Tag NFC | Cos’è, come funziona e a cosa serve

Lo smart tag NFC (o più semplicemente tag NFC) è un’evoluzione della tecnologia Rfid. Si tratta di un chip che sfrutta una particolare modalità di proximity detta tap o contactless. Oggi se ne parla sempre di più perché la near field communication permette di fare tantissime cose.

Grazie alla diffusione degli smartphone NFC, si stanno moltiplicando le occasioni di business legate a questo tipo di smart tag. Basta digitale su Google “tag NFC Amazon” per capire quanto l’uso di questa tecnologia si stia sviluppando.

Cos’è il tag NFC

Attraverso gli smart tag NFC le aziende stanno cominciando a sperimentare diverse soluzioni a supporto di una migliore relazione con il cliente. Grazie a questo tipo di applicazione Rfid, negozi (e prodotti) possono arrivare al consumatore ovunque si trovi. A differenza del Qr code che richiede la scansione di un codice, il tap in tempo reale crea infatti un circolo virtuoso tra i brand e i consumatori. Da un lato il tag NFC offre informazioni anche a carattere multimediale (contenendo nella sua memoria diverse informazioni come stringhe di testo, contatti di rubrica, Url Web e via dicendo). Dall’altro le aziende possono ottenere informazioni geolocalizzate e precise sulle abitudini dei consumatori, così da immaginare servizi sempre più rispondenti alle richieste del mercato. Se non volete perdere business, ecco 8 cose che dovete sapere sull’NFC.

A cosa serve un tag NFC

transponder-nfcUno smart tag NFC integrato in un poster (che diventa smart), in una confezione (che diventa smart), su una vetrina (che diventa smart) porta un valore in più nella relazione con i consumatori. Nessuna app per effettuare il download, nessun pin o password da digitare, nessuna energia richiesta (ovviamene a patto che il cellulare sia carico….): basta un tap e il sistema identifica l’utente, abilitando il servizio di accesso ai dati e/o di pagamento.
Quel telefonino intelligente, infatti, nel contactless ha la sua chiave di ingresso al Web che porta una nuova intelligenza, con una regola di ingaggio (e di offerta) molto chiara: consapevolezza dell’interazione da parte di chi lo usa, garanzia e sicurezza nella connessione certificata dal provider che eroga il servizio, benefit (materiale o immateriale) conseguenti all’interazione.

Applicazioni NFC come un nuovo digital media

I tag NFC oggi si stanno diffondendo sulle carte contactless (smart card prepagate e pay per use) ma sotto la spinta degli smartphone NFC di ultima generazione saranno sempre di più le software house a programmare tag NFC. Oggi l’offerta sta maturando sul fronte dei pagamenti non solo tra i brand della ristorazione (come MacDonalds o Autogrill) ma tra chi offre servizi ai cittadini come Poste Italiane o Lottomatica. Anche in molte vie principali cittadine i negozianti stanno iniziando a fare cordate, creando nuovi circuiti. Ma i pagamenti non saranno il fulcro della tecnologia NFC. Il tag NFC inaugura l’era degli smart service: prodotti parlanti attraverso nuove proposte di smart packaging oppure superfici comunicanti che reinventano la cartellonistica basata su tecnologia NFC, consentendo un accesso immediato a video e/o altri contenuti informativi (molti musei stanno adottando la tecnologia NFC così come molte città che inaugurano il turismo 2.0). E poi ci sono i brand del fashion che usano l’NFC per raccontare ai consumatori la certificazione del prodotto che acquistano.
Ogni volta che si effettua il tap in modalità contactless si possono agganciare promozioni e formule di ingaggio come, ad esempio, accumulare dei punti premio innescando nuovi meccanismi di gamification.

Smart tag NFC: focus sulla tecnologia

Tag Nfc per la nuova era degli smart serviceIl sistema è piuttosto semplice: un dispositivo mobile, che può essere un telefonino, uno smartphone o un Pda equipaggiato di un tag NFC (acronimo di Near field communication), sfrutta la radiofrequenza a corto raggio, attivando una comunicazione di tipo bidirezionale. Questo significa che il tag NFC può leggere informazioni e che le sue informazioni possono essere lette. Il microprocessore NFC, in dettaglio, funziona in tre modalità:

– La prima è come reader, cioé come lettore di un chip Rfid che porta in sé tutta una serie di informazioni di servizio o di approfondimento.

- La seconda è come strumento peer-to-peer (P2P) ovvero da nodo a nodo, il che consente la diffusione di elevati flussi di dati generati in tempo reale come, per esempio, la ricezione di messaggi audio e video.

– La terza è quella che abilita l’utente a effettuare una transazione di pagamento grazie a un meccanismo di emulazione di una carta contactless.

4) Cosa c’è da sapere su distanze e sicurezza dei tag NFC

Soluzione di proximity, il tag NFC funziona sotto i 10 cm. Tutti i cellulari NFC, utilizzando il protocollo standard NFC, hanno un reader che ha bassa potenza per cui non sono in grado di leggere tag a lunga distanza: in realtà si arriva circa a 4 centimetri e non di più.
Un aspetto importante da sapere sulla tecnologia NFC è che è stata sviluppata con una particolare attenzione alla sicurezza dei dati e delle transazioni; esistono vari livelli di sicurezza (implementati in declinazioni di protocolli differenti) che consentono di passare da un modello completamente aperto e non criptato a un sistema complesso con crittografia Des.
Riassumendo, delle diverse caratteristiche che distinguono l’identificazione a radiofrequenza, i protocolli NFC sono stati indirizzati a coprire:

– distanze di lettura molto corte.

– buoni livelli di sicurezza (sia grazie al contenimento della distanza, sia grazie alla crittografia incorporata).

– discrete velocità di transferimento dati, così da rendere questo protocollo estremamente adatto per lo scambio di dati personali in prossimità.

5) Che differenza c’è tra un tag Rfid e uno NFC

Tra un tag Rfid e un N-code ci sono differenze sostanziali e non equivalenti. Il termine NFC individua un piccolo sottoinsieme delle numerose tecnologie Rfid standardizzate presenti sul mercato. In particolare l’NFC appartiene alla famiglia delle tecnologie Hf (High Frequency), così chiamate per la frequenza di funzionamento, pari a 13,56 MHz.

6) Quanto costa l’N-tag e quali dati contiene (rispetto all’Rfid)

I tag (detti anche transponder) si vendono a capacità di memoria. I tag NFC, infatti, costano più di un tag Rfid perché hanno più memoria e contengono molte più informazioni: in media si parla di 25 centesimi per 64 Byte fino ad arrivare abbondantemente sopra l’euro per quelli da 8 KiloByte (1 Byte = 1 carattere, codice Ascii). Otto Kilobyte, in sintesi, significa un intera pagina di testo e anche più.
I tag Rfid Uhf costano molto meno ma contengono poche informazioni: 5/10 centesimi da 16 a 64 Byte (cioé da otto a sessantaquattro caratteri e non di più) .

7) NFC: sicuro, ma anche estremamente versatile

Dal punto di vista della programmazione, esistono dialetti NFC che sono molto sicuri sia sotto il profilo dell’accesso ai dati sia dell’eventuale sniffing delle informazioni. Tali protocolli sono quelli utilizzati nei sistemi di pagamento NFC (sia mediante l’uso di telefoni che di carte contactless) e nei documenti elettronici (Carta di Identità elettronica, Tessera Sanitaria, Passaporto Elettronico), sempre più diffusi nel mondo e in Italia.
Le caratteristiche del tag NFC rendono questa soluzione interessante anche quando integrata nei prodotti di elettronica di consumo (come cellulari o stampanti, ad esempio) per abilitare nuove esperienze di couponing e scambio dati di prossimità.

8) Dall’NFC alla Internet of Things

Alla fine 2012 si contavano circa 2,5 milioni di telefoni NFC già venduti. Secondo il Politecnico alla fine di quest’anno diventeranno 6 milioni. Gli analisti di Berg Insigh dicono che entro il 2017 ci saranno 2 miliardi di smartphone NFC. Se è vero che Apple non ha ancora rilasciato dispositivi NFC (anche se Cupertino continua a depositare brevetti su brevetti in ambito near field communication) tutti gli altri sono pronti a cavalcare i tag  NFC. La sfida è intrigante: sfruttare le tecnologie conctactless e cloud, per inaugurare nuove architetture di servizio che, attraverso gli N-code, sfruttano lo smartphone NFC come anello di congiunzione tra il mondo on line e quello off line. Di fatto con l’NFC, oltre agli smartphone, stanno uscendo diversi prodotti, dagli altoparlanti alle lavatrici fino agli orologi. Con lo smart tag NFC l’era della Internet of things, piena di oggetti e dispositivi comunicanti, decolla.

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