Fan Gang: “Auguriamoci che in Cina il PIL continui a crescere”

La Cina. Tutti ne parliamo perché, in un modo o nell’altro, sappiamo che cambierà il mondo. Ma non lo facciamo quasi mai a proposito perché, ammettiamolo, i cinesi non li abbiamo mai capiti fino in fondo. Eppure dovremmo. Non solo perché affollano le nostre città e compriamo i loro prodotti (anche quando non ne siamo consapevoli). Ma anche perché la Cina, per la prima volta nella sua storia millenaria, ha smesso di considerarsi il “centro dell’universo” e ha deciso, consapevolmente, di entrare a far parte della comunità internazionale.

fan gang china gdp

Ora, se si trattasse di uno staterello qualunque potremmo anche scordarcene e continuare sulla nostra strada. Ma in questo caso no. La Cina è un paese enorme in cui vivono quasi 1 miliardo e 400 milioni di individui, che dopo aver perso due guerre mondiali e aver vissuto sulla propria pelle quattro decenni di regime comunista non vedono l’ora di prendersi ciò che ritengono gli spetti di diritto: un tenore di vita dignitoso, simile a quello degli Occidentali. Questo ci spaventa, perché la Cina ha un’enorme quantità di denaro, perché potrebbe presto diventare una superpotenza militare, perché sta pianificando la propria crescita con una visione strategica degna del leggendario generale Sun Tzu e perché, a differenza di quanto avviene in Occidente, grazie al Partito Unico può fare le sue mosse pensando non alle elezioni dell’anno prossimo, ma allo scacchiere internazionale dei decenni a venire.

Un ora in compagnia di Fan Gang per capire cos’è la Cina di oggi

Fan Gang ha 61 anni e ne dimostra 45. Ha una figlia (una sola, perché quando lui era giovane le coppie cinesi non potevano avere più di un figlio) e un lavoro interessante: progettare la Cina di domani. È un economista che ha studiato a Pechino e ad Harvard ed è attualmente il direttore dell’Istituto Nazionale Cinese per le Riforme Economiche. In altre parole, Fan Gang è l’uomo a cui tutti i grandi della Terra, da Barack Obama a Henry Kissinger, da Angela Merkel a Uwe Corsepius, chiedono consiglio su come fare con questa Cina che nessuno capisce.

The Biz Loft – La Cina ci spaventa. Perché è ricca e potente, ma soprattutto perché noi, dottor Fan Gang, non vi capiamo. Ci spiega in cosa siete diversi da noi, se lo siete?

Fan Gang – Le persone sono persone. In Cina come altrove. Vogliamo diventare ricchi, comprare una casa per poterci allevare dei figli come si deve e una macchina per portarli a spasso. Ciò che ci differenzia è lo stadio di sviluppo economico che stiamo vivendo. Sebbene la Cina sia un paese in cui vivono persone molto ricche, il nostro prodotto interno lordo pro capite è ancora fermo a 4 mila dollari l’anno (il prodotto interno lordo pro capite di un europeo è 10 volte più alto, ndr). E le disparità sono ancora profonde, se pensa che per sette cinesi su dieci il Pil pro capite si ferma a due mila dollari.
[inlinetweet prefix=”#Cina: ” tweeter=”Grazie!” suffix=”null”]La Cina sta sperimentando oggi la fioritura economica e industriale che voi europei avete vissuto molto tempo fa[/inlinetweet] e questo ci rende più ambiziosi e determinati ad arricchirci il più presto possibile.

fan gang china shanghaiInoltre, tutto quello che vedete qui è di fatto la prima generazione di qualcosa che sta ancora nascendo. La prima generazione di imprenditori, che speculano e corrono rischi perché mancano in saggezza ed esperienza. Ma anche la prima generazione di governanti, che si trovano a confrontarsi con un’economia di mercato che ancora stanno cercando di capire. Tutto questo non era ma successo, nemmeno nel Medioevo. A voi occidentali i politici cinesi possono sembrare forse troppo cauti. Ma lo sono perché riconosciamo la propria inesperienza. In un’economia dominata da capitali di rischio e derivati, sbagliare è facile. E noi non vogliamo sbagliare. Quanto ai consumatori cinesi, anche loro sono alla prima generazione. Vogliono tutto e lo vogliono adesso.
L’Europa è una società matura. Avete denaro, sviluppo e un sistema di assistenza sociale che funziona, anche se adesso sta scricchiolando. La Cina non ha ancora questi privilegi. Chi vive nelle grandi città cinesi gode di una certa protezione sociale, ma questo ancora non avviene per chi vive e lavora in campagna, che in Cina è ancora l’80 per cento della popolazione.
Poi c’è il tema dell’innovazione. Ci dite che quella cinese è un’economia che copia e non innova. Ma come può innovare un tessuto imprenditoriale tanto giovane? Che alternative abbiamo confrontandoci sono economie come le vostre, che hanno 200 anni di sviluppo industriale alle spalle? Copiamo e produciamo a basso costo per entrare nel mercato. E nel frattempo facciamo del nostro meglio per diventare grandi.

Perché la Cina ha deciso di uscire dal suo isolamento millenario?

The Biz Loft – Per duemila anni la Cina ha considerato se stessa il centro dell’universo e non ha fatto nulla per aprirsi seriamente al resto del mondo. Perché adesso ha cambiato idea? Cos’è cambiato?

Fan Gang – La Cina non ha mai avuto alcun bisogno di espandersi: era un paese molto grande e questo le permetteva di svilupparsi internamente, in armonia. Poi sono arrivate le grandi guerre e le sconfitte, che ci hanno imposto un punto di vista nuovo. All’improvviso eravamo più piccoli. Negli anni Settanta il nostro livello di arretratezza rispetto a Giappone e Occidente sembrava incolmabile. E siccome in un’economia di mercato il protezionismo alla lunga non funziona, la Cina ha cominciato a crescere. Mi creda: non per una decisione precisa, ma attraverso una scelta collettiva inconscia e progressiva. Una scelta di cui oggi cominciamo a goderne i benefici grazie all’effetto speed over.

The Biz Loft: Speed over?

fan gang cina crescitaFan Gang – È un meccanismo fondamentale per le economie in fase di sviluppo. Alla Cina mancava tutto: la conoscenza, la tecnologia, un management adeguato. Ma aprendosi al mercato ha avuto l’occasione di imparare. Siccome il nostro costo del lavoro era basso, le vostre aziende hanno aperto qui le loro fabbriche, ma così facendo ci hanno anche insegnato ad aprirne di nostre. Siccome eravamo un grande mercato avete costruito qui le vostre filiali commerciali, ma imponendovi il modello delle joint venture siamo entrati nei vostri consigli di amministrazione. Commerciando con voi abbiamo studiato il vostro modo di negoziare. Mandando i nostri figli a studiare nelle vostre università abbiamo acquisito le vostre tecnologie. E adesso i capitali stranieri rappresentano solo una quota minore nell’economia cinese: abbiamo imparato a cavarcela da soli. E grazie allo speed over effect ci siamo riusciti in tre decenni soltanto.

The Biz Loft – Se il suo obiettivo era rassicurarci, non ci è riuscito. Perché se la Cina di oggi non è che l’inizio di qualcosa, per un europeo c’è poco da stare tranquillo, non le pare?

Fan Gang – Nonostante la crescita che tutti potete vedere, ci vorranno ancora da 30 a 50 anni prima che la Cina diventi una potenza globale. Ne impiegheremo 15 solo per raggiungere il vostro livello di Pil pro capite, sempre se riusciremo a crescere almeno del 6-7 per cento l’anno, il che non è scontato. Ed è il Pil pro capite che dà l’esatta misura dello sviluppo di un paese, perché rappresenta in denaro prodotto non dal paese nel suo complesso, ma da ogni singolo cittadino.

The Biz Loft – Lei continua a riferirsi al prodotto interno lordo come un indicatore del benessere dei cittadini. Eppure un numero crescente di economisti e filosofi occidentali ritiene che i valori che contano davvero per le persone non possano essere misurati con il Pil.

Fang Gang – E io non posso che concordare: non tutto si può comprare, ma molte cose vanno comunque pagate. Per avere un’istruzione e una qualità della vita migliore ci vuole, soprattutto all’inizio, il denaro. Ed è questo, il denaro, che la maggior parte di cinesi sta oggi cercando di produrre: cerchiamo di incrementare il nostro tenore di vita proprio per poterci permettere le cose a cui accennavate voi.

In Europa diciamo spesso che se ogni cinese avesse un’automobile le risorse del pianeta si esaurirebbero in un giorno. Probabilmente si tratta di un’esagerazione, ma senza dubbio la Cina si sta preparando per consumare domani molte più risorse di quelle che consuma oggi. Secondo lei questo fenomeno rappresenta un problema per l’ecosistema?

Non si tratta solo di noi: tutti i paesi emergenti stanno percorrendo la medesima strada.

The Biz Loft – Sì, ma voi siete quasi un miliardo e mezzo…

Fan Gang – Mi creda: per un amministratore pubblico è molto difficile chiedere al proprio popolo di non fare una cosa che desidera fare perché deve salvare il pianeta. “Non andare in vacanza!”, “Non guidare un’auto!”. A maggior ragione se altre persone, in Europa e negli Stati Uniti, lo fanno tutti i giorni senza preoccuparsi delle conseguenze. Quindi, per essere chiaro: noi cinesi non abbiamo partecipato alla grande orgia di consumi che voi occidentali vi siete permessi negli ultimi decenni e quindi abbiamo il diritto di farlo ora. Non intendiamo consumare più di quanto abbiate fatto voi in passato. Ma adesso è arrivato il nostro turno.

La crescita cinese e il rischio ecologico

The Biz Loft – Ok. Ma non crede che per mantenere un equilibrio, se qualcuno consumerà di più qualcun altro dovrà pagarne il prezzo consumando di meno?

Fan Gang, inquinamento cina

Fan Gang – Ancora non sappiamo se risorse del Pianeta siano o meno sufficienti per alimentare la crescita globale. Ma i cinesi hanno il diritto inalienabile di consumare almeno come gli occidentali. Detto ciò, parliamo pure delle risorse. Se ce ne saranno di meno il loro prezzo crescerà e tutti dovremo fare dei sacrifici. Ma io sono un ottimista e credo che l’umanità saprà trovare soluzioni adeguate. Se le risorse cominceranno a costare troppo investiremo più denaro sulla ricerca e troveremo il modo per usarle meglio, oppure per sfruttarne altre, come il sole e il vento, o magari qualcosa di completamente nuovo che oggi non immaginiamo ancora. Vogliamo cercare insieme un nuovo modello di sviluppo? Siamo pronti! Ma non veniteci a chiedere di ridurre i nostri consumi per le vostre preoccupazioni sull’ecologia, perché la risposta sarà no.

The Biz Loft – Magari in Cina, non trova?

Fan Gang – Forse sì. In maggior produttore di brevetti del mondo, già oggi, è la Cina. Il problema è che per per il momento il 60 per cento di questi brevetti è comunque di proprietà occidentale. Una situazione che fortunatamente sta cambiando.

The Biz Loft – Una posizione, quella cinese su questi temi, un po’ intransigente…

Fan Gang – Sa qual’è il paradosso? Gli occidentali continuano a chiedere ai cinesi di consumare di più, perché vogliono vendere i loro prodotti in questo enorme mercato. Ma al tempo stesso ci chiedono di ridurre il nostro livello di consumi. Non sembra anche a voi un paradosso?

The Biz Loft – In effetti..

Fan Gang – Ecco: la soluzione a questo paradosso è questa: continuare a crescere, ma usare la tecnologie e l’innovazione come chiave per diventare più efficienti. E tutti saremo più contenti.

Il ruolo degli emigrati nell’economia cinese secondo Fan Gang

The Biz Loft – Negli ultimi decenni si è verificato un immenso flusso migratorio di cinesi in altri paesi. Come sono considerati gli abitanti delle tante Chinatown del pianeta dai cinesi che sono rimasti a casa?

Fan Gang – Li consideriamo senza dubbio come una parte integrante dell’economia cinese. La maggior parte di loro, anche in Italia, ha collegamenti molto stretti con l’economia cinese. Prendono ordini da aziende cinesi, vendono nei paesi esteri e spediscono parte degli introiti in Cina.

The Biz Loft – Eppure sono l’unica comunità che, almeno in Italia, rifiuta sistematicamente ogni tipo di integrazione. Quindi questo scambio economico non genera vere relazioni, ma soltanto un valore economico. Come un ponte che non conduce a nulla.

Fan Gangh: immigrati cinesi all'estero

Fan Gang – Se ci pensate, la comunità internazionale qui a Pechino non è tanto diversa da quella che descrivete. Gli stranieri sono qui per motivi di business e se ne stanno soprattutto per conto loro. Le eccezioni ci sono, ma sono molto rare. Inoltre, mentre in Occidente i cinesi cominciano a integrarsi socialmente a partire dalla seconda o dalla terza generazione, qui in Cina voi non fate così, perché quasi sempre tornate a casa dopo aver concluso gli affari per cui eravate venuti.

The Biz Loft: Ma come? Nessuno occidentale si innamora e si sposa con una cinese o viceversa?

Fan Gang – Raramente. Uno dei miei fratelli ha sposato una donna inglese qui in Cina. Ma si tratta di casi isolati. E il motivo è che la Cina è ancora un paese in via di sviluppo: poche persone immaginano il proprio futuro in un paese non ancora completamente sviluppato. È un fenomeno non solo cinese, ma di ogni comunità che vive in un paese straniero.

The Biz Loft – Cambiando argomento, come reagiscono i cinesi, i singoli individui, a questi enormi cambiamenti che la Cina sta attraversando? Dopo decenni di stasi, oggi possono viaggiare, comprare, permettersi cose che fino a ieri nemmeno immaginavano. Come vivono questa situazione? Sono felici, eccitati, orgogliosi, impauriti? Non vedono l’ora di partire o vogliono partecipare a questa nuova era cinese restando in patria? In altre parole: che cosa sognano i cinesi?

Fan Gang – Ognuno di noi sogna ciò che può sognare. Chi vive in mezzo a una strada non sogna di fondare a un’azienda in America, ma di potersi permettere una casa per sé e la propria famiglia. Ma quando riesci a creare una piccola impresa, allora cominci a sognare di farla diventare grande. E quando ci sei riuscito, allora sogni di spostarla nella Silicon Valley.
La natura dei cinesi è molto pragmatica. Da sempre. Ci muoviamo per piccoli passi e così fanno anche i nostri sogni.

The Biz Loft – Lo stesso vale anche per i giovani?

Fan Gang ricchezza in cina

Fan Gang – I giovani cinesi di oggi, quelli che vivono nelle grandi città, danno per scontate molte cose che per la mia generazione era un sogno e oggi mi sembrano molto simili ai giovani europei o americani. Danno per scontato poter salire su un aereo o studiare in un’università straniera e non si considerano inferiori a nessuno. Parlano l’inglese e sono pronti a entrare a far parte a pieno diritto della comunità internazionale. Per contro, non hanno il senso della storia, non sanno com’era la Cina prima che loro arrivassero.
Ma nelle campagne, l’unica cosa che i giovani desiderano è il business. Vogliono combattere per ottenere quello che per il momento una piccola percentuale di loro coetanei ha ottenuto. I giovani cinesi di città possono permettersi di seguire le proprie inclinazioni: desiderare di diventare capitani d’azienda o giornalisti, musicisti o pittori. Ma quelli di campagna vogliono avere prima di tutto il denaro senza il quale a quei sogni non possono nemmeno pensare.

The Biz Loft – In Europa vi invidiamo, perché per via della mancanza di un’alternanza politica avete l’opportunità di progettare il vostro futuro con un orizzonte di decenni. Noi facciamo più fatica: i governi europei cambiano spesso troppo in fretta per poter realizzare progetti ambiziosi a lungo termine. È davvero così?

Fan Gang – Ciò che i politici cinesi hanno è la visione. Sono per tradizione portati a vedere il futuro a lungo termine. Era così secoli fa’ ed è rimasto tuttora. So che a voi può sembrare strano, ma in Cina, al contrario di quanto avviene in molti altri paesi, i politici sono così: pensano a lungo termine. Poi c’è il tema della stabilità di governo. L’anno prossimo in Cina avremo un nuovo esecutivo. Ma gli amministratori che arriveranno, e che resteranno al Governo per i per i dieci anni a venire, avranno il preciso compito di portare avanti ciò che i loro predecessori hanno fatto….

The  Biz Loft – Siamo d’accordo. Ma (perdoni l’interruzione) questo avviene perché, al contrario di quanto avviene nelle democrazie occidentali, qui in Cina non esiste l’alternanza. Voi avete un unico partito, il che rende tutto più facile sotto questo profilo, non le pare?

Fan Gang – Forse vi sfugge il fatto che il nuovo Governo sarà comunque eletto.

The Biz Loft – Dal popolo?

Fan Gang – No. Dalle alte sfere del Partito.

Secondo Fan Gang, il vero pericolo per l’Occidente non è la crescita della Cina, ma la possibilità che tale crescita rallenti

The Biz Loft – C’è una domanda che ci ronza in testa e che a lei potrà sembrare banale. Oggi lavoriamo tutti di più, abbiamo una tecnologia migliore rispetto al passato e siamo probabilmente anche più in gamba delle generazioni precedenti. Ma allora come mai abbiamo tante difficoltà economiche. In altre parole: perché il mondo sta vivendo questa grave crisi economica?

Fan Gang – In economia lo spieghiamo con la curva di fluttuazione. Ma al di là della tecnica la spiegazione è semplice: negli anni precedenti alla crisi, negli anni Ottanta e Novanta, abbiamo speso più di quello che potevamo permetterci. Abbiamo consumato troppo. E i politici di allora hanno fatto promesse che i loro successori non avrebbero potuto mantenere: meno ore di lavoro, più anni di pensione, lo stato sociale per tutti…

The Biz Loft – Insomma, ci hanno mentito?

Fan Gang – In breve, sì. E questo ha dato vita alla bolla speculativa. Ci siamo fidati di queste promesse e abbiamo speso più di quanto avevamo. Il risultato sono la crisi di oggi e i sacrifici che dobbiamo fare per recuperare stabilità.

The Biz Loft – In altre parole, lei prevede che gli europei dovranno rinunciare a molti dei privilegi che hanno acquisito?

Fan Gang – Senza dubbio sì. Per qualche anno non potrete crescere e forse entrerete in un’epoca di recessione. Ma questo non vale solo per l’europa. Sono stati in molti a sprecare risorse negli anni passati. Pensate a Dubai, a tutti quei grattacieli scintillanti che sono stati costruiti e che adesso nessuno può permettersi di abitare. Ora che li ha costruiti deve avere pazienza, deve aspettare che l’economia torni a crescere e che qualcuno torni ad avere il denaro necessario per comprarli.

The Biz Loft – Quanto dovremo aspettare? Quanto durerà quest’era di sacrifici?

Fan Gang – Qualcuno parla di almeno 20 anni. Io, come le ho detto, sono un ottimista e penso che forse ci riusciremo un 5 anni, forse qualcosa in più.

The Biz Loft – La Cina sta comprando aziende, infrastrutture e beni in tutto il mondo. Questo dovrebbe spaventarci?

Fan Gang: produzione cinese

Fan Gang – Potrei rispondervi che questo non avverrebbe se voi occidentali non aveste perduto un po’ di smalto (Fan sorride, ndr). Più seriamente, sappia che il 98 per cento delle risorse del pianeta sono ancora controllate dai governi o dalle aziende occidentali. Perfino in Arabia Saudita. Quindi a noi cosa resta: cercare le risorse che ci servono dove voi ancora non avete comprato tutto.

The Biz Loft – Stiamo parlando di risorse da un po’ e non possiamo non pensare al fatto che molte delle guerre passate sono state combattute proprio per il controllo delle risorse. Negli ultimi decenni il mondo è stato in sostanziale equilibrio, almeno dal punto di vista militare, perché c’era di fatto una sola superpotenza, gli Stati Uniti. Ma se come pare presto o tardi la Cina diventerà la seconda superpotenza del Pianeta, continueremo a essere in grado di mantenere la pace?

Fan Gang – Per quanto posso vedere, la Cina, almeno a medio termine, non ha alcun interesse in un conflitto, perché sotto il profilo militare sconta decenni di svantaggio rispetto agli Stati Uniti, ma anche perché una guerra mondiale oggi non potrebbe veramente essere vinta da nessuno. Cosa ci resta? Il commercio e l’economia. Se tutto procederà normalmente, se la Cina continuerà a crescere, i conflitti futuri verranno combattuti sulla base della competizione economica. La Cina diventerà una superpotenza, ma continuerà a usare gli strumenti che le sono più congegnali, quelli pacifici. Ma se la crescita cinese si dovesse fermare diventerà difficile per il nostro governo alimentare nella popolazione la speranza di poter realizzare i propri sogni e guerra potrebbe diventare un’opzione. Non preoccupatevi se la Cina cresce: preoccupatevi della possibilità che smetta di crescere.

NOTA: questa intervista è apparsa per la prima volta su: paoloconti.net