo sviluppo di questo tipo di tecnologia e del suo abbassamento di costo.

EpcGlobal Us, organizzazione senza scopo di lucro all’interno di Gs1 che si occupa di standardizzare in tutto il mondo la tecnologia Epc (Electronic Product Code), ha condotto una ricerca per sondare il livello di penetrazione della radiofrequenza nelle supply chain americane su un campione di 600 fornitori di prodotti in ambito retail.

Selezionando un panel qualitativo di 60 aziende sia di grandi che di medie dimensioni, i ricercatori hanno tracciato un quadro analitico significativo. L’86% degli intervistati, infatti, ha risposto di aver messo in produzione sistemi di gestione della logistica utilizzando soluzioni a radiofrequenza o di avere in pista progetti pilota.

Un dato interessante sottolineato dagli analisti è che tutte le aziende che stanno portando avanti, a diversi livelli, soluzioni Rfid non hanno menzionato il costo dei tag come un ostacolo all’adozione della radiofrequenza. Un risultato, c’è da dire, che potrebbe essere in parte dovuto al fatto che il panel coinvolto, in quanto membro EpcGlobal, è di per sé predisposto a questo tipo di innovazione.

“I risultati più positivi dell’indagine – ha spiegato Sue Hutchinson, product manager EpcGlobal – sono che l’86,2% degli intervistati ha indicato un livello di lettura pari al 99% dei pallet taggati e che l’82% ha detto di aver ottenuto lo stesso margine con i colli microchippati. L’elevato grado di risposta si deve alla standardizzazione Iso della tecnologia oltre che all’evoluzione raggiunta dall’Rfid che, oggi, offre una vasta gamma di lettori e di antenne che rispondono alle più diversificate esigenze e condizioni di utilizzo”.

Dalla ricerca è anche emerso che uno dei limiti che permangono nell’adozione dell’Rfid è la difficoltà di lettura quando ci sono barriere metalliche a più livelli.

La ricerca condotta da EpcGlobal Us ha monitorato le risposte prendendo in considerazione i parametri di una ricerca fatta dalla Grocery Manufacturers of America (Gma) e Ibm nel 2006. Allora l’Rfid era stato categorizzato in base alle difficoltà di lettura dei tag, a seconda delle specificità degli ambienti in cui veniva applicato: Epc Advantaged, Epc Testable ed Epc Challenged, dove la prima corrisponde a un uso intensivo della radiofrequenza per gestire i prodotti con margini di lettura alla massima efficienza, la seconda è quella in cui l’Rfid ha potenzialità difficoltà di lettura dovute alla presenza di liquidi o di metalli e la terza rappresenta il comparto che lavora in ambienti in cui le barriere metalliche sono ovunque per cui le difficoltà di lettura sono più elevate.

EpcGlobal ritiene che oggi queste definizioni si possano ritenere superate in quanto, negli ultimi tre anni, sono stati fatti innumerevoli passi avanti nello sviluppo e nel potenziamento dei sistemi Rfid. “La ricerca appena conclusa – ha commentato Hutchinson – ha dimostrato che oggi non è più rilevante catalogare l’RFid in base ai livelli di lettura. Anche in presenza di metalli i tag e i reader funzionano correttamente”.

La survey 2009 ha incluso nel panel aziende del fashion, del chimico-farmaceutico, dei beni di consumo, dell’alimentare, dell’elettronica. Rispetto al campione, il 65% ha indicato di stare già utilizzando sistemi basati sull’Epc, il 21% sta concludendo dei pilot mentre il 7% non ha ancora preso in considerazione la tecnologia.

I motivi che hanno spinto i fornitori a implementare l’Rfid? L’83% ha spiegato di averlo fatto in seguito alle richieste del partner commerciali mentre il 13% per incrementare l’efficienza della propria supply chain.

Gli analisti hanno preso nota del fatto che un’azienda ha ottenuto margini di lettura migliori dei tag apposti sui pallet facendoli ruotare davanti al lettore mentre un’altra ha incrementato le percentuali sostituendo un vecchio lettore con un modello più nuovo. Approcci diversi che hanno permesso di ottenere margini di lettura massimizzati.
Insomma, nel corso di questi ultimi tre anni sono cambiate le tecnologie e le metodologie di approccio e la cultura della radiofrequenza si sta diffondendo, dimostrando l’utilità dell’innovazione nella gestione di tutti i processi di filiera.

L’unica nota dolente, rilevata dagli studiosi è che se da un lato le catene come, ad esempio, Wal-Mart, stanno spingendo a una adozione massiva dell’Rfid, gli operatori della supply chain spesso non sfruttano il potenziale dei dati correlati a una gestione intelligente della logistica, limitandosi a usare i tag per interfacciarsi con il provider di riferimento ma non per un uso interno, in un’ottica di ottimizzazione. Questo riduce la percezione del valore aggiunto connesso all’uso dei microchip lungo tutta la supply chain. La Business intelligence, insomma, non è ancora contemplata dai singoli operatori di filiera.

“Ci stiamo comunque muovendo verso una maturità del mercato – ha concluso Hutchinson – e iniziamo a esserci diversi casi di successo interessanti che hanno utilizzato l’Rfid per massimizzare l’efficacia delle procedure. Il problema è che forse in passato abbiamo puntato di più a interrogarci sui protocolli, sui reader e sui tag. Oggi bisogna lavorare per centrare l’attenzione più sull’utilizzo delel informazioni, la condivisione dei dati tra tutti i business partner per sviluppare un sistema a valore aggiunto da cui tutti possano trarre maggiori benefici, dagli addetti ai lavori ai consumatori finali”.

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