Strumenti cardine della logistica, la loro gestione è tra le più critiche: stiamo parlando dei pallet. Non costano molto, ma le migliaia di quantità movimentate ogni giorno nel mondo li trasforma in valore. I bancali, infatti, si rompono, vengono rubati e, soprattutto, si perdono in giro, diventando motivo di infinite diatribe tra produttori, distributori, trasportatori. Per questo molti brand del largo consumo e della Gdo hanno cominciato a sperimentare una tracciabilità basata sull’identificazione univoca e a ragionare in un’ottica di collaboration. Utilizzare i tag Rfid su ogni pallet, infatti, porta un grosso valore, sia economico che operativo.

Alla ricerca del pallet perduto

Se ne è parlato proprio qualche giorno fa in occasione di un convegno organizzato a Milano da Assologistica Cultura e Formazione, dov’è stato presentato un progetto di tracciabilità evoluta dei pallet.  Diversi gli interlocutori chiamati a testimoniare le loro esperienze: Finiper, Gruppo Pam, Carrefour, Coca Cola, L’Oreal, Mondelez, Number 1, Ponti, Dhl, Assoimballaggi, Polymer Logistics. Partner tecnologici dell’iniziativa Tesisquare, Id Solutions e Motorola Solutions, in prima linea quando si parla di smart packaging e Intelligent Transport System.

Interscambio: i buoni pallet si vedono da lontano

L’idea di mettere a sistema la tracciabilità dei pallet nasce prima di tutto dalla volontà di impostare un sistema condiviso, capace di garantire la massima visibilità di ogni singola unità a tutti gli operatori della filiera distributiva. Il motivo? La difficoltà di presidiare la movimentazione e il servizio di presa in carico e di resa dei bancali. Quando un camion arriva con una consegna, infatti, difficilmente i magazzinieri si occupano di spallettizzare la merce. Il carico viene stoccato in magazzino e non sempre, nella permuta dei pallet, c’è equivalenza. Succede più spesso che il numero di pallet in entrata sia superiore alla capacità del destinatario di restituire lo stesso quantitativo in uscita. Per ovviare, si usa il meccanismo dei buoni pallet: tanti consegnati, tanti a rendere. E, un tanto all’anno, si riempie un bilico di pallet vuoti da restituire al mittente per il saldo. Quando gli attori coinvolti non sono solo il produttore e il distributore, includendo diversi referenti lungo una rete distributiva articolata, il numero di movimentazioni dei pallet aumenta e, in proporzione, aumentano il numero di controlli, rischio di perdite, rotture e/o sottrazioni illecite, con un conseguente aumento del costo complessivo di filiera. I buoni pallet, però, sono foglietti volanti, compilati a mano, fungendo solo come pezza d’appoggio. La loro versione digitale, grazie all’automazione, li rende uno strumento di supporto prezioso e, soprattutto, molto più trasparente.

Dal problema alla soluzione

Promuovere un progetto per una tracciabilità informatizzata dei pallet è nata nell’estate 2013 da Donatella Rampinelli, presidente di Assologistica Cultura e Formazione, e Roberto Graziotin, Business Line Executive presso TesiSquare. Inizialmente il gruppo di lavoro doveva lavorare solo sull’idea di implementare la visibilità condivisa della contabilità dei pallet, relativamente al numero di unità scambiate e dei buoni pallet sulla piattaforma di collaboration di Tesi (per altro nata in risposta a una richiesta specifica di Carrefour e poi diventata uno standard anche per Leroy Merlin, Unes, Crai, Despar e tanti altri marchi). I primi brand a entrare fattivamente nel progetto di una tracciabilità ancor apiù evoluta sono stati Finiper e Pam, seguiti nella cordata da alcuni produttori: Bauli, L’Oreal, Ponti e CocaCola. Poi un’incontro fortunato ha portato a introdurre anche l’utilizzo della tecnologia Rfid per completare il cerchio dell’efficienza.

“Sono entrato in contatto con Donatella attraverso alcuni nostri clienti, Pierangelo Romani di Kraft e Ivano Poli di GSI – racconta Francesco Guerci, Ceo di Id Solutions -, e le abbiamo proposto di lavorare anche sull’idea del pallet Rfid, spiegando le potenzialità della tecnologia e i benefici della tracciabilità legata all’uso dei tag. Avevamo dalla nostra un’ampia letteratura di supporto: in particolare uno studio di Asset Tracking prodotto dall’Rfid Lab Parma e bel progetto in Conad del Tirreno che include 30 varchi Rfid nelle baie di carico dei camion”.

Tracciabilità Rfid provata davvero

L’efficacia dell’Rfid applicato alla tracciabilità dei pallet ha spinto il gruppo di lavoro ad abbracciare immediatamente la tecnologia, aggiunta come ulteriore ambito di investigazione. Progressivamente, l’interesse delle aziende si è spostato molto sulla Rfid. Id Solutions ha portato così avanti una sperimentazione sul campo attiva, avvalendosi del contributo di alcuni partner specializzati come, ad esempio, Lab Id che ha fornito un migliaio di etichette Rfid a titolo gratuito. Le etichette, che riportano anche le informazioni in chiaro, sono state messe tra lo zoccolo e la traversa del pallet e, per garantire una lettura ottimale, è stata pensata un’integrazione ridondata (un tag da un lato e un tag dal lato opposto). L’etichettatura del tag è stata progettata utilizzando uno spessore in plastica che isola il tag dal legno, tutelando la tecnologia dall’umidità e dalla pioggia (l’acqua può essere un limite alla tecnologia, se il progetto è mal  risolto). Uno dei plus del progetto, infatti, è stata la possibilità di poter validare il sistema verificandolo non solo in laboratorio ma, soprattutto in ambienti in cui l’Rfid era già in produzione da tempo: i test, infatti, sono stati fatti presso alcuni clienti di Id Solutions e, in particolare, Gsi e Marconi Freddeuropa già dotati di infrastrutture Rfid.

L’Rfid dà una mano alla logistica

I pallet, resi intelligenti dallo smart tagging, diventano oggetti comunicanti che raccontano chi sono, dove sono, di chi sono, dove vanno. Il tag Rfid, infatti, contiene tutte le informazioni necessarie a presidiare la movimentazione dei pallet e, nel caso, anche quella delle merce trasportata, attraverso un meccanismo di associazione  che mette a sistema le informazioni relative agli ordini e al servizio di trasporto e di consegna. Questo tipo di ingegnerizzazione della supply chain include un’intelligenza dei pallet che offre dunque nuove modalità di collaborazione tra gli operatori fondata su un’integrazione che si appoggia a una piattaforma di condivisione legata a una tracciabilità Rfid. La velocità e la precisione con cui i pallet vengono letti dai varchi Rfid e poi messi a sistema riduce sensibilmente i tempi di gestione al punto che chi lo ha provato lo chiama “effetto telepass”. Che spiega bene un modello tecnologico ad altissima efficienza.