Sto uccidendo la lingua italiana e non riesco a smettere. Aiuto!

la lingua italiana

Ho sempre amato la lingua italiana. E sebbene l’abbia spesso tradita sono sempre tornato da lei. Ora però la sto uccidendo. E non riesco a fermarmi. Ho bisogno di aiuto.

Ho iniziato anni fa, quando scrivevo sulla carta e l’internet era ancora un futuro in fieri. L’amore fra la lingua italiana e me era in quei giorni al culmine del suo splendore. Giocavamo di fioretto come adolescenti sulle pagine di libri e giornali, sperimentando nuove combinazioni, emozionati e felici.

Tanto assoluto era quell’amore che quando inziai a scrivere online non percepii il pericolo. Avrei dovuto, continuo a ripetermi. Ma non accadde. Sono convinto che lei, la lingua italiana, fosse a quei tempi ignara quanto me di ciò che l’aspettava, perché non diede alcun cenno di accorgersi che qualcosa stava cambiando. Ingenua…

Sto riscrivendo la lingua italiana, nel modo peggiore

Scrivere online sta cambiando il mio modo di esprimermi, lentamente, ma inesorabilmente. Scrivere per guadagnare mi regala libertà (ne scriverò presto), ma anche le sbarre di una prigione. In rete guadagno in proporzione a quanto ciò che scrivo viene trovato dagli altri. Ed ecco il tranello che non avevo visto arrivare: mentre sulla carta è chi scrive a trasmettere la lingua italiana a chi legge, su internet accade l’opposto: giornalisti, blogger, uomini di marketing e scrittori sono spinti a usare le parole dei loro lettori.

Si comportano così perché quanto più la loro parola scritta corrisponde con esattezza alle ricerche dei potenziali lettori, tanto più i motori di ricerca segnaleranno i loro articoli e post alle persone giuste, il che aumenta la probabilità che quelle persone clicchino sui banner e i link di affiliazione facendo guadagnare chi scrive.

Potrà sembrarti un ottimo esempio di democrazia espressiva. Da principio ne ero convinto anch’io. Poi però ho sperimentato in prima persona quanto questo meccanismo sia subdolo e potente. E quanto fragili siamo, la lingua italiana e io, di fronte al disastro in arrivo. Mi spiego con un paio di esempi.

Scrivere online mi spinge a tradire la lingua italiana

La parola chiave “migliori film” è estremamente remunerativa. In tanti la scrivono su internet quando sono in cerca di ispirazioni cinematrografiche per la serata. Gli editori, dai piccoli blogger come me ai grandi giornali online, lo sanno e fanno il possibile per apparire in prima pagina su Google a chi cerca quelle parole. E così chi è avezzo a scrivere per un giornale online ha spesso di farci caso.

Sei ore fa ci ha provato la web TV popcorntv.it, testata legalmente riconosciuta dalla SIAE, pubblicando un articolo per posizionarsi in prima pagina con la parola chiave di cui sopra. Il titolo dell’articolo è: “Migliori film sugli animali selvatici”. Converrai con me: più che da un giornalista sembra scritto da Tarzan: dove diavolo è finito l’articolo?

Semplice: un titolo che inizia con la parola chiave tende a posizionarsi più in alto degli altri. Ed ecco che, senza alcuna considerazione per grammatiche e dizionario della lingua italiana, “I migliori” diventa “Migliori”.

Scrivere online: sto uccidendo la lingua italiana

Restando nell’ambito del cinema, i film d’azione sono fra i più visti e cercati. E come nell’esempio precedente, tutti vogliono apparire per primi quando qualcuno su internet cerca la parola chiave “film d’azione”.

Ora, l’algoritmo di Google riconosce l’apostrofo. Ma chi naviga in rete è ormai abituato all’intelligenza dei motori di ricerca e sa bene che scrivendo la contrazione “film azione” al posto di “film d’azione” otterrà il medesimo risultato. Google registra questo comportamento e la conbinazione dei due fenomeni produce ciò che vedi nella foto qui sotto: per arrivare prima degli altri, mymovies.it, il sito d’informazione di riferimento nel settore, titola la sua sezione “Film azione del 2015”. Se un vocabolario di lingua italiana potesse urlare…

Il SEO cambia la lingua italiana

Aiuto!

Quanto a me, osservo e faccio del mio meglio per non caderci. Ma non ci riesco. Mi sono reso conto che per esempio uso sempre di più una forma di titolazione giornalistica accettabile, a cui farei però appello molto più di rado se non fosse per la mia insaziabile fame di posizionamento.

Titolo un pezzo, per esempio, “Come diventare giornalista: appunti sullo scrivere online“. Non è sbagliato, ma privo dall’ossessione del SEO avrei probabilmente optato per qualcosa di più fluido. Però la parola chiave “come diventare giornalista” è quella che mi interessava e così ho tradito il mio amore. Di nuovo.

Recentemente mi sono sorpreso a scrivere “i migliori telefonini 100 euro”. Mio Dio.

A uccidere la lingua italiana hanno iniziato i blogger più spregiudicati, quelli a cui non importa pubblicare qualcosa di sensato, ma soltanto arrivare primi. Ma il virus si è trasmesso in fretta e oggi a tradire siamo sempre di più. Trovo quotidianamente esempi di storpiature funzionali sui giornali, sui siti delle case editrici più prestigiose, che quando si tratta di scrivere online violano le regole basilari della grammatica e della sintassi. Mi metto nei loro panni, li capisco e li compatisco quanto compatisco me stesso.

Voglio smettere, dicevo, ma non so come fare (avrai notato quante volte ho ripetuto qui la parola chiave “lingua italiana”)… Vorrei scrivere online e tornare a essere un compagno fedele. Puoi autarmi?