Packaging smart: 6 idee per avvicinare la logistica ai consumatori

Packaging = scatole, blister, bobine, vassoi, colli, carrelli, pallet, cargo, container… Sembra quasi uno scioglilingua. Invece sono le tante facce della logistica. Imballi e confezioni, in particolare, da diversi anni sono oggetti di grande studio. Nuovi materiali e un design più attento contribuiscono a perfezionare forme e dimensioni secondo criteri di preparazione, spedizione ed etichettatura più razionali (ed ecologici).

Ma il settore è in continua evoluzione anche perché i consumatori sono sempre più esigenti. Non si accontentano più di leggere una manciata di righe su una bella scatola per ritenersi soddisfatti. Vogliono sapere cose che una volta erano solo appalto degli specialisti dei magazzini e dei trasporti. Per intenderci: origine delle materie prime, origine del prodotto, data di confezionamento, data di spedizione, data di scadenza e via dicendo. E dove vanno scritte, se non sul packaging?

Le informazioni per il packaging ci sono. Pure troppe

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La quantità di informazioni utilizzate dagli operatori della filiera in realtà sono molte di più. Riguardano lotti, matrici, colori, quantità, composizione dei materiali, accessori, ingredienti, aggiornamenti, numero ordini, fatture e chi più ne ha più ne metta. Ma dalla produzione alla consegna finale questa marea di dati (i famosi big data) si perde nei gestionali e negli archivi, digitali e cartacei, distribuiti nella filiera. In parte è un problema di scarsa integrazione. In parte è la mancanza di standard per cui lo stesso prodotto (racchiuso nel packaging), passando di mano in mano, viene codificato e ricodificato più volte. A ogni passaggio certi dati vanno persi mentre altri se ne aggiungono. Il paradosso è che la maggior parte dei prodotti che arrivano in mano ai consumatori sono …muti.

Le tecnologie ci sono. Basta sceglierle

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Grazie a tecnologie come barcode, Rfid, sensori e Gps è possibile aggiungere nuovi strumenti di gestione che, mediante più sofisticati livelli di identificazione e tracciabilità, rendono possibile tutta una serie di servizi a valore aggiunto a qualsiasi anello della supply chain dalla produzione delle materie prime al packaging, fino alla casa del cliente. Ad esempio una geolocalizzazione in tempo reale del processo di spedizione che permette di offrire anche ai clienti finali una visione dello stato di consegna delle merci ordinate, attraverso un sito Web dedicato. Oppure una tracciabilità dei prodotti capace di memorizzare tutto lo storico dei dati sin dall’origine, in modo che al consumatore finale arrivino una quantità di informazioni più dettagliate sui tempi, sulle modalità di lavorazione dei prodotti lungo la filiera, o sull’esatta composizione di un cibo o di un capo che potrebbe contenere sostanze allergizzanti. Aggiungendo sulle confezioni sensori di temperatura o di umidità anche in fase di trasporto è possibile monitorare generi alimentari, prodotti cosmetici e medicinali, certificando quella costante che garantisce la qualità del prodotto consegnato.
Perché è vero che nella logistica nessuno ancora parla di Internet of Things, ma l’intelligenza delle cose è proprio uno dei principi fondamentali per chi opera in questo settore. Oggi lo smart pakaging è già utilizzato con profitto lungo tutta la supply chain. Eccovi alcuni esempi.

1) Produzione: l’esempio di Baxi – Lo scaldabagno intelligente che semplifica la manutenzione

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Immaginatevi di ordinare uno scaldabagno a muro. Quando vi arriva, prima di buttare via il packaging, dovrete ricordarvi di staccare un’etichetta fustellata e adesiva che andrete a posizionare direttamente sul prodotto. Da quel momento in poi il vostro scaldabagno diventa intelligente: l’etichetta Rfid, infatti, ha una memoria che contiene tutti i dati del modello (anno di produzione, accessori di equipaggiamento, tipo di gas per cui è omologato e via dicendo). In questo modo il tecnico che vi viene a fare la manutenzione può immediatamente leggere col suo lettore palmare il tag Rfid e sapere come e dove intervenire per le attività di assistenza ordinaria o straordinaria, aggiornando l’etichetta con i nuovi dati legati al tipo di intervento. A farlo è Baxi, multinazionale italiana specializzata nel settore del riscaldamento, che ha introdotto un’identificazione multilivello, che triangola barcode, codici Datamatrix e tag RFId, applicati contemporaneamente sull’imballo alla fine di ogni linea produttiva. Mentre barcode e smartcode supportano le attività logistiche, il tag Rfid è consacrato ai servizi di postvendita.

2) Trasporti: l’esempio di DHL – I pacchi sensorizzati che misurano la temperatura

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Visualizzate un pacchetto di medicinali che vi dice che ha la febbre e che il suo contenuto sta superando la temperatura consentita. Non è proprio così ma quasi. Come? Mediante dei tag Rfid dotati di sensori applicati a ogni confezione (o collo), equipaggiando il packaging in linea secondo le normative vigenti. Questo perché il variare della temperatura può compromettere la stabilità e quindi la qualità del medicinale con ripercussioni anche molto gravi per la salute. Garantire la qualità dei farmaci trasportati in giro per il mondo grazie ai sensori è una scelta che ha fatto DHL. Questi piccoli dispositivi applicati alla singola confezione o al collo, misurano costantemente la temperatura del pacco in modo da informare in modo puntuale i responsabili di ogni minima variazione anomala che potrebbe compromettere la qualità del medicinale trasportato. Il tutto rispondendo al decreto del 06-07-1999 del Ministero della Sanità in cui al punto 4.6 viene specificato come “I mezzi impiegati per il trasporto di medicinali devono essere dotati di attrezzatura che garantisca la temperatura di trasporto idonea e il rispetto delle norme sanitarie”.

3) Logistica di ritorno: l’esempio di Alpha Baking – I vassoi del pane che non si perdono più

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350mila contenitori del pane distribuiti in migliaia di punti vendita di tutti gli Stati Uniti. Se ne perdevano troppi, così Alpha Baking ha deciso di sposare la logica delle 4 R: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare e Rfid. Un’analisi per capire bene dove si creava la maggior confusione e oggi i vassoi girano identificati univocamente e si sa sempre dove sono.
Ogni anno le aziende perdono tantissimi pacchi per i motivi più banali, dimenticati in giro dai trasportatori in fase di carico e scarico. Oppure arrivati in magazzino cadono in un limbo, perché qualcuno si scorda di registrare l’arrivo della merce e intanto le nuove consegne coprono il collo, che poi non si trova più. Gli analisti hanno stimato che queste perdite incidono sul bilancio di un’azienda tra l’8 e il 10%. Ma si tratta di una media: alcune aziende, infatti, arrivano al 30%, soprattutto quelle che si avvalgono di terzisti per la gestione della logistica e del packaging. E per i cargo è peggio: ogni anno spariscono nei fondali centinaia di container che, oltre a correre il rischio di inquinare, fanno perdere alle aziende somme ingenti (in questo senso ci sono diversi progetti legati all’introduzione dei tag Rfid sui container, come il progetto Euridice). Il vantaggio, oltre a un risparmio economico, è un impatto minore sull’ambiente il che, si sa, è molto apprezzato dai consumatori.

4) Supply chain: l’esempio di Antolini – Le lastre di pietra che vi avvertono quando arrivano

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Siete alle prese con una ristrutturazione e avete ordinato una vasca da bagno bellissima, in pietra naturale. Gli operai sono lì in attesa e voi non sapete se la merce è in arrivo. Allora vi sedete al computer e consultate il sito dell’azienda Antolini che ha predisposto un sistena che vi dirà esattamente dove si trova il vostro pacco e quando sarà consegnato. Questo grazie al tag Rfid inserito già nella materia prima, che permette tutta una serie di operazioni a valore aggiunto come, ad esempio, la possibilità di opzionare direttamente il materiale “sul campo” in presenza del cliente finale o di verificarne lo stato di “venduto” o “opzionato”, potendo evadere con più celerità le richieste. Considerato che alcune lastre hanno costi che si aggirano tra gli 8 e i 10mila euro, il sistema tra l’altro riduce la giacenza a magazzino dei materiale più costosi.

5) Supply chain bis: l’esempio di Agnellini – La frutta secca che vi dice tutto per telefono

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Un packaging di frutta secca che vi dice tutta la verità, niente altro che la verità: da dove viene, quando è stata raccolta, quando è iniziata la sua lavorazione, la tostatura, la salatura, il confezionamento e la consegna finale al singolo punto vendita… Così non avrete dubbi se la nocciola o la noce sono croccanti e italiane oppure deliziose e brasiliane. Come lo fa? Attraverso il vostro telefonino: basta scansionare il codice bidimensionale sulla confezione tramite apposita app che avrete prescaricato. Il signor Agnellini è riuscito a fare un miracolo: mettere insieme la logistica e il marketing usando i tag Rfid e l’intelligenza software. La tracciabilità agroalimentare dell’alimento è stata risolta dall’origine all’immagazzinaggio alla distribuzione. Una volta che il prodotto finito è opportunamente identificato, viene confezionato e le informazioni vengono sintetizzate e inserite in un tag e nel codice fustellato applicato a ogni singola confezione.

6) Punto vendita: l’esempio di Patrizia Pepe – I vestiti che in boutique si coordinano da soli

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In negozio è più facile trovare che quella camicia che vi piace sta bene con quel foulard, quel paio di scarpe o quella cintura. Gli stilisti hanno trovato il modo di aiutare i consumatori a capire meglio le loro collezioni senza pressarvi (evitando le commesse troppo pushing). Come? Con un tag Rfid che oltre a livello di magazzino viene utilizzato anche nel packaging e per la logistica in store. Ad esempio per raccontare se in negozio manca una taglia, non c’è più un colore oppure quali sono i coordinati più indicati al capo. Basta posizionare il prodotto davanti a un totem digitale a doppio schermo dotato di lettore Rfid: il video sotto fa da schermo touch screen per la consultazione, lo schermo sopra è dedicato alla modella in sfilata che indossa la mise con tutto lo stile del caso. In Italia il fashion tech lo ha introdotto Patrizia Pepe, attraverso stazioni digitali Rfid e altre tecnologie da vero concept store. L’evoluzione applicativa? Che ogni volta che la merce finisce, il sistema in automatico lo sa ed effettua il riordino.

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