Che cos’è la Internet of Everything? Tra scienza e filosofia, è il nostro futuro in un mondo connesso e sempre più intelligente

Gli oggetti ci parlano, immersi in un eterno divenire di informazioni, grazie a nuove tecnologie di connessione: l’attenzione si sposta dall’Rfid alla Internet of Things (intelligenza delle cose) che qualcuno inizia a chiamare Internet of Everything (intelligenza di ogni cosa).

internet of things

Internet of Everything significa che tutto il mondo diventa comunicante grazie alle nuove tecnologie (con o senza fili). Le automobili, gli edifici, le piante, le confezioni dei prodotti, gli altoparlanti dello stereo, gli occhiali (i Google Glasses sono solo i dispositivi indossabili intelligenti di una lunga serie). Insomma tutti gli oggetti animati o inanimati possono dialogare con noi. Come lo fanno? Grazie a sensori, carte Sim, tag Rfid ma anche (e sempre più) attraverso i nostri smartphone. L’aggiunta di una nuova componentistica intelligente consentirà agli oggetti di diventare veri e propri nodi di una comunicazione che viaggia attraverso il World Wide Web.

“Oggi, poco meno dell’1% di ciò che può essere connesso alla Rete lo è effettivamente – ha spiegato David Bevilacqua, vicepresident South Europe Cisco -. Per arrivare a questo ci sono voluti almeno vent’anni, attraverso diverse fasi che si sono susseguite con rapidità crescente. Dalla prima era della connettività siamo passati alla Networked Economy (Economia della Rete), e oggi viviamo in un contesto in cui attraverso la rete si vivono esperienze relazionali e immersive: con i social network, con la collaboration, la possibilità di accedere ovunque in mobilità e con ogni mezzo al nostro mondo digitale”.

Sono dati ma, siccome sono tanti, si dicono Big Data

Big dataNon è un caso che la prima a parlare di Internet of Everything invece che di IoT sia stata Cisco (già un paio di anni fa). Signore storico del networking, il provider conosce la vera natura della Rete e delle possibilità applicative di questa intelligenza che viaggia tra cavi e satelliti, tra sensori, lettori e smartphone, gestita attraverso un corollario di software che veicolano e usano in vario modo quel nuovo flusso di informazioni (che gli esperti chiamano Big Data).
Internet, infatti, non è una rete: è la Rete. Un sistema neurale di connessioni che favorisce il passaggio delle informazioni più disparate, dal tasso di umidità dell’aria all’arrivo di un pulman, dal quantitativo di Like al numero di transazioni di pagamento.
Cisco sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione e di evangelizzazione sulla Internet of Everything, snocciolando dati  che spiegano i fatti: nel mondo sono 2,2 miliardi gli utenti connessi a Internet (in pratica un terzo della popolazione mondiale). Nel 2012 gli oggetti connessi erano dodici miliardi, nel 2015 saranno 15 miliardi, nel 2020 quaranta miliardi. L’evoluzione della Internet of Everything? Raggiungere il 99% di quel mondo ancora non collegato per capirlo meglio, trasformando la tecnologia in nuove opportunità di servizio.

Internet of Everything in un Italian Forum

Negli scorsi giorni l’Internet of Everything Italian Forum (road show itinerante del provider) si è tenuto a chiusura del Cisco Live, l’appuntamento più importante a livello europeo per la comunità di partner, clienti, sviluppatori Cisco. Settemila persone riunite a Milano per capire di che cosa si parla quando si tirano in ballo sensori, tag Rfid, connessioni e tutte le potenzialità dell’Internet of Everything. Cisco ha chiamato esperti e comunicatori capaci di trasformare il linguaggio dei tecnici (che parlano di Internet of Things e di Rfid) in un linguaggio per tutti. Perché una cosa è certa: l’Internet delle cose cambierà ogni cosa e, a mano a mano che nuove persone, processi, dati, cose potranno connettersi e interagire grazie alla Rete, potremo usufruire di nuove informazioni e servizi che prima non avremmo mai preso in considerazione.

Internet of Everything

L’interesse al tema è importante soprattutto perché la Internet of Everything (IoE) rappresenta la quarta rivoluzione industriale.

“È essenziale comprendere fin dall’inizio la portata della Internet of Everything per capire come sfruttare al meglio le opportunità aperte dall’evoluzione tecnologica che sta dando forma a questa nuova era, connettendo il nostro Paese con gli scenari globali – ha detto Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia -. Se oggi le persone interagiscono con il web con strumenti quali il pc o lo smarthpone, attraverso i social network e altre reti, nel mondo dell’Internet of Everything le persone stesse potranno diventare nodi della rete, comunicando dati e informazioni, attraverso sensori e in altre forme. Il valore e la rilevanza delle nuove connessioni che nasceranno sarà determinato dall’attivazione di processi in grado di garantire che le informazioni corrette raggiungano il destinatario corretto, nel momento giusto e nel modo più appropriato: in sicurezza e proteggendo la privacy. I dati prodotti da ciò che sarà connesso alla rete non saranno più disponibili solo in forma grezza, perché la maggiore intelligenza e le maggiori funzionalità disponibili permetteranno di combinarli producendo informazioni cui macchine, computer, umani potranno attingere”.

Quanto vale il mercato della Internet of Everything

Valore Internet of everythingNello sforzo di comprendere meglio questa rivoluzione, Cisco ha condotto un’analisi sull’impatto economico potenziale dell’Internet of Everything per quantificarne il valore. Il risultato? 14.400 miliardi di dollari per il solo settore privato, a livello globale, nei prossimi dieci anni, come risultante del progressivo emergere dell’Internet of Everything e 4.600 miliardi di dollari per il settore pubblico.
I risultati vengono da una combinazione del nuovo valore economico netto creato come conseguenza dell’Internet of Everything e del valore che migrerà dalle aziende, dalle amministrazioni e dai settori che resteranno indietro a quelle che sfrutteranno le innovazioni in arrivo, sottraendo a questo i costi di implementazione delle stesse. Basandosi su tale analisi, l’Internet of Everything ha la potenzialità di aumentare i profitti aziendali globali di un 21% aggregato, nei prossimi 10 anni.
Adottando un approccio bottom up, l’analisi prende in considerazione casi di utilizzo per i quali i dati sono disponibili, in opposizione a un approccio top down basato per buona parte su previsioni ad ampio raggio in termini di miglioramento della produttività e del Pil. Alcuni dei casi di utilizzo, come l’adozione di tecnologie di collaboration e il maggiore utilizzo del telelavoro, riguardano tutti i settori economici; altri, sono specifici di un settore.

IoT come …Italian of Things? Speriamo di no

La Internet of Everything è una realtà che chiama in causa non solo gli smartphone o le smart city (considerando che nel 2050 il 65% della popolazione mondiale vivrà in una città, la gestione dei servizi non sarà banale). Ci vuole tanta nuova intelligenza, anche per il sistema Italia. Sul palco di Cisco, infatti, chiamati a parlare esponenti diversi da quelli del solito business. Stefano Mancuso, Director – Linv Polo Scientifico Università di Firenze, ad esempio, che in qualità di scienziato e di botanico ha ricordato che in Italia ci sono 70 milioni di piante che potremmo utilizzare come sensori per rilevare tantissime informazioni come l’umidità, l’inquinamento o i terremoti, senza doverne introdurre di nuovi e artificiali (aggiungendo che le piante in più sono autoriparanti, il che dice tante cose…). Il mondo della ricerca sta lavorando per noi, ad esempio su dei microrobot che possono sostituire le medicine, intervenendo in modo specifico e mirato sulla causa fisica della malattia per rimuoverla senza contaminare o intaccare l’organismo. Internet of Everything significa anche che dobbiamo rispettare la natura e sviluppare un’intelligenza capace di identificare nuovi rapporti tra forma e funzione. Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica delle Informazioni dell’Università di Oxford, ha accompagnato il pubblico nella comprensione più esistenziale della natura delle cose e del mondo che ci circonda, speculando come un tempo facevano i greci presocratici quando cercavano di dare un senso al mondo e al nostro essere nel tempo e nello spazio. Internet è interazione e noi siamo interattivi: invece di concentrarci sugli oggetti, dobbiamo focalizzarci sulle interazioni per capire la portata dell’innovazione e sviluppare il nostro futuro. L’Internet of everythings è il tempo delle cose immerse nel business ma anche quello di un Paese come l’Italia che, come ha ironizzato Riccardo Luna chiamato a chiudere la tech session, parla di futuro e di agenda digitale senza saper parlare inglese o che spiega l’Agenda Digitale con una pagina Web che per sei mesi è rimasta criptata dietro al cartello Sito in manutenzione. La Internet of Everything è un obiettivo importante per ogni singolo individuo che vuole contribuire a un nostro futuro più smart. Tutto questo al di là degli sviluppi del rapporto Caio, commissario di Governo per l’Agenda Digitale italiana che, speriamo, aiuti il Paese distinguendosi dai vari Tizio e Sempronio venuti prima di lui.

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *