I Google Glass (oggi distribuiti ufficialmente da Luxottica), i braccialetti con l’Rfid Fuelband di Nike (che una volta indossato conta i passi e calcola le calorie consumate) e Up di Jawbone (dotato di app per iPhone, iPad o iPod touch che tiene traccia di abitudini di sonno, nutrizione e attività fisica), il contapassi minimal Shine di Misfit… Il numero dei dispositivi indossabili in circolazione cresce sensibilmente: la wearable technology è uno dei trend del 2014. Ed è solo l’inizio.

Il mercato della wearable technology: geografia di un trend

Secondo Abi Research i dispositivi tecnologici indossabili raggiungeranno, entro il 2018, le 485 milioni di unità vendute. I promostici di Ims Research si fermano ai prossimi 2 anni e prevedono 171 milioni di oggetti wearable venduti entro il 2016 (nel 2011 erano solo 14 milioni). Un trend confermato anche da Business Insider, che ha evidenziato come già a partire dall’anno scorso il mercato della wereable technology abbia conosciuto una crescita rilevante e abbia attratto un numero sempre maggiore di investitori. L’Osservatorio Wearable Italia ha condotto una ricerca specifica e nella relativa infografica sono stati evidenziati i diversi ambiti di applicazione di questa tecnologia nel nostro Paese: in testa quello medicale (47%) e al secondo posto l’ambito wellness/fitness (35%), seguiti da domotica, sicurezza, gaming (che segnano tutti il 6%). E dal punto di vista geografico? Risulta chiara l’importanza degli incubatori d’impresa: nelle regioni dove questi sono presenti, infatti, si registra una maggiore concentrazione di aziende che sviluppano prodotti wearable. In Piemonte la percentuale è del 20% (molte realtà sono nate all’interno dell’incubatore I3p di Torino), la seconda regione è la Sardegna (15%), seguita da Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Lazio e Sicilia (tutte al 10%). La forma societaria più utilizzata dalle aziende del settore è per la maggior parte la Srl, scelta nel 48% dei casi, le start-up sono il 36%, seguite da progetti legati al mondo accademico (12%) e SpA (4%).