Webrooming versus Showrooming: il consumatore è mobile. Tra on line e off line alcune contromisure per i retailer

E dopo lo showrooming (di cui abbiamo già parlato), la nuova buzzword del retail marketing language è… webrooming. Perdonate la progressione di anglicismi, ma quando si parla di business c’è poco da fare. Soprattutto quando al centro di tutto c’è il consumatore, nei suoi vari comportamenti di acquisto, sempre più evoluti e tenacemente attaccati all’informazione. Malgrado l’evoluzione multicanale e una certa dipendenza da smartphone, la shopping experience non disdegna affatto il negozio fisico ed è proprio su questo aspetto che i retailer devono alzare la soglia di attenzione per mantenere alti i fatturati.

webrooming

Che differenza c’è tra showrooming e webrooming

Inziamo a capire per comparazione: che differenza c’è tra lo showrooming e il webrooming? Il comun denominatore rimane il comportamento degli shopper che per fare le loro scelte d’acquisto visitano prodotti e brand on line così come i punti vendita off line.

Showrooming: il consumatore fa una comparazione dei prodotti e dei prezzi via smartphone o tablet mentre è in negozio. Poi va a casa e compra on line. Succede soprattutto con i prodotti di elettronica, ma anche con il fashion e i libri.

Webrooming: il consumatore, da casa, inizia via Web a fare una ricerca su diversi brand della distribuzione per comparare prezzi e prodotti. Una volta che si è fatto un’idea, esce e si reca in un negozio fisico per scegliere cosa comprare davvero. Succede con l’abbigliamento, gli accessori per la casa, ma anche con i prodotti di bellezza.

showrooming e webroomingLa differenza sostanziale tra showrooming e webrooming è dove il consumatore naviga, compara e acquista. Nel primo caso (showrooming) l’acquisto è on line. Nel secondo caso (webrooming) l’acquisto avviene nel punto vendita tradizionale. In pratica, nello showrooming il cliente acquista ovunque mentre nel secondo il centro dell’acquisto rimane lo store.
Gli esperti sottolineano che l’atto del cercare i prezzi più convenienti e di sondare la qualità degli articoli non è nuova nel consumatore. Quello che oggi è cambiata è la velocità con cui avvengono queste azioni grazie ai dispositivi mobile. Morale? Esistono categorie di prodotto che possono aver un appeal on line e altrettanto lo possono avere off line per cui lo sviluppo di una strategia non deve privilegiare né l’on line né l’off line. In entrambi i casi, si parla di disponibilità del prodotto e/o del servizio, con un focus particolare sui servizi che possono essere veicolati tramite smartphone o tablet. Il che riporta il discorso alle app, agli smart tag (realtà aumentata, qr code, Nfc, iBeacon) e in generale alla tapping experience.

La distribuzione ricorre alle contromisure

dati showrooming Alcune ricerche sostengono che l’impatto dello showrooming per i negozi fisici sia molto alto: nel 2012 si parlava di 217 miliari di dollari (Fonte 360pi). Secondo Idc il fenomeno dello showrooming dai 60 milioni di dollari movimentati nel 2013, quest’anno si attesterà a 70 milioni. Circa il 70% degli intervistati da Idc ha dichiarato di utilizzare il proprio smartphone per controllare i prezzi mentre uno su due controlla anche i test di prodotto dal proprio smartphone (qui il link all’infografica della ricerca).
Interessante anche un’altro studio più di dettaglio: quasi un terzo del panel maschile intervistato dai ricercatori di 360pi, ha detto di dedicare allo showrooming gran parte del proprio tempo mentre la metà ha ammesso di farlo solo ogni tanto. Il 60% fa showrooming per i prodotti elettronici mentre solo il 12% per abbigliamento e accessori. Il panel femminile si comporta diversamente: solo il 22% ha nello showrooming un’abitudine e quando lo fa è su tipologie merceologiche differenti. Il 34% delle donne compara prodotti di elettronica, il 20% abbiglimento e accessori. Sia il pubblico maschile che quello maschile confermano di fare showrooming per una questione di prezzo. Ma le donne ritengono che la comparazione aiuti a capire meglio anche se in negozio si possa fare lo meno un affare rispetto ai prezzi in Rete.
dati showroomingCerto è che a influenzare i criteri d’acquisto concorre anche un fattore generazionale. Oltre la metà dei Millennial, ovvero i consumatori tra i 18 e i 35 anni, dichiara che nei suoi comportamenti di acquisto lo showrooming è una condizione sine qua non. Tra i Baby Boomer, cioé la generazione tra i 45 e i 56 anni, solo 15% si comporta così, segno che il negozio fisico ha ancora tutto il suo valore 8e infatti predilige il webrooming). Gli analisti sottolineano come i retailer debbano moltiplicare le strategie di ingaggio per riaffermare il proprio ruolo e l’importanza del punto vendita nel percorso d’acquisto dei loro consumatori. Come? Attraverso una più attenta coreografia che includa una migliore esposizione della merce ma anche la progettazione di nuovi servizi che intercettino il webrooming e lo showrooming per offrire nuovi percorsi di fidelizzazione al brand, favorendo abitudini che garantiscano una certa continuità al business.

Favorire il… bring your own device in negozio

webrooming e infoLa tecnologia mobile ha cambiato la vita dei retailer. Appurato showrooming e webrooming, il commercio elettronico negli smartphone e nei tablet ha indubbiamente un nuovo canale veloce di business: una volta arrivati alle informazioni necessarie, infatti, per i clienti è più facile continuare ad acquistare via mobile. Gestire il byod (bring your own  device) in negozio attraverso servizi Wi-Fi e app è una componente di servizio fondamentale. Immaginare i pagamenti in modalità distribuita è altrettanto importante, perché significa immaginare altre dimensioni di pagamento oltre alle casse tradizionali, per avvicinarsi sempre più al desiderio di acquisto del consumatore, dandogli immediatamente quello che vuole (prima che cambi idea). Insomma: oggi il consumatore cerca qualità e convenienza ma anche e forse più di tutto una buona esperienza che passa dai servizi oggi multicanali. Showrooming o webrooming riportano il discorso a un customer relationship management (Crm) e a un Customer experience management (Cem) di nuova concezione. Il che significa: siti responsive (cioè che si possono guardare da qualsiasi dispositivo), app per smartphone e tablet dedicate, programmi di fidelizzazione mirati e il coraggio di offrire una comparazione dei prezzi trasparente e chiara. Il tutto condito con un’esperienza in store piacevole, che trasforma lo shopping in un viaggio stimolante come un’avventura, rilassante come una bella storia, confortevole al punto da diventare irrinunciabile. Tutto questo favorirà fidelizzazione e quindi business.

1 commento su “Webrooming versus Showrooming: il consumatore è mobile. Tra on line e off line alcune contromisure per i retailer”

  1. #Webrooming versus #Showrooming: le abitudini dei consumatori stanno cambiando, diventando sempre più “mobilerooming”.. L’impatto di tablet e smartphones di ultima generazione hanno rivoluzionato gli orizzonti in questo campo; Infatti esiste un applicazione ke si kiama what’s up today che permette di controllare negozi, offerte, prezzi e scontistica nelle varie citta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *