Siamo nell’era del multisourcing

Sono cambiate molte cose da quando l’esternalizzazione ha iniziato a diventare una strategia diffusa.

L’It outsourcing, in particolare, è da qualche decade che si affermata come formula di servizio ma oggi molte cose sono profondamente mutate. Rispetto al passato, in cui le aziende potevano scegliere solo due alternative gestionali, amministrando l’It internamente oppure seubbappalatando il tutto a un fornitore esterno, oggi esistono invece una molteplicità di opzioni di servizio e una lista diversificata di fornitori. Un’offerta diversificata che, secondo gli esperti, non contribuisce a rendere chiari i risultati effettivi.

Per fare luce a questo momento di evoluzione dell’outsourcing, Forbes ha recentemente rivolto alcune domande a Jamie Erbes, chief technology officer di Hp Software Solutions, la quale ha spiegato come: «in passato l’esternalizzazione dei servizi è sicuramente stato un trend. Oggi, però, si nota una evoluzione delle modalità in quanto l’outsourcing sta diventando sempre più selettivo. I responsabili dei sistemi informativi e le organizzazioni It stanno terziarizzando solo alcune attività scegliendo, per altro, non un unico fornitore ma un network di provider”.

La definizione utilizzata dalla Erbes è molto precisa, in quanto parla di cloud provider il che la dice lunga su quelli che stanno definendosi come le nuove modalità contrattuali dell’outsourcing Ict. Secondo la specialista Hp, i Cio sono focalizzati a mantenere una certa integrità dell’It per motivi strettamente operativi. La necessità di dover coordinare tutta una serie di servizi di business a supporto delle divisioni aziendali comporta una dinamicità e tempistiche di rilascio immediate e sicuramente diluite attraverso un’esternalizzazione completa della gestione infrastrutturale.
“Ho parlato con molti utenti – ha proseguito Erbes – e ho potuto rilevare come essi puntino a una capitalizzazione delle risorse utilizzando diversi fornitori tra cui Amazon e Rackspaces, così come quelli proposti alle aziende da Hp. Si tratta senz’altro di un nuovo modello su cui bisognerebbe interrogarsi su quali possano essere gli effettivi vantaggi cercando di identificare se il framework include anche l’It financial management o l’aggregazione dei livelli di servizi e la possibilità di una loro gestione unitaria.

Alla domanda se i Cio puntino ancora all’outsourcing l’esperta risponde senza esitare: «Sì. La differenza è che vent’anni fa i responsabili It subbappaltavano in toto la gestione chiedendo esplicitamente a qualcuno di farsi carico di tutti gli oneri, inclusa la relazione con le business unit. Non si trattava di esternalizzare una parte dell’It o un pezzo del data center. Veniva terziarizzato l’intero It, inclusi i Cio. Oggi, invece, la tendenza è quella di andare verso formule di multisourcing. L’unico limite è che mentre con un solo fornitore veniva mantenuta una certa trasparenza a livello di reportistica e di supervisione sui servizi, con una pluralità di provider il livello di presidio delle Sla risulta frammentato e più limitato».
Per ovviare a questo problema il suggerimento è quello di definire dei servizi di business caratterizzati da livelli di gestione molto dettagliati che siano focalizzati su determinati parametri di valutazione come, ad esempio la disponibilità o il numero dei guasti. Come dovrebbero comportarsi, allora, i dipartimenti It? La risposta di Hp è semplice: «Il primo passo è quello di consigliare il cliente su come progettare, costruire e far girare l’It nel modo migliore. Le attività che si possono esternalizzare sono tante ma è necessario avere una conoscenza approfondita delle risorse e delle soluzioni d integrazione di gestione possibili. Tutto il concetto di portfolio management nasce da questa nuova concezione organizzativa».

In pratica, se l’It è un costo nascosto, crea difficoltà o non riesce a risolvere i problemi gestionali è meglio terziarizzare. Se invece l’organizzazione It riesce a definire un’infrastruttura adeguata fornendo al business l’adeguato supporto, cala la domanda di servizi di tipo cloud o di software as a service. Fino ad oggi l’evoluzione tecnologica ha imposto ai responsabili dei sistemi informativi aggiornamenti sempre più diversificati e continui ma in futuro il livello di specializzazione necessario renderà difficile a un singolo responsabile It mantenere una competenza trasversale e approfondita su tutte le realtà dipartimentali.

Secondo l’esperta, se l’It riesce a sviluppare una strategia di gestione delle risorse efficace non servono esperti. Ma l’It avrà bisogno di una piattaforma capace di presidiare al meglio la pluralità di server, storage e applicazioni per fare in modo che una volta intrapresa una strategia di outsourcing incentrata su un modello di infrastructure as a service questa sia perfettamente allineata all’installato applicativo. Il cloud, infatti, ha avuto una propulsione a seguito del trend legato alla virtualizzazione, che ha ridisegnato il profilo dei data center, veri abilitatori di questa tecnologia.

Per quanto riguarda Hp, la proposizione si articola in tre modalità differenti: la prima è come cloud service provider, la seconda è volta a definire la migliore equazione tra prodotti e supporto consulenziale mentre la terza è orientata ad abilitare i servizi per i service provider.

Alla domanda se il software in the cloud possa essere o meno personalizzato la risposta di Jamie Erbes è stata esplicita: “In realtà la domanda dovrebbe essere formulata in questi termini: qual è il costo dell’eterogeneità di un data center? Gli utenti devono poter capire le caratteristiche del software a corredo che consente di gestire il proprio data center in modalità virtuale e dei carichi di lavoro che gireranno sul sistema. Inoltre devono essere capaci di costruire nuvole private o un insieme di infrastrutture all’interno dei loro data center. Devono poter gestire i carichi di lavoro, poter prevedere di implementare applicazioni anche al di fuori della cerchia dei cloud provider come Amazon. Quando sussistono più ambienti computazionali significa che l’infrastruttura è caratterizzata da una certa granularità il che è positivo perché significa che c’è flessibilità ma, di contro, quando l’eterogeneità è eccessiva la gestione della nuvola diventa estremamente complicata e impone l’utilizzo di applicazioni specializzate”.

Se il 2009 è stato l’anno del cloud compting, il trend per il 2010 sembrerebbe confermare l’orientamento verso i servizi garantiti dalla nuvola. Dal punto di vista strategico, infatti, collocare i propri server in un data center piuttosto che in un altro, in Europa o in America, non fa più differenza: le tecnologie sono mature e i servizi sono equivalenti. Si tratta solo di trovare il miglior contratto.

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