Da un piccolo microchip Rfid a grandi opportunità di business: tre esempi concreti, tra gestione degli asset, tracciabilità e supply chain

Constatandone gli evidenti benefici economici e provandone l’effettivo Roi, sempre più aziende scelgono di puntare sull’impiego di microchip Rfid come una tecnologia a valore aggiunto. L’era della Internet of Things e delle smart city sta affossando un passato in cui la tecnologia a radiofrequenza era vista come complessa e costosa.

microchip rfid

I campi di applicazione del microchip Rfid

Le aziende che si approcciano all’Rfid ora, avendone compreso le potenzialità, non si chiedono più come questa tecnologia funzioni o se sia davvero conveniente: ormai si pensa creativamente ai modi in cui un microchip Rfid può risolvere i problemi reali del business. Le aziende oggi puntano a identificare e quantificare i benefici che derivano dall’implementazione di questa tecnologia: vogliono capire come l’Rfid può aiutarli ad aumentare la sicurezza e la trasparenza delle operazioni e risolvere quei problemi specifici che non si possono affrontare con l’ausilio di tecnologie alternative, come per esempio i codici a barre. Anche in qualità di semplici cittadini o consumatori, siamo a contatto con i microchip Rfid più spesso di quanto possiamo immaginare. Qualche esempio? Sono molte le aziende che hanno inserito i tag Rfid nei badge dei propri dipendenti per monitorare gli accessi del personale. Non solo, i microchip Rfid sono presenti anche nelle nostre carte contactless, nei sistemi di pagamento veloce, nelle smart card o nei documenti elettronici… L’identificazione a radiofrequenza, infatti, è in grado di risolvere numerose problematiche in più campi di applicazione: dall’industria, al retail, passando per la pubblica amministrazione e il sistema sanitario. In pratica? Stiamo parlando del supporto nell’ottimizzazione di processi quali la gestione del magazzino, il monitoriaggio delle attività, la gestione della catena distributiva o del cosiddetto Work-In-Process (Wip).

L’Rfid in pratica (3 esempi concreti)

I microchip Rfid oggi si implementano in una miriade di applicazioni differenti: potete ignorare come funzionino ma dovete sapere a che cosa servano.. Intermec ha realizzato un white paper (qui  il link per scaricarlo) che sottolinea i molteplici impatti positivi che un microchip Rfid può avere sulle diverse fasi operative di un’impresa e sui processi di business. Il focus è sui tag Uhf passivi, il cui utilizzo sta vivendo una rapida crescita grazie al protocollo di comunicazione standard, alle considerevoli capacità tecniche e ai prezzi in costante diminuzione. Ed ecco tre case study internazionali in pillole.

#1 Perfezionare la gestione degli asset: il caso Mission Foods
La merce, i singoli oggetti o i documenti possono essere rubati, rovinati, rotti. Ma anche gli animali e le persone devono poter Mission food usa i microchip rfidessere sorvegliate sia tra le quattro mura di un impianto di produzione, sia se si trovano in movimento lungo le diverse attività legate alla catena di distribuzione. Quando in azienda c’è un numero elevato di elementi diversi da controllare, in differenti fasi operative e magri in posti fisicamente lontani, l’errore umano è molto probabile e altrettanto pericoloso per la buona riuscità delle attività. Oltre a rappresentare un dispendio non indifferente di risorse, tempo e dunque denaro. L’identificazione automatica data dall’impiego di microchip Rfid, invece, garantisce un Roi sicuro e costituisce un alto valore aggiunto per l’intero business. Ecco il primo esempio: una delle questioni operative più spinose per la gestione del magazzino affrontate dall’azienda alimentare americana Mission Foods era quella relativa alla gestione delle casse di plastica usate per il trasporto dei prodotti. Dopo aver provato diversi fallaci metodi di gestione ed essersi resi conto che ogni anno se ne andavano via ben 3,5 milioni di dollari per sostituire i contenitori di plastica, Mission Foods ha deciso di provare con i microchip Rfid e ha iniziato a taggare tutte le casse. Avendo constatato un risparmio di 700mila dollari, l’azienda ha deciso di implementare l’Rfid anche in tutti i suoi 25 magazzini e stabilimenti.

#2 Migliorare la tracciabilità: il caso G.h. Mumm
La tracciabilità della merce lungo la catena distributiva è una necessità crescente per molte realtà produttive. Tracciare i prodotti Mumm usa i microchip Rfidnon significa semplicemente poterne verificare gli spostamenti in ogni momento, ma anche garantirne l’integrità, difenderli dalla contraffazione e dotarli di una sorta di pedegree elettronico che li renda univocamente riconoscibili e ne contenga tutte le caratteristiche utili all’identificazione. G.h. Mumm, azienda francese produttrice di champagne, ha scelto l’identificazione a radiofrequenza per garantire un costante controllo sull’alta qualità del proprio prodotto attraverso ogni stadio del processo operativo, posizionado i microchip Rfid sulle casse di champagne. Nei diversi stadi della produzione, infatti, è necessario aggiornare i dati relativi ad ogni lotto e per farlo prima occorreva di volta in volta rimuovere i barcode e sostituirli con codici aggiornati. Questo aspetto, oltre la necessità di migliorare la gestione delle scorte, ha fatto nettamente propendere Mumm verso l’utilizzo dell’Rfid. Date le iniziali preoccupazioni dovute alle interferenze potenzialmente causate dalla presenza di metalli e dalle condizioni di umidità, la scelta è caduta su robusti tag passivi incapsulati, particolarmente adatti alle specifiche caratteristiche dell’ambiente in cui si effettua la produzione di champagne. L’Rfid ha inoltre permesso all’azienda di individuare velocemente le imperfezioni nei lotti (da scartare dalla produzione). Il risultato? Ora viene individuato il 100% dei lotti difettosi. Non solo: il tempo speso in compiti amministrativi legati al tracciamento della merce lungo il processo produttivo si è ridotto del 12,5%.

#3 Ottimizzare la supply chain e la gestione dell’inventario: il caso Trasluz
I retailer al giorno d’oggi hanno bisogno di poter contare su una gestione dell’inventario aggiornata in tempo reale. Questa Trasluz usa i microchip Rfidnecessità, infatti, è cresciuta con l’imporsi della vendita al dettaglio multi-canale. Ogni microchip Rfid può fornire ai rivenditori una quantità dettagliata di informazioni in merito alla merce in e out of stock e aiuta a migliorare il posizionamento sugli scaffali. I retailer sono così in grado si assicurarsi, in modo veloce, sicuro e con l’impiego di risorse umane ridotto al minimo, che la merce sia esposta nel modo migliore per agevolare le vendite (in base agli articoli presenti in giacenza) e che sia prezzata correttamente. A beneficiare di questi vantaggi è, più di ogni altro, il settore dell’abbigliamento. Prendiamo l’esempio di Trasluz, la catena spagnola di moda-bimbo, che ha implementato l’Rfid nel proprio processo operativo: impiegando un minor numero di dipendenti nella gestione del magazzino l’azienda ha stimato che il tempo necessario alla ricezione delle merci con l’uso dei microchip Rfid è stato dimezzato. Non solo: il margine di affidabilità nei processi di spedizione è salito al 100%, il numero di furti della merce in transito si è ridotto (grazie al supporto di palmari con cui effettuare immediati controlli sulle merci in entrata nel negozio e confrontarne i numeri con i dati dell’ordine) e il tempo impiegato nella gestione delle scorte è sceso drasticamente (gli stock possono essere controllati in meno di un’ora, mentre l’inventaio dell’intero magazzino può essere effettuato in un solo giorno lavorativo).

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