Servizi cloud più pratici, ma non meno economici. Il freemium vale soprattutto per lo start up

I principali fornitori di servizi cloud hanno storicamente utilizzato l’argomento economico per attirare l’attenzione dei potenziali clienti. Con la tariffe evidenziate, si potevano facilmente ricavare risparmi anche del 30-40% rispetto alle spese sostenute nell’It tradizionale. L’enfasi, oggi, è assai più sfumata, anche se il prezzo resta un argomento marketing piuttosto battuto.

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La concorrenza continua a influenzare gli aspetti economici delle proposte, soprattutto dei big, come Amazon, Microsoft e Google. Negli ultimi tempi, poi, hanno iniziato a prendere piede le offerte freemium, che partono gratuite e diventano a pagamento dopo un certo periodo di tempo o con il raggiungimento di un certo livello di potenza. Quest’opzione è utilizzata da servizi come Dropbox e ha attirato l’attenzione delle piccole imprese, che possono così testare prima di acquistare.

Quando i servizi cloud presentano sorprese

Non sempre le proposte appaiono troppo chiare. Ogni fornitore di servizi cloud propone server virtuali a costi diversi per combinazioni di tempo e capacità disco variabili. Quale sia la più conveniente, però, resta un dilemma. Tipicamente, quello proposto (l’ordine di grandezza è di qualche centesimo all’ora) è un costo base, che poi evolve in funzione della potenza e della capacità di storage desiderata. Quando si riceve la fattura mensile, non è infrequente constatare di aver speso più del previsto e questo dipende dallo sforamento rispetto ai valori sottoscritti, soprattutto rispetto alla capacità (che varia da 2 a più Gb, a seconda del provider).
Per l’affitto del software, i calcoli dei costi dei servizi cloud appaiono un po’ più semplici, ma anche qui occorre fare conteggi e valutare la miglior convenienza. I fornitori propongono generalmente diverse offerte per uno stesso prodotto e la differenza sta nella ricchezza delle funzionalità proposte, la capacità integrata e il numero di utenti incluso. Ad esempio, la suite Office 365 di Microsoft 20,90 euro (tasse escluse) al mese per utente nella versione per le imprese contro i circa 500 euro tutto compreso dell’acquisto di una licenza “perpetua” presso un rivenditore. Su tre anni (durata media di una sottoscrizione cloud), la prima opzione può sembrare più onerosa, ma occorre pensare a servizi come la manutenzione e gli aggiornamenti, che sono inclusi nell’abbonamento dei servizi cloud e non nella modalità classica. Inoltre, per le realtà più piccole, non è più necessaria una persona dedicata per la configurazione dei server, l’installazione o il backup.

L’ombra dei costi nascosti

Anche per le grandi aziende ci possono essere risparmi associati all’impiego delle risorse delle strutture It e all’acquisto di server dedicati a specifiche attività.
Se però l’equazione economica dei servizi cloud sembra buona sotto vari aspetti, occorre non scordare la presenza di costi nascosti, che riguardano la formazione degli utenti, la parametrizzazione del software, l’installazione di nuovi moduli e altro ancora. Tutti servizi che si ritroveranno nella bolletta spedita dal fornitore di servizi cloud.
In ultima analisi, piuttosto che aspettarsi una forte riduzione dei costi, il cloud permette alle imprese di limare le proprie spese interne e non dover fare grandi investimenti iniziali. La valutazione appare la stessa che porta alla scelta di avere una flotta interna di autovetture piuttosto che tutto in leasing o noleggio.

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