Private cloud: 6 alternative possibili per una nuvola “fai da te”

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Private cloud o, meglio ancora, cloud fai da te. Si può fare in modi diversi e, tra l’altro, non è mai esistito momento migliore. L’esordio di Google Drive 1, il nuovo servizio di sincronizzazione di Mountain View, ha confermato che oltre 50 milioni di utenti Dropbox non possono aver sbagliato: questa è l’era del cloud, pubblico o privato che sia.

Il private cloud è una nuvola digitale che permette di semplificare la vita degli internauti in un paio di click. Basta installare un software sul vostro computer e restare a guardare: il client sincronizzerà i file con un server remoto, rendendoli così disponibili per qualsiasi altro dispositivo (computer, smartphone o tablet) collegato a quell’account. Fine dei pensieri o, in altre parole, private cloud. Il bello, infatti, è che la nuvola è gratuita, elementare e invisibile. Dunque la domanda fondamentale è: qual è oggi il servizio migliore per fare private cloud? Eccovi 6 soluzioni alternative, ricordandovi che una volta scelto a chi affiderete la vostra vita digitale, sarà poi difficile tornare indietro.

1) Private cloud: Dropbox, il campione

Dropbox è il capostipite dei servizi di private cloud: un colosso da oltre 50 milioni di utenti, considerato una tra le cinque migliori startup della storia recente. Oggi la concorrenza ha copiato la sua formula, ma lo scatolone blu di San Francisco riesce tuttora a difendere la sua leadership con una precisa politica tecnologica: aggiungere progressivamente nuove funzionalità, preservando però la semplicità d’uso del programma.

Nella sua formula base, Dropbox offre 2 GB di spazio gratuito, con pacchetti a pagamento da 50 GB (99 dollari l’anno, circa 75 euro), 100 GB (199 dollari l’anno) e oltre. Lo spazio a disposizione, ad ogni modo, può essere incrementato a costo zero con un minimo di attività social. Il sistema di referral permette di guadagnare 500 MB extra per ogni nuovo utente presentato, fino a un massimo di 20 GB totali. Altre iniziative speciali, come la promozione del servizio sul proprio account Facebook o Twitter, consentono di guadagnare ulteriori MB di archivio remoto. E a chi acquista un Samsung Galaxy S3 e usa Dropbox per collegarsi c’è un bonus di 50 Gb per due anni.

Il principale limite del private cloud firmato Dropbox, condiviso ora da Google Drive, è la possibilità di sincronizzare solo la cartella dedicata, sebbene entrambi permettano di escludere dal monitoraggio sotto-cartelle specifiche. Per il resto, le funzionalità extra soddisfano molte esigenze dell’internauta medio. Qualsiasi file salvato sulla nuvola può essere scaricato dal web attraverso un link generato dall’utente, così da inviare a chiunque documenti e archivi (anche di grandi dimensioni) solo trasmettendo il link. Per ogni file, il server traccia le modifiche effettuate negli ultimi trenta giorni, in modo da ripristinare una versione precedente del documento in caso di necessità (analogamente a Google Drive). Le app per smartphone e tablet permettono infine di caricare foto e video sul vostro archivio remoto, ma anche di scegliere quali documenti conservare in memoria per la consultazione offline.

Dropbox ha ricevuto (nei suoi quattro anni di esistenza) il supporto di centinaia di applicazioni per PC, Mac e dispositivi portatili, fattore che ora gli assicura un vantaggio competitivo. Ad oggi può essere usato per decine di attività, come sincronizzare le password (1Password), ascoltare musica in streaming da iPhone (BoxyTunes), avviare un download Torrent da remoto (uTorrent o Transmission) o salvare automaticamente gli allegati di posta nel proprio archivio (Send to Dropbox), per citare solo alcuni esempi.

2) Private cloud: Google, lo sfidante

Il nuovo Google Drive, divenuto realtà dopo anni di speculazioni, ha tutte le caratteristiche standard dei principali servizi di private cloud: 5 GB di spazio gratuito, un client che si occupa della sincronizzazione in automatico e un pannello web per gestire i documenti da qualsiasi browser. Drive è compatibile attualmente con PC, Mac e Android, ma a breve arriveranno anche le app dedicate per iPhone e iPad.

Oltre lo spazio gratuito, Google offre numerosi pacchetti di upgrade (a pagamento): si va da un minimo di 25 GB (2,49 dollari al mese, meno di due euro) fino ad arrivare al taglio massimo da 16 TB (799 dollari/mese). Lo spazio extra viene condiviso con Picasa, il servizio online su cui caricare le proprie foto. Ogni acquisto, inoltre, porta a 30 GB la dimensione della propria casella Gmail, come un bonus per chi sceglie il private cloud di Mountain View.
Anche dal punto di vista della tecnologia, Google Drive è simile agli altri servizi cloud: una volta installato, il client agisce in background, caricando sul server remoto tutti i file inseriti nell’apposita cartella sul vostro computer. Ogni altro computer collegato all’account viene sincronizzato in automatico alla sua connessione a Internet. Qualsiasi modifica viene inoltre aggiornata ovunque e in tempo reale con una tecnologia incrementale: non è necessario trasferire un file dopo ogni modifica, poiché il software individua le variazioni nel codice e aggiorna solo quelle, minimizzando tempi di trasferimento e banda impegnata.

Private cloud griffato, rispetto alla concorrenza Drive vanta una forte integrazione con gli altri servizi di Mountain View. La funzione di ricerca di Google può essere usata per esplorare il proprio archivio, anche grazie al riconoscimento Ocr che scansiona le immagini per estrarne il testo. Qualsiasi file sulla nuvola può essere inviato come link attraverso Gmail. Immagini e video sono a disposizione per essere pubblicati su Google+. È possibile aprire direttamente nel browser circa 30 formati diversi di file, tra cui video in alta definizione o immagini di Photoshop. I principali formati Office (Word, Excel, Powerpoint) possono essere inoltre modificati e condivisi in Google Documenti, lavorando sullo stesso documento in contemporanea con altre persone. L’ideale per chi vuole collaborare su progetti in gruppo, con un’impostazione che espande le possibilità offerte da Google Documenti, di cui Drive è una diretta evoluzione.

3) Private cloud: SkyDrive di Microsoft, il generoso

Il private cloud secondo Redmond si chiama SkyDrive e offre 7 GB di spazio gratuito, che possono diventare 25 GB in caso si sia iscritti da prima dell’ultimo aggiornamento e si reclami in tempo l’aggiornamento a costo zero. Lo spazio supplementare è più economico di Dropbox, con tagli da 20 GB (8 euro all’anno), 50 GB (19 euro) e 100 GB (37 euro). Come nel caso dei servizi concorrenti, il client da installare crea una cartella dedicata sul computer (PC o Mac), che viene sincronizzata tra tutti i terminali. Diversamente dagli altri, però, la funzione “fetch” permette di prelevare via Internet un qualsiasi file presente su un proprio computer (a condizione sia acceso), anche se il documento non è stato inserito nella cartella di condivisione.
SkyDrive è un modello private cloud perfettamente integrato con Windows Explorer e diversi applicativi Microsoft: l’archivio può essere gestito come un drive remoto in Windows; Office permette di salvare i documenti direttamente online; le web app consentono di aprire e modificare file Word, Excel, Powerpoint o OneNote dal browser, collaborando in tempo reale con altri utenti. SkyDrive si pone in pratica come punto d’incontro tra Dropbox e Google Drive, nonostante la sua lenta evoluzione gli abbia finora negato un maggior successo.

4) Private cloud: SugarSync, l’alternativo

SugarSync è invece un’alternativa a Dropbox quasi identica al suo antagonista, sia in termini di piattaforme, sia di funzioni. Rispetto a Dropbox, i principali vantaggi sono il maggiore spazio gratuito (5 GB) e la possibilità di scegliere quali cartelle sincronizzare su ciascun computer, di proteggere con password i documenti pubblici e di eseguire lo streaming dei brani musicali. Pregi che, in questi anni di battaglia, si sono forse rivelati un’arma a doppio taglio, dato che hanno reso l’applicazione leggermente meno “invisibile” di Dropbox, sancendo finora la vittoria di quest’ultimo. Anche in termini di prezzi l’offerta di SugarSync è più competitiva: 30 GB per 50 dollari all’anno (circa 38 euro), 60 GB per 100 dollari e 100 GB per 150 dollari.

5) Private cloud: Box, l’aziendale (rivisto e corretto)

Si può fare private cloud anche con Box, che a tutti gli effetti può essere considerato una versione di alto profilo di Dropbox, ma rivolto soprattutto a un target aziendale. Nella sua variante di private cloud, il servizio in questo senso offre solo una funzione di archivio online. La sincronizzazione in tempo reale è invece riservata (per ora) agli utenti business, a cui Box consente di condividere progetti e di interagire con i collaboratori, inviando commenti, assegnando compiti o ricevendo notifiche delle modifiche. Lo spazio gratuito per i singoli utenti è di 5 GB, che possono essere ampliati a 50 GB per 20 dollari al mese. Per le aziende, le soluzioni partono invece da 1 TB, al costo di 15 dollari al mese per singolo account.

6) Private cloud: iCloud, l’esclusivo

Si racconta che quando Steve Jobs tentò di acquistare Dropbox (per rimediare al passo falso compiuto con MobileMe) il boss Drew Houston gli rispose orgogliosamente picche. La risposta dell’R&D di Cupertino è stata  iCloud, versione morsicata della nuvola. Diversamente da molti altri servizi, il private cloud di Apple non tenta di replicare la struttura di Dropbox, ma si limita a sincronizzare specifiche applicazioni. In questo senso, il suo primo limite (o vantaggio, in un’altra ottica) è quello di essere disponibile solo sulle tecnologie Apple, dall’iMac all’iPhone.

iCloud 8 permette di sincronizzare email, contatti, calendari, promemoria, preferiti e note, così come i documenti e le impostazioni di diverse app Mac o iOS, come Pages o Numbers. Oltre questo, genera un cartella delle ultime foto scattate, viene usato per il backup della musica di iTunes Match (servizio appena partito in Italia) e consente di trovare il proprio iPhone o iPad via web, sfruttando la geolocalizzazione, in caso di furto o smarrimento. L’integrazione, come da tradizione Apple, è totale, ma per ora è riservata solo ai fedeli della Mela. Il servizio base garantisce 5 GB gratuiti, che possono essere ampliati a 10 GB (16 euro l’anno), 20 GB (32 euro) e 50 GB (80 euro).

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